Gabriele Salvatores, un napoletano “senza paura” a Milano!

Alla vigilia della nuova stagione cinematografica annunciata da importanti “vetrine” internazionali come quella del cinema dei ragazzi del Giffoni Film Festival che il 18  luglio sarà tenuto a battesimo fra gli altri dal premio Oscar Gary Oldman e dalla 79a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica organizzata dalla Biennale di Venezia diretta ancora una volta da Alberto Barbera, che quest’anno festeggerà 90 anni, rendendo omaggio all’affermazione di questa stagione di quello che è stato definito il successo del cinema napoletano: da Paolo Sorrentino a Silvio Orlando da Toni Servillo fino al bravissimo Mario Martone.  QUARTA PARETE rende omaggio a un’altra premio Oscar Gabriele Salvatores, napoletano doc, trapiantato con successo a Milano (diplomato alla Scuola d’arte drammatica del Piccolo e tra i fondatori del Teatro dell’Elfo), che il prossimo 30 luglio spegnerà 71 candeline. Oscar per Mediterraneo, premi e riconoscimenti per capolavori come Sud, Turné, Marrachech Express, Puerto Escondido, Il ragazzo invisibile, Io non ho paura, Educazione siberiana, in bacheca può vantare anche due David di Donatello e quattro Nastri d’argento. Nel 1996 il Presidente Scalfaro gli conferì il titolo di Commendatore al merito della Repubblica. Legato alla scenografa Rita Rabassini, ex moglie del suo grande amico Diego Abbatantuono, Gabriele lo avevo conosciuto negli anni ottanta grazie al produttore Gianni Minervini che mi affidò l’ufficio stampa della produzione dei primi film di Salvatores e grazie a loro e a quei film diventai amico di Diego, il suo attore feticcio insieme ad altri grandi attori come Silvio Orlando e Fabrizio Bentivoglio.

Una vitalità artistica quella di Gabriele Salvatores davvero fuori dal comune, sostenuta da una grande cultura e da un elegante pensiero cinematografico che fa onore a tutto il cinema Italiano. Un grande rappresentante, che negli anni ottanta diede vita alla così detta “nouvelle vague” del cinema nostrano.Tornando a Mediterraneo, ricordo di aver previsto contro tutte le previsioni la vittoria dell’Oscar che attribuivano invece come miglior film straniero Lanterne Rosse del regista cinese Zhang Yimou, vincitore peraltro del Leone d’argento quell’anno a Venezia.

Poche settimane prima del mio viaggio a Hollywood come inviato della Rai agli Oscar, decisi di fare una piccola deviazione in Messico a Oaxaca sul set del film Puerto Escondido, ispirato all’omonimo romanzo di Pino Cacucci, dove Gabriele stava girando gli esterni con protagonista Abbatantuono. Lasciai il set dopo due giorni di riprese nelle spettacolari città atzeche e per le interviste di rito. Gli diedi appuntamento a Los Angeles dove sarebbe arrivato dopo qualche giorno con gli altri registi candidati alla preziosa statuetta, pronosticandogli che avrebbe vinto lui. A Los Angeles quando arrivai, trovai anche i produttori Gianni Minervini e Vittorio Cecchi Gori che distribuiva Mediterraneo in tutto il mondo!

In una sua recente intervista Renato Franco, giornalista della redazione spettacolo del Corriere della Seraa proposito di quella magica notte gli ha chiesto come mai salendo sul palcoscenico dell’ex Kodak Theatre per ricevere da Silvester Stallone la statuetta al microfono parlò per soli ventisette secondi. «C’erano due problemi», ha risposto Salvatores. «Il primo è che non so l’inglese, il secondo che non pensavo assolutamente di vincere. Ancora adesso non capisco come sia stato possibile”.

Lottando gomito a gomito con i vari inviati delle televisioni quella notte ad Hollywood riuscii ad avvicinarlo per una breve intervista nel backstage. Ci abbracciamo felici e gli chiesi che cosa c’era dietro gli Oscar e lui sorridendo mi rispose: «Ma c’è l’abbiamo qualche ora per rispondere?», sottolineando al di la del valore dei film, l’impegno, degli autori e dei produttori a promuovere il film settimane prima al grande pubblico dei giurati (Sorrentino per La Grande Bellezza).«Ho avuto un rapporto strano con quella statuetta», ha dichiarato Salvatores. «Tutti dopo si aspettano da te qualcosa di speciale, io non volevo entrare in competizione con me stesso».

Come inviato ho seguito tanti set di Gabriele Salvatores e tanti attori da Claudio Bisio a Paolo Rossi e da Antonio Catania a Gigio Alberti. Uno dei film nella mia memoria restano oltre a a Puerto Escondido in Messico, Sud con Silvio Orlando, girato nelle antiche tonnare di Marzamemi in Sicilia. Il set che avrei voluto vivere e che ho mancato invece è stato quello in Russia di “Educazione Siberiana, ma io non ho ancora finito di seguire il tuo cinema caro Gabriele. Come tu stesso hai dichiarato all’ottimo Renato Franco: «La vita è come un pacchetto di caramelle date a un bambino, quando ti accorgi che stanno per finire inizi ad assaporare con calma quelle che restano.» Auguroni!!

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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