Tra parodia TV e malinconia pura, al Teatro Tordinona Castaldo-Sintucci trasformano un pupazzo nell’unico attore capace di dirci la verità.
È una magia quella che ha accolto lo scorso 3 giugno il pubblico al Teatro Tordinona per la terza parte di questa Inventaria – La festa del Teatro Off 2026. Nella cornice sempre stimolante dell’offerta teatrale che Pietro Dattola – direttore insieme a Flavia G. De Lipsis che è anche responsabile della sezione Demo – ha realizzato quest’anno, il pubblico è stato travolto da una ventata di freschezza narrativa con lo spettacolo Gli stupidi sogni di Morgan, portato in scena dalla compagnia Rita Castaldo / Matteo Sintucci. Ma attenzione: parlare di un duo sarebbe un errore imperdonabile. In scena, a prendersi riflettori e applausi, c’è un trio a tutti gli effetti, dove il terzo vertice è Morgan, un pupazzo (ma definirlo tale appare quasi riduttivo dopo averlo visto “vivere”) che interagisce, soffre e spera accanto ai due attori in carne e ossa.

Gli stupidi sogni di Morgan – Rita Castaldo,Matteo Sintucci, Morgan
Siamo nel campo del teatro di figura – e lasciatemi dire: avercene di più di rappresentazioni di questo tipo! – dove l’oggetto smette di essere accessorio per farsi carne simbolica. L’animazione di Morgan è di altissima precisione, curata in ogni respiro e movimento, sempre perfettamente incastrata nei tempi teatrali, siano essi quelli della battuta comica o quelli, ben più rarefatti, dell’introspezione malinconica. La voce di Matteo Sintucci, le mani che danno fisicità a Morgan, di entrambi: Rita Castaldo e Matteo Sintucci.
La pièce si addentra con passo sicuro nell’attrito tra il grottesco delle ambizioni smisurate e la tragedia di restare nell’ombra. È la cronaca di un visionario caparbio, un’anima pronta a rincorrere fino all’ultimo respiro la propria scheggia di gloria. Lo spettacolo si muove con un ritmo vivace, oscillando tra la caricatura dei meccanismi televisivi, l’energia della musica e una comicità che vira spesso verso il surreale, senza mai perdere quella sincerità che stringe il cuore. La domanda che attraversa la sala è potente: le chimere che ci cullano dall’infanzia sono davvero “sciocche” o costituiscono il nucleo più autentico del nostro io? E ancora, il mantra sociale secondo cui l’impegno garantisce il traguardo è reale, o è solo un’altra illusione? In fondo, cosa significa davvero “arrivare”? Gli stupidi sogni di Morgan si rivela così un omaggio accorato a chi cade con dignità, a quei “perdenti coraggiosi” che non smettono di guardare il cielo anche dal fondo di un pozzo, a coloro che “non guardano il dito ma la luna”.
Gli spettatori sono rimasti molto colpiti dalla performance attoriale di tutti e tre gli interpreti. Matteo Sintucci è un camaleonte capace di passare dal cinismo dei media alla guida spirituale onirica di Padre Gregorio. Rita Castaldo, nel ruolo di Flavia Funa – una regista di fiction con l’acqua alla gola, terrorizzata dall’idea che il suo nome rimanga macchiato dal fallimento di una serie televisiva – offre una prova di grande intensità. È lei a guidare Morgan attraverso un calvario di trasformazioni fisiche e psicologiche per trasformarlo nel “nuovo Messia” della TV, in un gioco di potere e speranza che diventa specchio delle nostre ansie generazionali.
Il punto di rottura, il momento più intimo dello spettacolo, arriva nella parte finale. Rita/Flavia, stremata dal tentativo di non far “morire” il suo progetto e dalla consapevolezza della crudeltà del sistema, compie un gesto di una potenza visiva straordinaria. Si allontana fisicamente da Morgan, sfilando lentamente la propria mano dalla mano di “lui”. È un distacco che non è solo tecnico, ma profondamente emotivo. In quel vuoto tra le due mani si legge tutta la stanchezza di chi si chiede se questo affannarsi perenne, questo barattare pezzi della propria anima per un applauso, ne valga davvero la pena. In quel momento, l’animatrice smette di dare energia al pupazzo per ritrovare la propria, in un atto di verità che ridefinisce il rapporto tra creatore e creatura.
Se proprio si volesse trovare un piccolo neo in un lavoro così riuscito, si potrebbe notare, con tono pacato e gentile, che la trama narrativa sul finire sembra perdere un po’ di quella verve pungente che ha caratterizzato l’inizio e lo svolgimento. La storia approda a un epilogo che appare forse un pizzico “troppo da buoni sentimenti”, smussando quegli angoli graffianti che avevano reso il conflitto tra Morgan e la realtà così affascinante e spietato. Un finale che sceglie la via della pacificazione dolce, dove forse un guizzo più amaro avrebbe servito meglio la satira feroce messa in campo precedentemente.

Gli stupidi sogni di Morgan – Rita Castaldo,Matteo Sintucci, Morgan
Tuttavia, queste sono sottigliezze che non scalfiscono il valore di un’opera necessaria. Gli stupidi sogni di Morgan è un atto d’amore verso il teatro e verso l’umanità più fragile. È la dimostrazione che anche un essere fatto di stoffa e imbottitura può insegnarci cosa significhi essere umani, coraggiosi e, sì, splendidamente stupidi. Un plauso a Rita Castaldo e Matteo Sintucci per averci ricordato che, a volte, la vera vittoria è semplicemente smettere di rincorrere il treno e sedersi in banchina a godersi la vacanza.
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Gli stupidi sogni di Morgan – di e con Compagnia Castaldo/Sintucci (Matteo Sintucci e Rita Castaldo), regia Rita Castaldo, drammaturgia Matteo Sintucci, concept Rita Castaldo, Matteo Sintucci,musiche originali Matteo Sintucci, costruzione figure Rita Castaldo, in copertina Morgan, Rita Castaldo, Matteo Sintucci, Teatro Tordinona 3 giugno 2026
Foto ©Grazia Menna





