Il cinema e il giornalismo piangono due protagonisti del nostro tempo: Martha De Laurentiis e Demetrio Volcic

«Una grande donna, semplice come tutte le grandi. Con lei scompare un prezioso tassello della storia del cinema.» Cosi l’inizio di un profondo ricordo di Martha De Laurentiis, scomparsa ad Hollywood dopo una lunga malattia espresso da Claudio Gubitosi, direttore del Festival del cinema dei ragazzi di Giffoni in un suo editoriale. A Giffoni dove Martha era stata più volte, prima con il marito Dino e le figlie Carolina e Dina poi più volte, ospite del Festival a cui era profondamente legata.

«Una donna solare e determinata, con un sorriso meraviglioso, capace di raccontare la sua grande umanità’» scrive Claudio Gubitosi. Moglie del grande produttore Dino De Laurentiis, produttrice a sua volta, una persona speciale che ho conosciuto negli anni ottanta a Wilmington nel North Carolina, quando Dino De Laurentiis mi offrì di essere lo Studio Manager della North Caroline Film Corporation, i grandi studi cinematografici a una sola ora di aereo da New York.

E poi anni di amicizia e di collaborazione con entrambi negli studi della Universal a Los Angeles e nella sua bella casa di Beverly Hills con le figlie Carolina e Dina le tante interviste in occasione dei miei reportage per gli Oscar e le visite sui set dei film che Dino e Martha realizzavano tra i quali  è giusto ricordare tra i tanti Breakdown con Kurt Russel, U-571  con un giovane Matthew McConaughey  e Hannibal  forte di due premi Oscar come Sir Antony Hopkins e Ridley Scott. Restano indelebili i ricordi di quegli incontri, di quei film e dell’amicizia che durerà per sempre. Ciao Martha!

Se l’universo cinema piange la scomparsa di Marta De Laurentiis, il mondo del giornalismo italiano e non solo, ricorda la perdita di Demetrio Volcic,  per tanti anni corrispondente da Mosca e da Praga della Rai.

«Un grande giornalista,  artista del dettaglio che spiegò  in televisione come corrispondente anche per il Tg1, di cui successivamente diventò anche il Direttore, l’URSS agli italiani», titola in un suo lungo editoriale sul Corriere della Sera Paolo Valentini,  firma altrettanto prestigiosa che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente attraverso il comune amico, il giornalista produttore e documentarista Rino Sciarretta, durante le mie trasferte come inviato del terza rete della Rai, per seguire negli anni novanta i Festival Internazionali di Mosca e Berlino. Erano gli anni che vedeva  Mosca al centro dell’attenzione delle cancellerie e dell’informazione, grazie all’avvento al potere nel 1985 di Mikhail Gorbačëv che con la “sua” perestrojka modificò l’identità di un Paese e del mondo e dove la parola d’ordine era glasnost.

Giornalista, accademico, autore di libri importanti, Senatore della Repubblica e Deputato Europeo “Demetrio Volcic” scrive Valentini, “è stato un grande testimone del suo tempo, il novecento della guerra fredda che pochi come lui hanno saputo raccontare nelle sue indimenticabili corrispondenze da Mosca, Praga, Varsavia Vienna e Bonn.

A Mosca quando inviato allora per il TG3 di Sandro Curzi per lo spettacolo, mi presentai con una certa emozione nella bella anche se piccola sede moscovita della Rai dove avrei montato ed inviato i miei reportage via satellite (altri tempi), lui capi la mia emotività che provavo davanti a un mito e con un sorriso mi disse «So che approfitterai della piccola cucina che abbiamo giù per cucinarci finalmente un piatto di spaghetti.» Quando si insediò al Tg1 come direttore, mi rinnovò il contratto con un aumento di stipendio.

«Se ne andato», scrive Valentini, «in punta di piedi pochi giorni dopo aver compiuto 90anni. Artista della battuta fulminante che valeva scorte di editoriali verbosi».

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

Copyright © 2020 All rights reserved.