di Claudio Riccardi

 

Parole di una lancinante contraddizione. Filastrocche della nera luce è il titolo del libro e del reading da esso estratto andato in scena mercoledì 26 gennaio al Teatro Palladium – Università Roma Tre.  Il testo, scritto dal drammaturgo e sceneggiatore Giuseppe Manfridi, è una raccolta di Cronache dalla Shoah, intarsio di canti del repertorio ebraico e di filastrocche.

Una forma narrativa adatta ai bambini, la filastrocca, il canto che la mamma sussurra alla sua creatura per accompagnarla dolcemente negli abissi del sonno. La filastrocca assolve a questa funzione: addolcire, attutire, proteggere dal male. Proteggere dalla tragedia dell’Olocausto.

Grande pathos sul palco. Lo spettacolo ha visto alternarsi in scena Manfridi, l’attore Lorenzo Macrì e Evelina Meghnagi, tra le più importanti interpreti nel panorama musicale internazionale sefardita, che ha attinto dal repertorio canti tradizionali dal timbro intimista e malinconico.

Note cantate, testimonianze e filastrocche insieme costruiscono la memoria di un passato dai contenuti crudi e ignobili, di ferite mai chiuse, che non bisogna cancellare anzi tutt’altro: ricordare affinchè non si ripetano più.

Le nuove generazioni, i bambini di oggi, rappresentati sul palco del Palladium da statue di legno, possono e devono crescere su basi diverse. Fondamenta fatte di tolleranza, dialogo e uguaglianza.
Filastrocche di luce abbagliante. Mai più le nere tinte di prevaricazione e violenza.

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