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Il potere da Shakespeare ai giorni nostri, per un “Riccardo III” che si fa popolare

A Teatrosophia il Bardo diventa giullare, mantenendo intatto il senso della tragedia: sotto accusa i potenti e la manipolazione della verità

Dal 13 al 15 febbraio, nella raccolta sala di Teatrosophia, Riccardo III. Il potere a pezzi ha scelto di attraversare la tragedia shakespeariana a cui è liberamente ispirato da una prospettiva dichiaratamente popolare e giullaresca. Una scelta non solo stilistica, ma politica: il giullare, figura storicamente “senza filtri”, diventa lo strumento ideale per smontare il potere, per dirne le storture senza doverne rispettare l’etichetta.

Giuseppe Aiosi e Giuseppe Vignieri

A firmare l’adattamento, sceneggiatura e musiche originali comprese, la compagnia I Trovatori, ovvero l’attore Giuseppe Vignieri e il maestro di chitarra Giuseppe Aioisi (che hanno anche eseguito le musiche dal vivo accompagnandosi con strumenti storici quali il liuto e il cembalo). Provenienti da Castelbuono, borgo medievale delle Madonie, al centro di una Sicilia poco conosciuta quanto estremamente feconda, hanno concepito questo Riccardo III come parte di un progetto narrativo più ampio, dal titolo I Racconti di Sepillo da Ypsigro (Ypsigro è per l’appunto, l’antico nome di Castelbuono).

La riscrittura non mette alla berlina soltanto la brama individuale di Riccardo — che qui resta il motore spietato di complotti, intrighi e omicidi funzionali all’ascesa — ma amplia il discorso ai meccanismi strutturali del potere costituito. Il bersaglio vero è il sistema: le narrazioni distorte costruite ad arte, i nemici inesistenti trasformati in capri espiatori da sacrificare, la fabbricazione del consenso come arma perfetta per autolegittimarsi e giustificare le peggiori nefandezze. Il giullare non racconta soltanto la storia: la commenta, la interrompe, la giudica. E nel farlo chiama in causa il presente, con rimandi all’attualità che non risultano mai didascalici ma affiorano con naturalezza, come echi inquietanti. La tragedia elisabettiana si fa così specchio contemporaneo.

La compagnia I Trovatori condensa in scena una ricerca storica e musicale evidente: strumenti antichi, canti e sonorità rinascimentali non sono semplice ornamento, ma parte integrante della drammaturgia. I costumi d’epoca contribuiscono alla suggestione scenica. La sala sotterranea si trasforma così nella secreta di un castello, complice un uso calibrato di luci fioche e ombre marcate che avvolgono attori e spettatori in un’atmosfera sospesa. In questo spazio raccolto, racconto e ambiente diventano un tutt’uno, e la vicinanza fisica amplifica ogni sguardo e ogni parola.

Meno convincente risulta, invece, la gestione della dimensione partecipativa. L’idea del coinvolgimento diretto del pubblico è coerente con l’impianto giullaresco — che per natura vive di botta e risposta — ma nella prima del 13 febbraio qualcosa non sempre ha funzionato. Complice anche il numero ridotto di spettatori, le sollecitazioni degli attori non hanno trovato la prontezza auspicata, generando piccoli vuoti ritmici. Il coinvolgimento di alcuni spettatori della prima fila, chiamati improvvisamente sul palco anche solo per brevi momenti, ha prodotto un effetto di sorpresa non sempre felice e l’imbarazzo di alcuni astanti ha lievemente spezzato il flusso scenico. Forse una dichiarazione preliminare d’intenti, un accordo implicito con il pubblico o una limitazione dell’interazione a forme più “passive” avrebbe reso l’insieme più scorrevole.

Giuseppe Aiosi e Giuseppe Vignieri

Resta però la forza dell’operazione: un Riccardo III che, “a pezzi”, smonta non solo un tiranno ma l’ingranaggio stesso del potere. Lo fa grazie a Sepillo, il quale si pone a metà tra un giullare di piazza e un menestrello con l’urgenza di narrare, e dà voce al pensiero critico non solo sbeffeggiando, ma denunciando apertamente l’ingiustizia. In uno spazio minuscolo e sotterraneo, la tragedia si fa racconto popolare, satira, libero atto di accusa. E il giullare — libero perché apparentemente marginale — si conferma ancora oggi la voce più pericolosa per chi governa.

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Riccardo III. Il potere a pezzi da William Shakespeare .- Ideazione, adattamento e regia: Giuseppe Vignieri, Giuseppe Aiosi – Con: Giuseppe Vignieri, Giuseppe Aiosi -. Musiche dal vivo e ricerca storica: I Trovatori . Scene e costumi: I Trovatori – Compagnia: I Trovatori – Teatrosophia – dal 12 al 15 febbraio 2026

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