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I quarant’anni di “A Kind of Magic”

L’album dei Queen che ha conservato tutta la propria risonanza temporale

A metà anni Ottanta i Queen godevano di una fama planetaria, consolidata attraverso esibizioni, tour mondiali e una dozzina di album pubblicati.

Ma Freddie Mercury e soci coltivavano il desiderio di affermarsi anche come solisti. Aspirazioni, queste, che di solito si pongono al principio del ciclo di sfaldamento di ogni gruppo musicale, dai Beatles in giù.

Fortunatamente nel luglio 1985 la band si ritrovò per una partecipazione al Live Aid, che segnò il rilancio entusiastico, tanto che da lì partì l’idea di ritrovarsi per la pubblicazione di un nuovo album, il dodicesimo.

L’appuntamento era stato convenuto per l’anno successivo, ma l’esaltazione per quell’evento aveva contaminato anche qualcun altro: il regista Russell Mulcahy, aveva contattato la band per proporre di scrivere la colonna sonora per il film che stava progettando, Highlander – L’ultimo immortale. Una pellicola di azione fantastica che non brillò di incassi al botteghino, ma che nel tempo si sarebbe guadagnato la fama di cult. 

Freddie Mercury e il chitarrista del gruppo Brian May si misero subito al lavoro e lentamente prese corpo il dodicesimo album dei Queen, che uscì il 2 giugno 1986 (quarant’anni fa), diventando a causa della prematura scomparsa di  Mercury (risale grosso modo a quel periodo l’infausta diagnosi di AIDS), l’ultimo album della band nella sua composizione sorgiva.

Ma restiamo a quella uscita: l’album è considerato una “rinascita” creativa per il gruppo e nesegna il trionfale ritorno post-Live Aid, consolidando l’opzione pop-rock elettronica degli anni ’80. Fortemente legato alla colonna sonora del film Highlander, l’album fonde energia rock, ballate epiche e influenze dance, offrendo hit indimenticabili come Friends Will Be FriendsWho Wants to Live Forever o la stessa A Kind of Magic (la title track).

Ma guai a considerarlo un album di colonne sonore puro, perché in realtà fu il risultato di un vero lavoro in studio. Il sound è dominato dalla produzione pop-elettronica allora in voga, con il basso in evidenza e la batteria di Roger Taylor molto “processata”. Oggi siamo qui a celebrare la ricorrenza della sua pubblicazione perché poche cose come quell’album riescono a conservare intatta la memoria del tempo in cui videro la luce.

Ci sono dischi che non appartengono a una epoca, ma a una condizione dello spirito: A Kind of Magic è uno di questi. Un luogo sospeso, dove le chitarre di Brian May sembrano inseguire ombre di neon e riflessi di pioggia sull’asfalto degli anni 80, e la voce di Freddie Mercury (quella voce che non canta, ma racconta ogni cosa finita ancor prima di essere nata) si leva come il brivido di un immortale che ha visto troppa luce per ricordarne l’origine. Tutta la sonorità sembrava fondersi con la sostanza narrativa del film Highlander a cui sarebbe rimasto legato nella memoria futura: era il 1986, l’anno dei sogni di eternità e delle città fumanti sotto la televisione a colori. A riascoltarlo oggi risuona come una fotografia in movimento, ogni sintetizzatore è una vena pulsante di quel tempo, ogni coro un rito di eternità. Vi sono brani che non si esauriscono nel minutaggio breve dell’incisione: ci parlano non solo di ciò che è stato, ma di ciò che continua a suonare anche dopo che la musica è finita.

Un frame del videoclip della title track “A Kind of Magic”

La critica, in quell’anno, fu spietata: giudicarono il disco troppo sintetico, troppo ibrido, troppo poco rock.  Ma i Queen non inseguivano la purezza, inseguivano la sopravvivenza del suono, la possibilità di essere ancora ascoltati quando il futuro sarebbe diventato archeologia e così, pezzo dopo pezzo, da Princes of the Universe a Friends Will Be Friends misero in musica la risonanza del passato che non passa, quella vibrazione che non muore perché nessuno ha mai trovato il silenzio necessario a seppellirla.

E forse è questo il miracolo: che quella magia non era soltanto un nome, ma una promessa mantenuta

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Highlander – L’ultimo immortale – diretto da Russell Mulcahy – soggetto: Gregory Widen – sceneggiatura: Gregory Widen, Peter Bellwood, Larry Ferguson – prodotto da Peter S. Davis, William Panzer – Highlander Productions Ltd., Thorn EMI Screen Entertainment – 1986

A Kind of Magic – Queen – prodotto da Queen, Mack, David Richards – EMI, Hollywood Records – 1986

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Noemi Vaneffi

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