di Alessandra Antonazzo

 

In scena dal 25 febbraio al primo marzo al Cometa Off, “In principio era il silenzio” prende vita e spunto dalla figura di Maria Maddalena, ritratta dalla tradizione apocrifa come discepola prediletta di Gesù.

Scaturito dalla penna di Roberta Calandra, per la regia di Antonio Serrano, lo spettacolo riesce senza alcuna difficoltà a scavallare i confini della mera trasposizione teatrale coinvolgendo lo spettatore in un’introspezione profonda.

Ad accogliere il pubblico, un divano sistemato alla bell’e meglio al centro della scena. Luogo non luogo arruffato che saprà farsi palco, alcova, cinta muraria per i due protagonisti in costante movimento.

La Maddalena, vestita di stracci dai colori tenui, scaturisce dal buio, accovacciata sul proscenio. Indossa un bizzarro cappello e un gilet moderno, d’argento cromato, un vistoso bindi le solca la fronte. Gesù ha il volto incorniciato da un turbante mentre una piccola croce in legno segue i suoi movimenti. Sono i costumi, a cura di Michela Marino, a guidare lo spettatore attraverso i primi quesiti che la pièce suscita. Chi sono costoro? Si tratta davvero di Gesù e della Maddalena? Non saranno piuttosto due straccioni? Confinati ai margini di una società stanca, incapace di dar loro ascolto?

I due protagonisti interpretati da Valentina Ghetti (nel ruolo della Maddalena) e Mauro Racanati (che interpreta Gesù) si muovono in scena come in un’eterna danza a tratti sensuale, altri momenti severa, sulle musiche di Emanuele Martorelli. Ed è proprio la componente sonora ad accorrere in aiuto dello spettatore che, finalmente, riesce a collocare i due personaggi. I suoni di una vecchia stazione ferroviaria si alternano a melodie di matrice orientale e ci fanno comprendere che sì, è vero, questo Gesù e questa Maddalena potrebbero trovarsi ovunque. Sotto un ponte, forse? Su un binario morto? In un salotto casalingo a polemizzare e ad amarsi come una qualsiasi coppia dei nostri giorni.

E così, in questa atmosfera a tratti distopica, Gesù e Maddalena devono dirsi addio. Lei, discepola tra i discepoli scelta per la sua libertà, deve farsi coraggio, avere fede e abbandonare l’amato al suo destino. E così i personaggi, legati da un rapporto di “speciale intimità”, danno vita ad un lungo dialogo sulla fede e sull’amore in una trasposizione moderna mai scontata della tradizione religiosa.

Il personaggio di Gesù, spogliato di ogni sacralità, è magistralmente interpretato da Mauro Racanati e subisce sul palco vere e proprie metamorfosi. Da compagno amorevole diviene allenatore severo, che sprona Myriam a tirar pugni su un palco divenuto ring di boxe. Poi ancora esperto oratore, bambino dispettoso e in fine abile burattinaio, capace di manovrare i fili della Maddalena dall’alto. Ed è proprio l’interpretazione di Racanati, convincente quanto il Gesù che interpreta, a coinvolgere ed emozionare lo spettatore più di ogni altra cosa, trascinandolo con sé sotto il peso della Maddalena, che porta sulle spalle come una croce.

Myriam, personaggio pieno di amore e paura rabbiosa, è portato in scena con una naturalezza disarmante da Valentina Ghetti. A tratti scattosa, seducente, impaurita, la donna pone tante domande al suo Rabbi. Quesiti che arrivano a intervalli regolari come macigni sul pubblico, pronti a ricordarci che questa Maddalena è forse realmente una di noi. E allora un timido: “Mi abbracci?” cede il posto al giocoso: “Ti va di ballare?”.

Così mentre Myriam e Gesù portano avanti questo realistico alterco d’amore e fede, il pubblico ha il tempo e l’occasione di seguirli in un discorso che si rivela molto, molto di più: un percorso introspettivo sull’incomunicabilità del sentire umano.

Il timore di perdersi, la necessità spasmodica d’essere amati, la paura della morte e dell’abbandono, in un sapiente alternarsi di seduzione carnale e purezza religiosa, portano in fine lo spettatore a indossare insieme alla Maddalena la corona di spine. Finché il pubblico, trascinato senza sconti in spazi dolorosi, quotidiani, troppo spesso volutamente inesplorati, è costretto a domandarsi: E se fossi io questa Maddalena stanca e innamorata? Se fossi io questo Gesù, spogliato d’ogni riferimento sacro?

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