di Paola Tiriticco

 

I due Papi è il terzo film che Netflix presenta agli Oscar, insieme a The Irishman e Storia di un matrimonio, confermandosi così la produzione con più nominations ai prossimi Academy Awards.

The two Popes, con la regia del brasiliano Fernando Meirelles, concorre in tre categorie: attore protagonista con Jonathan Pryce, attore non protagonista con Antony Hopkins e migliore sceneggiatura non originale di Antony McCarten che l’ha tratta dal suo omonimo lavoro teatrale.

Il film parte dal conclave che deve designare il successore di Giovanni Paolo II, con i cardinali che arrivano a Roma ed una spettacolare ricostruzione della Sistina, interamente realizzata a grandezza naturale a Cinecittà.

Joseph Ratzinger-Antony Hopkins diventerà Benedetto XVI mentre padre Bergoglio-Jonathan Pryce torna alla sua Argentina ed ai poveri di Buenos Aires, con toccanti flash back che ci raccontano la sua infanzia e la scoperta della vocazione.

L’incontro tra i due prelati avviene qualche anno dopo, quando Bergoglio, amareggiato, cerca di comunicare a Papa Benedetto la sua intenzione di dimettersi.

Inizia così il dialogo e la conoscenza tra due uomini di chiesa che più diversi non potrebbero essere ma che alla fine si scoprono incredibilmente simili.

Ci viene svelata così la vera essenza del film che non risiede nella storia, che peraltro si discosta in più punti dai fatti realmente accaduti, ma nel rapporto tra due grandi personalità di profonda ma diversa spiritualità.

E contemporaneamente comincia il confronto tra due bravissimi attori che si calano con grande maestria nella parte arrivando a parlare molteplici lingue, latino compreso. Ed ogni duetto diventa un esempio di grande recitazione, frizzante sceneggiatura, bel cinema.

Nella descrizione dei due Papi non c’è una vera ricerca storica ed i loro ritratti sono lontani da quella che, probabilmente, è la loro vera natura. Tuttavia i due personaggi si avvicinano lentamente l’uno all’altro, discutendo a poco a poco del loro modo di vedere la Chiesa, di amarla e di volerla salvare.

Nel cercare una via per governare un papato afflitto da molteplici problemi, finiscono per mettere a nudo la loro anima, per ritrovarsi più simili di quanto pensassero, arrivando quasi a potersi definire amici.

Che cos’è infatti l’amicizia, se non vedere una partita di calcio Argentina-Germania con una pizza, una birra e la sciarpa della squadra del cuore?

Al di là di queste trovate divertenti, e nel film ce ne sono diverse, davanti ai nostri occhi si compone il mosaico di due persone che piano piano si conoscono, confessandosi debolezze, incertezze e rimorsi.

Molto belle le riprese di un film girato fra la Villa Mondragone e Villa Farnese a Roma e la Reggia di Caserta, e poi in Argentina, sui luoghi realmente frequentati da Bergoglio, come le baraccopoli di Buenos Aires e i selvaggi scenari di Cordoba. 

I due Papi è un film che tocca stati d’animo diversi, divertendoci e spesso strappandoci un sorriso ma contemporaneamente intenerendoci per questo legame spirituale tra i due protagonisti che si fa sempre più intenso.  Un ritratto di due uomini, che papi o meno, veritiero dal punto di vista storico o no, convince per la sincera umanità che, scena dopo scena, vediamo comporsi davanti a noi.

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