di Sara Formisano

 

L’ultima settimana è stata segnata dal rientro in zona gialla per molte regioni italiane e ciò ha comportato la riapertura delle sale cinematografiche. Un ritorno quello dei cinema che si aspettava con trepidazione dalla fine di ottobre 2020 quando ne fu annunciata la chiusura insieme ai teatri.
Un dettaglio che sicuramente va messo in evidenza, circa le fantomatiche riaperture delle sale è che, nella filiera cinematografica, le sale che hanno aperto in tutta Italia sono soprattutto quelle piccole.

Con tutte le restrizioni del caso, infatti, ad avere la meglio sono i piccoli esercenti rispetto ai multisala che da una riapertura non rientrerebbero delle spese. Motivo per cui in tutta la Campania l’unica sala ad aprire i battenti dopo la chiusura è il cinema Vittoria di Napoli.  Si spera in nuove aperture ma nel frattempo viviamo questa come una piccola ricchezza per i tempi.

In programmazione due film, il premio Oscar Nomadland con Frances McDormand e In the mood for Love, capolavoro del 2000 diretto da Wong Kar-wai, in originale Faa yeung nin wa.

In un piovoso pomeriggio del primo maggio, in orario pomeridiano al primo spettacolo siamo ancora in pochi ma all’uscita la fila fuori della sala è a dir poco commovente. Una prova che il pubblico aveva una gran voglia di tornare al cinema.

In the mood for love è ispirato al racconto breve di Un incontro (noto anche come Intersection) di Liu Yichang ed è la tipica storia d’amore sfuggente tra due persone che si sfiorano per tanto tempo finché un evento del destino li porta a conoscersi; da quel momento tornare indietro è impossibile. Stiamo parlando di due anime gemelle che viaggiano su binari paralleli che gli amanti delle storie d’amore mai scontate e sdolcinate potranno vivere con coinvolgimento.

Il film è un tripudio di poesia per immagini, suoni, musiche e un’interpretazione magistrale con una regia mai scontata.

La storia inizia a Hong Kong nel 1962, Chow Mo-wan, caporedattore di un giornale, e Su Li-zhen, segretaria di una compagnia di navigazione, si trasferiscono lo stesso giorno nello stesso palazzo in due appartamenti attigui. Ognuno ha un coniuge che lavora e spesso li lascia soli durante i turni di straordinario.  Nella pensione gli altri inquilini sono molto gioviali e si ritrovano spesso tutti insieme. I due protagonisti, invece sono tutto casa e lavoro spesso in attesa e devozione per i rispettivi coniugi, questi ultimi mai visibili allo spettatore per volere di una regia impeccabile e originale che si concentra sul legame principale.

Ben presto, proprio la prossimità fra le due coppie e il continuo incrociarsi sull’uscio porta i due protagonisti a notare alcuni dettagli dell’altro ma soprattutto del coniuge dell’altro. In particolare la cravatta di lui è la stessa del marito di lei e la borsa di lei è la stessa della moglie di lui. Ci vuole poco per comprendere che il marito di lei e la moglie di lui hanno una relazione e nella comune disgrazia Chow e Su iniziano a darsi appuntamento per confortarsi a vicenda ma l’amore è già presente fin dal primo sguardo e ben presto l’amicizia diventerà qualcosa di più. Cosa accadrà ce lo mostra questa poesia per immagini che è il film di Kar–Wai,

La scelta dei colori nel film ne fa un quadro animato, il rosso domina su tutti, fin dalla locandina. Le tinte accese degli abiti di lei a contrasto con i colori più spenti di alcuni ambienti fanno dell’opera cinematografica un prodotto che oggi si potrebbe definire in armocromia perfetta.
I due interpreti principali, Maggie Sheung e Tony Leung Chiu-Wai sono perfetti e sembrerà un’esagerazione ma pochi attori sanno con poche espressioni e pochi gesti, giocare la gran parte dell’interpretazione con sguardi precisi, calibrati, veri. Più che un film è un’esperienza immersiva in cui ci si dimentica di essere semplici spettatori e si partecipa a questo viaggio in oriente e nel rosso dell’amore fino a uno degli epiloghi più poetici della storia del cinema.
Non ci resta che lasciarci cullare dal buio in sala e vivere a pieno l’esperienza del film.

 

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