Il docufilm di Simone Manetti premiato come miglior documentario sociale dell’anno
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, docufilm con Simone Manetti alla regia, è stato ospite al Festival Tulipani di Seta Nera – XIX Festival Internazionale della Cinematografia Sociale, con una proiezione fuori concorso. Il film, uscito in anteprima nazionale il 25 gennaio 2026, e poi rimesso in circolazione dall’8 aprile dopo altre occasioni di proiezione, è stato premiato in questa occasione come miglior documentario sociale dell’anno.

Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, in un frame del docufilm Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti.
Uscito a distanza di dieci anni esatti dalla scomparsa di Regeni, il documentario ripercorre passo dopo passo la tragica vicenda che ha visto come vittima il ricercatore friulano, trovato morto lungo una strada della periferia de Il Cairo, nove giorni dopo la sua scomparsa. Il film porta come materiale inedito tre interviste, ai genitori di Giulio e all’avvocata Alessandra Ballerini, intrecciate con testimonianze processuali, le cronache riportate da telegiornali italiani ed egiziani, e fonti portate come ulteriori prove per smontare il costante tentativo di depistaggio da parte delle autorità egiziano, come il video girato di nascosto da Abdallah o le testimonianze di uomini detenuti nel carcere in cui Regeni è stato torturato. Giulio Regeni – Tutto il male del mondo si propone non solo di approfondire il caso, ma di mantenere viva la memoria della sua scomparsa, continuando il lavoro dei genitori e di Ballerini, e di riportare in modo chiaro la verità attraverso il linguaggio cinematografico, verità che ancora oggi non è venuta fuori completamente, in attesa di giungere alla sentenza entro fine anno.
Dal punto di vista audiovisivo, il docufilm risulta pienamente riuscito. Il montaggio alterna la staticità delle testimonianze in aula e delle interviste frontali alla forza più dinamica e vorticosa dei materiali d’archivio, in particolare delle immagini dedicate al Cairo. La città emerge così nella sua doppia natura: metropoli frenetica, attraversata da un movimento incessante, ma anche spazio cupo e opaco, quasi minaccioso. Non è soltanto lo sfondo della vicenda, ma una presenza attiva, cornice e insieme carnefice di una storia in cui un giovane ricercatore universitario finisce per essere percepito come una minaccia dalle autorità egiziane. Il commento sonoro accompagna immagini e parole senza sovrastarle, amplificandone la tensione emotiva. La musica diventa così il veicolo di un’angoscia trattenuta, quella di chi percepisce la verità come evidente e già inscritta nei fatti, ma continua a scontrarsi con il silenzio delle istituzioni.
Durante gli interventi fatti prima della proiezione del docufilm si è parlato di come l’unica cosa che sembra aver fatto notizia su questa produzione è il mancato contributo da parte del Ministero della Culura nella sua realizzazione e distribuzione, commentando che questo sembra aver dirottato l’attenzione dei media dalla vera missione di questo film. Nonostante ciò, ritengo sia comunque un elemento molto rilevante che un’altra istituzione abbia voltato le spalle, ancora una volta, a questo caso.

Maurizio Massari, ex ambasciatore italiano al Cairo, in un frame di Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti.
«Non bisogna fare film politici, bisogna fare politicamente i film»: è con questa citazione di Jean-Luc Godard che Simone Manetti introduce la proiezione del suo docufilm, chiarendo fin da subito la natura profondamente civile del progetto. Giulio Regeni – Tutto il male del mondo non si limita infatti a ricostruire una vicenda, ma sceglie di attraversarla dall’interno, affiancandosi a chi da anni porta avanti una battaglia di verità e giustizia e restituendo voce a chi, in modi diversi, ne è stato coinvolto. Ne emerge un’opera che fa della memoria non un semplice esercizio commemorativo, ma un atto politico e necessario: tenere vivo il nome di Regeni nello sguardo dello spettatore, perché, come ricorda lo stesso regista a conclusione del suo intervento, «una storia esiste solo se viene raccontata».
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Giulio Regeni – Tutto il male del mondo – Regia: Simone Manetti – Sceneggiatura: Emanuele Cava, Matteo Billi – Fotografia: Gianluca Ceresoli – Montaggio: Enzo Pompeo – Musiche originali: Piernicola Di Muro – Con: Claudio Regeni, Paola Deffendi, Alessandra Ballerini – Produzione: Ganesh Produzioni, Fandango – In collaborazione con: Sky, 5/6, Percettiva, Hop Film, Wider Studio – Distribuzione: Fandango Distribuzione – Italia, 2026 – Documentario, 100 minuti – venerdì 8 maggio, The Space Cinema Moderno, Roma





