di Tonino Pinto *

L’otto dicembre del 1980, moriva a soli 40 anni ucciso con cinque colpi di pistola mentre usciva dalla sua casa di New York esplosi da Mark David Chapman, uno squilibrato venticinquenne, l’uomo più famoso di Liverpool già icona mondiale dei Beatles, John Lennon, uno degli artisti più amati e determinanti per l’intero universo musicale della sua generazione.

Anni dopo, era il 10 gennaio del 2016, sempre a New York, moriva per le complicazioni di un tumore al fegato, il londinese David Robert Jones, conosciuto nel mondo come David Bowie, un’altra icona della musica rock. Si calcola che i due insieme da solisti, abbiano venduto nei cinque continenti centinaia di milioni di dischi escludendo il miliardo di copie che Lennon ha venduto insieme ai Fab4. L’amicizia fra il Duca bianco come veniva chiamato dai fans e l’ex Beatle, è ricca di aneddoti impreziositi dalla leggenda, come il primo incontro fra i due che si dice avvenne nell’appartamento di Lennon a due passi da Central Park a New York, dove un terrorizzato Bowie fu presentato a Lennon dal suo produttore discografico Tony Visconti. Bowie, rimase un paio d’ore seduto sul pavimento in rigoroso silenzio ai piedi del fotografatissimo letto dove Lennon si faceva intervistare, prigioniero volontario senza uscire di casa da settimane con la compagna Yoko Ono, per protestare contro le ingiustizie del mondo. Bowie ad un certo punto tirò fuori da uno zainetto, pennarello e carta da disegno e cominciò a disegnare il volto di Lennon, porgendogli sul letto gli schizzi appena realizzati. Che a sua volta ricambiò disegnando il volto di Bowie, cosa che permise di rompere di rompere il ghiaccio tra i due e riderci sopra.  

Onestamente non so se questa storia sia vera, io l’ho ascoltata alla radio ma è talmente straordinario immaginare le due grandi star musicali del novecento, conoscersi così che anche se fosse soltanto leggenda, va bene così!!!

Da quell’insolito episodio nacque una grande amicizia che si cementò anche grazie anche all’incontro che avvenne nella villa di Elizabeth Taylor ad Hollywood in uno dei tanti party che la famosa diva amava organizzare.  Una settimana dopo Bowie chiamò Lennon per invitarlo a suonare negli studi della Capital Records una cover di “Across the Universe” dei Beatles che in realtà aveva ben poco o niente in comune con la versione originale oltre a “Fame” entrambi finiti nell’album del Duca bianco “Young Americans”.

Nasce così al di la delle già affermate reciproche carriere, un sodalizio non solo musicale ma soprattutto umano, che li portò ad andarsene in vacanza insieme ad Hong Kong per festeggiare la nascita di Sean, il figlio che Lennon aveva avuto da Yoko Ono.  Quel rapporto di stima e d’amicizia fu interrotto dolorosamente e tragicamente solo cinque anni dopo, quando John viene assassinato.

Tre anni dopo, nel 1983, Davide Bowie tornò a parlare del suo grande amico e lo fece durante uno dei suoi tour. “Una volta chiesi a John: come fai a scrivere le tue canzoni? E lui mi rispose”, “basta dire ciò in cui credi e metterlo in controtempo“. “Cosa ne pensi, gli domandai, del mio genere di rock’n roll? “E’ buono”, mi rispose, “ma è solo rock’n roll con un po’ di rossetto sopra“.

Rivolto al pubblico che lo ascoltava in religioso silenzio Bowie visibilmente commosso concluse: “L’ultima volta che ho visto John è stato quando siamo andati in Cina ad Hong Kong a fare spese in un mercatino dove su una bancarella che vendeva abiti usati trovai una giacca dei Beatles. Allora pregai John di indossarla e farsi fare una foto. Lui provò ad indossarla ma si rese subito conto che non gli entrava più. Nonostante tutto decisi di comprarla lo stesso. A quel punto del racconto la commozione prese il sopravvento;  arrivò fortunatamente in soccorso la band che intonò ‘”Imagine“, accolta da una standing ovation!

In un bell’articolo della collega e critica musicale Giulia Prosperini dedicato alle due popstar, ricorda anche le rare amicizie nell’universo del rock, come quella fra Elton John e Freddie Mercury oltre naturalmente a quella fra David Bowie e John Lennon, il cui punto di forza più affascinante era il suo spiccato senso dell’umorismo. David e John, due carriere ineguagliabili il duca bianco re del “glam rock”(se ne parla tanto in questi giorni a seguito dell’esibizione di Achille Lauro a Sanremo a dimostrazione che non è stato inventato nulla di nuovo…), inventore del connubio fra musica e messinscena con un look che lo proponeva rivoluzionario come cantante e musicista di rango, conquistando non solo le platee, ma anche l’universo metafisico di un’inellettuale dell’epoca come Andy Warhol, che impazziva per le scarpe a punta giallo canarino che Bowie portava in scena.

Da parte suo  John Lennon, autore, cantante, chitarrista, compositore con Paul Mc Cartney  di tanti brani portati al successo mondiale con i Beatles, attivista politico, baronetto della corona inglese, paladino del pacifismo, fra le tante performance dopo la separazione dai Beatles resta  nella memoria di tanti fans l’esibizione nel 1972 dal vivo a New York con la “Plastic Ono Band” assieme a Frank Zappa, perché da quel concerto nacque il primo album di Lennon da solista dal titolo “Sometimes in New York City”, terzo suo album dove parteciparono star come Eric Clapton e George Harrison alla chitarra, Billy Preston e Nicky Hopkins alle tastiere, Klaus Voorman al basso, Keith Moon e Jim Gordon alla batteria.Un’altra celebre apparizione live fu quella con gli Elephant’s Memory, gli stessi della famosa colonna sonora del film “Un uomo da marciapiede” che si svolse il 30 agosto del 1972 al Madison Square Garden di New York.

C’è un aneddoto su una frase che David Bowie rubò durante uno dei loro viaggi a John Lennon, Bowie la racconta cosi “Durante una delle nostre spedizioni, un ragazzino si presentò davanti a John e gli chiese: “Tu sei John Lennon?  e lui gli rispose. “No ma vorrei avere i suoi soldi”.Al Duca Bianco quella frase piacque così tanto che decise appena si fosse presentata l’occasione di usarla a sua volta. “Qualche mese dopo”, racconta David Bowie “Ero a New York sento una voce perentoria alle mie spalle che mi domanda. “Tu sei David Bowie”?  “No gli risposi, ma vorrei avere i suoi soldi”.  Girandomi completamente verso il mio interlocutore, mi scontrati faccia a faccia con John che sorridendo mi rispose: “Brutto bugiardo, ti piacerebbe avere i miei soldi”!

 

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