di Sofia Chiappini

 

Si stenta quasi a credere con quanta irrequieta arguzia Paolo Mazzarelli sia capace di farci affondare insieme a lui nel naufragio, al contempo, dolce e terrificante del suo Pippo Soffiavento. Allo strambo cognome di questo attore fallito e, allo stesso tempo, all’apice della sua carriera non si deve soltanto il titolo dello spettacolo, “SOFFIAVENTO“, in scena fino a domani al TeatroBasilica, scritto e interpretato da Mazzarelli. Quanto, piuttosto, il senso complessivo di un soliloquio, che aspira a confrontarsi con quelle che sono le più spaventose immagini che, da sempre, hanno alimentato gli incubi dei potenti, dei grandi, delle menti più geniali dell’Occidente. Accanto a questi giganti della letteratura e della nostra storia, c’è Pippo. In tutta la sua stereotipata vanità d’attore, nella sua grazia, ma, soprattutto, nella sua tagliente ironia cogliamo l’audacia del progetto di Mazzarelli.

Retroterra dello straziante e umoristico racconto di Pippo è una riflessione, assai profonda, intorno alla figura di Macbeth, a partire dal IV atto. Riflessione che, tuttavia, non può non rimandare all’inesauribile rapporto di vicinanza, che la nostra cultura ha instaurato, nei secoli, tra le paure dell’uomo e il mare in tempesta. Dall’omonima pièce shakespeariana alla poesia omerica e d’epoca imperiale, fino alla sua sintesi agostiniana e medievale

“Ho quasi dimenticato il sapore della paura. C’è stato un tempo in cui i miei sensi si sarebbero raggelati sentendo un grido notturno, e i capelli a un racconto pauroso si sarebbero drizzati per lo spavento come cose vive. Mi sono saziato di orrori; l’atrocità cui i miei pensieri omicidi sono avvezzi non può più farmi trasalire” (Macbeth Atto V, scena).

Le scene di Paola Castrignanò svolgono un ruolo del tutto particolare, in questo naufragio. All’eleganza della figura di Mazzarelli si accompagnano, infatti, pochi ma curati elementi sulla scena, che rimandano al contesto nautico. Uno scrittoio di legno, grazie al quale spiamo, nei momenti più salienti, il terrore e l’ira che infiammano lo sguardo di Pippo, mentre inesorabilmente compie la sua trasformazione finale nei panni di Macbeth. Sullo sfondo tre semplici strisce di tessuto si stagliano come fossero un veliero, mentre una cima rossa delimita lo spazio scenico, segnando i confini del porto più sicuro per un attore: il suo palco.

Paolo Mazzarelli in “SOFFIAVENTO”

Nulla più del mare aperto e di quella sconfinata distesa d’acqua che, al calar del sole, si colora del nero petrolio della notte può darci la misura del naufragio esistenziale che attende chi, fino a quel momento, ha avuto tutto. Successo, potere, ricchezza ma, soprattutto, l’arte. Macbeth diventa figura, anticipazione, terrificante profezia di quello che è il destino del grande attore. La paura più grande che perseguita Pippo non è altro che la possibilità del naufragio, compimento finale di quella disfatta già annunciata nella sua mente di insicuro e fragile uomo.

SOFFIAVENTO – dal 17 al 20 marzo al TeatroBasilica

  • Di e con Paolo Mazzarelli
  • Scene Paola Castrignanò
  • Sound design e musiche originali Luca Canciello
  • Disegno luci Luigi Biondi
  • Immagine locandina GIPI
  • Produzione Theatron Produzioni
  • Con il supporto di Centro Teatrale Umbro | Angelo Mai
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