di Tonino Pinto*

 

Una classifica degli studiosi di cinema delle Università britanniche ha collocato al primo posto con un palmares assoluto fra gli attori che hanno vestito gli eleganti  panni dell’Agente speciale della  Corona 007, Sir Sean Connery, novant’anni il prossimo 25 agosto. Un mito dello schermo che ha polverizzato gli altri 007 di Flemig con i volti ed i fisici di Roger Moore, Pierce  Brosnan e l’ultimo Daniel Craig. 90 anni e non ci si crede, il tempo passa ma per mr. Bond anzi Sir Connery il tempo pare si sia fermato. Attore e anche produttore cinematografico, nato ad Edimburgo, vincitore di un premio Oscar, tre Golden Globe e due premi BAFTA, la sua incarnazione dell’Agente 007 nell’omonima saga è riconosciuta come la migliore in assoluto, diventando il simbolo del personaggio nato dalla penna di Ian Fleming. E fu proprio la Regina Elisabetta, malgrado la Sua  personale  performance con l’altro 007, Daniel Craig, che in un video promozionale di Skyfall per le Olimpiadi di Londra 2012, la catapulta da un aereo appesa a un paracadute , a nominarlo Baronetto per meriti speciali, come si conviene peraltro ad un fedele servitore(sullo schermo) della Corona britannica. Sir Connery però’ contrariamente al blocco artistico che ha coinvolto più’ o meno tutti gli 007, ha  lavorato anche con successo in altri film e altri ruoli, vedi “Il nome della Rosa” di Jean Jacques Annaud, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco e con registi del calibro di John Huston, Alfred Hitchcock e Sidney Lumet, protagonista straordinario di film  come “Caccia a Ottobre Rosso”, ”Highlander” girato nella sua amata Scozia al fianco di Christophe Lambert. Con “Il nome della rosa” vinse anche il Premio Oscar  e il Premio BAFTA come migliore attore legando il suo nome a personaggi più’ complessi in pellicole drammatiche come “Scoprendo Forrester” o  quello dell’incorruttibile poliziotto irlandese al fianco di Kevin Kostner ne “Gli intoccabili” con il quale  Sir Connery conquistò’ l’Oscar come migliore attore non protagonista oltre ad un Golden Globe. Tanti film e tanto successo per uno scozzese doc che cominciò la sua carriera a undici anni come allievo ballerino, a sedici anni volontario nella Marina Militare di Sua Maestà’, dove mostrava spesso con orgoglio i tatuaggi sulle braccia con su scritto “Scotland forever”. Sean Connery negli anni cinquanta dopo il servizio in Marina ha fatto di tutto, il bagnino, il muratore, il lavapiatti, perfino il verniciatore di bare, si avete letto bene. A 19 anni posò anche nudo per l’Edimburgh College of Art, poi le prime esperienze sul palcoscenico fra cui il ruolo principale nel 1951 nel musical “South Pacific” andato in scena con successo a Londra, grazie ad un fisico slanciato e atletico addirittura terzo al concorso con il suo metro e ottantanove di altezza al concorso di Mr. Universo. Rapito nel 1957 dal cinema, Terence Young lo scritturò per il film “Il bandito dell’Epiro” e poi “Estasi d’amore” di Lewis Allen al fianco della star hollywoodiana Lana Turner.

La svolta nel 1962 arrivò’ quando fu scelto dal produttore Albert Broccoli e Harry Saltzman per interpretare James Bond, nome in codice 007, ruolo che ricoprì per sette volte. E grande merito di quel successo in Italia va sicuramente anche al grande Pino Locchi, straordinario doppiatore che ha “dato voce” all’ironia e al fascino di questo “Scottish” rimasto nell’immaginario collettivo di tante donne, che a distanza di tantissimi anni lo celebrano ancora come il migliore in assoluto.  Astuto, elegante, freddo, seducente, Sir Connery alias James Bond, diventò e resta tuttora nella memoria un sex symbol inimitabile. Pensate che fu tale il successo, che anche le attrici che di volta in volta si alternavano al suo fianco diventavano immediatamente popolari come fu per Ursula Andress e Daniela Bianchi, oggi ricchissima produttrice in America. Incredibili i film come “007 Licenza di uccidere”, che ottenne un successo  mondiale  così strepitoso che ancor oggi resta in classifica fra i film più’ visti dell’intera storia del  cinema, seguito dalle avventurose  storie targate Fleming come “007 dalla Russia con amore”, ”Missione Goldfinger”, ”Agente 007 Thunderball”, ”Si vive solo due volte”, tutto  questo fino al 1967 quando  durante le riprese  di “007  Si vive solo  due volte” Sir Connery decise  di abbandonare il personaggio preoccupato della eccessiva identificazione con l’Agente Segreto anche se  dopo il tentativo  fallito da parte  della produzione di affidare  ad un altro attore quel ruolo con un compenso  da capogiro,  Sean Connery nel 1983 tornò nuovamente nei panni  dell’agente segreto più famoso al mondo nel film “Mai dire mai” di Irvi Kershner  al fianco di una lanciatissima Kim Basinger, una sorta  di remake  di Agente 007 “Operazione Tuono”. Ma non fu tale fine di una carriera anzi l’inizio dimostrando capacità’ e versatilità’ in ruoli differenti come in “Marnie” di Hitchcock, dove interpreta il ruolo di un uomo flemmatico che deve lottare e far fronte ai tanti problemi della donna amata, con Gina Lollobrigida  interpreta “La donna di paglia” di Basil Dearden,  dove veste i panni di un ambiguo e sgradevole anziano Charles Richmond o “La collina del disonore” di Sidney Lumet in cui esordì nel genere “carcerario” a cui seguirono  anche commedie  come “Una splendida canaglia” al fianco di due star come Joanne Woodward(signora Newman) e Jean Seberg e perfino  al fianco di una giovanissima Brigitte Bardot  nel 1968 nel western “Shalako” di Edward Dmytrik. Nel 1970 recitò nei “I cospiratori” di Martin Ritt a cavallo fra dramma storico e politico e “Rapina record a New York” sempre di Sidney Lumet. Fra i suoi film migliori fra il 1972 e il 1974 “Riflessi in uno specchio scuro” di Lumet, nei panni di un violento commissario di polizia e “Zardoz” di John Birmania riconosciuto dalla critica come uno dei migliori film di fantascienza di quel periodo. Sir Connery, torna a girare ancora per Sidney Lumet in “Assassinio sull’Orient Express” nei panni del colonnello Arbuthnot e con John Huston   in “L’uomo che volle farsi re” al fianco di Michael Caine, da ricordare in questa cavalcata di titoli che nel 1987 Sir Connery ottiene come già detto la definitiva consacrazione grazie al film di Brian De Palma “Gli intoccabili” al fianco di un cast eccezionale con Robert De Niro, Kevin Kostner e Andy Garcia, conquistando il premio Oscar e un Golden Globe.

Nella lunga e ricca filmografia di “Mr Bond” è giusto citare anche “The Rock“al fianco di un giovane e promettente Nicholas Cage e “The Entrapment” del 1999 con la gallese Catherine Zeta Jones futura signora Douglas, diretto da Jon Amiel. Nel 2005 l’annuncio a sorpresa del suo ritiro dallo schermo dicendo di “essere stufo degli idioti” (che sembra anche il titolo di un film), rivelando di aver rifiutato il ruolo di Gandalf, nella serie de “Il Signore degli Anelli” e in quello di “Silente” nella saga di “Harry Potter” perché non credeva nel progetto o più semplicemente non si ritrovava caratterialmente in quei ruoli.   Di panni di quei personaggi e bene fece caro Sir Connery, perché’ proprio quell’anno tornò un’ultimissima volta nei panni di James Bond prestando voce e fattezze al personaggio nel videogioco “Dalla Russia con amore” tratto dall’omonimo film. Ma va bene così, non solo perché lei è stato un grande attore la cui vita privata lontana dal gossip lei ha tutelato  ma per il suo talento come uomo orgoglioso di essere scozzese e per l’amore peraltro ricambiato per il suo Paese.  E poi ci perdoni Sir, nel rinnovarle gli auguri, vuoi mettere a proposito di 007 e dei suoi primati quando lei elegantemente vestito nel suo smoking, guardando negli occhi il nemico che magari le chiede chi diavolo è, lei Sir Connery risponde imperturbabile, con un pizzico di ironia negli occhi  e con un accento proprio di sfida, ”My name is Bond, James Bond”.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

 

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