di Paola Tiriticco

 

Il 5 gennaio si è svolta a Beverly Hills la 77° edizione dei Golden Globe, guardati sempre con molta attenzione perché ritenuti un’indicazione attendibile di quelli che saranno i Premi Oscar.

Quest’anno la giuria ha capovolto le aspettative smentendo più di un pronostico della vigilia.

Cominciamo con il dire che due film erano attesi e dati per favoriti, The Irishman di Martin Scorsese e Storia di un matrimonio di Noah Baumbach.  Nulla delle previsioni si è avverato: The Irishman con cinque nominations non ha vinto neanche un premio, mentre Storia di un matrimonio ha portato a casa solo il premio come miglior attrice non protagonista a Laura Dern, la cinica avvocatessa di Scarlett Johansson.

Miglior film drammatico 1917 di Sam Mendes che vince anche il premio per la migliore regia; miglior attore protagonista di film drammatico Joaquin Phoenix per Joker, mentre migliore attrice protagonista Renée Zellweger per Judy.

C’è un film che esce vincitore assoluto ed è C’era una volta a …Hollywood di Quentin Tarantino.  Porta a casa tre premi: Miglior commedia, Migliore attore non protagonista a Brad Pitt e Migliore sceneggiatura a Quentin Tarantino.

La storia su uno dei casi di cronaca nera più celebri della fine degli anni sessanta ha quindi convinto la giuria.

E per questo film Tarantino si avvale di un cast stellare: oltre alla magistrale prova di Leonardo di Caprio e Brad Pitt, troviamo nomi celebri anche nelle parti minori: Al Pacino, Tim Roth, Kurt Russell e Michael Madsen, e tra i membri della Manson family Dakota Fanning. Tarantino si avvale anche dell’esperienza di un grande direttore della fotografia come Robert Richardson, che dall’alto dei suoi tre Oscar e delle sue collaborazioni con Oliver Stone e Martin Scorsese, riesce in maniera impeccabile a gestire un film complesso con tutti i suoi vari set.

Un film nel quale ritroviamo tutte le caratteristiche di Quentin Tarantino, con la sua rabbia e le sue vendette ma anche con il suo essere intimo, sentimentale e ottimista. Un inno al cinema, a cominciare dal titolo che riecheggia Sergio Leone, fino alla ricostruzione minuziosa degli anni sessanta ad Hollywood.

Ma quello che più colpisce è che anche in questo film è preponderante il significato profondo che Tarantino attribuisce al cinema, affidandogli un’azione salvifica, quasi avesse il potere di migliorare il mondo, di lasciarlo più giusto e di rendere tutto possibile. E forse chissà è davvero così o almeno è bello pensarlo.

Ai Golden Globe non ci sono premi tecnici ma la giuria, composta da circa 90 giornalisti, consacra anche le migliori serie televisive: vincono quest’anno Succession come serie drammatica, Fleabag come serie commedia e Chernobyl come miglior film televisivo.

Da segnalare infine i premi alla carriera per Ellen DeGeneres e Tom Hanks.

Grande esclusa quindi, nonostante i pronostici, Netflix che si presentava con due grandi produzioni e torna a casa con un ben magro bottino.

Non ci resta quindi che attendere la notte degli Oscar, il 9 febbraio, per sapere se queste anticipazioni saranno rispettate o meno, se in questa sede The Irishman e Storia di un matrimonio porteranno a casa un buon bottino o se, anche quest’anno, si confermeranno le anticipazioni dei Golden Globe con un’altra vittoria di C’era una volta a…Hollywood.

 

 

 

 

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