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Esercizi di indecisione al Teatro Vittoria

Quando tutto è già noto: a cominciare dal dubbio sulle scelte

Andare a teatro a Roma, di questi tempi, somiglia sempre più a un atto di fede o a un errore di navigazione. Al Teatro Vittoria, cuore pulsante di una Testaccio che resiste tra un fritto misto e un ricordo operaio, è andata in scena L’imbarazzo della scelta. Il titolo, va detto subito, è l’unica promessa mantenuta: perché lo spettatore, varcata la soglia, si trova effettivamente nell’imbarazzo di scegliere se stamparsi sul viso quel sorriso ebete che rimane inerte per il ben noto effetto osmotico quando tutti intorno a te ridono (e tu non capisci perché), oppure interrogarsi se la tua reazione non sia piuttosto l’effetto disturbante di quella pizza all’aroma di kebab consumata di fretta prima di entrare.  

   Intendiamoci, lo strillo d’acchiappo aveva funzionato tutto: del resto a chi non avrebbe stuzzicato la promessa di una pièce che esibisce una duttilità di copione, condizionato dai suggerimenti del pubblico, interpellato dagli artisti in scena? 

Dunque si esce e si va confidando in un meccanismo capace di suscitare un effetto comico inatteso (e audace). Un po’ come accadeva negli (avan)spettacoli di una volta, dove la sostanza comica dipendeva dalle irruzioni sapide e ispide della sala, piuttosto che dall’offerta di intrattenimento del palcoscenico (vedere il film Roma di Fellini per ripassarsi il fenomeno).

   E anche il programma di sala recitava di una commedia “interattiva che fa ridere Parigi dal 2020 ad oggi con più di 1000 repliche”; (ma non tardiamo velenosamente a concludere che si tratta piuttosto di uno dei danni collaterali prodotti dalla stagione del Covid, da cui evidentemente Parigi tarda a riprendersi, come il sottoscritto dall’atteggiamento accigliato determinato dalla pizza di prima).  Del resto siamo circondati da una sala più o meno gremita, occupata da coraggiosi spettatori che di fronte al dilemma serata dei duetti sanremesi o uscita teatrale? aveva risolto coraggiosamente l’imbarazzo della scelta a favore della seconda. Infatti tutti partecipano rispondendo alle sollecitazioni del palco, partecipando a questa sorta di riffa dello sviluppo drammaturgico, animata dalle scelte manichee che quotidianamente e banalmente popolano le nostre giornate: vado o non vado, la castigo o la perdono, mi arrabbio o sorvolo?

La trama si dipana con la faticosa agilità di un ciclista sul pavé disagevole di via Marmorata. Il meccanismo del “bivio” — l’espediente per cui il pubblico decide le sorti del protagonista — vorrebbe essere un audace esperimento di democrazia partecipativa, ma finisce per somigliare pericolosamente a un’assemblea di condominio in cui nessuno ha letto l’ordine del giorno.

 Gli attori ce la mettono tutta, poveri cristi (tutti dotati di ottime emissioni vocali, capaci anche di cantare). Corrono, sudano, urlano per coprire il silenzio di una scrittura che fatica a trovare il guizzo. C’è quel professionismo tutto romano che consiste nel trasformare ogni pausa in una strizzatina d’occhio al pubblico, come a dire: “Semo tutti amici, non prendiamoci sul serio”. Il problema è che, a forza di non prendersi sul serio, si finisce per non essere presi affatto. 

Per carità, si ride anche -a tratti- per inerzia o per cortesia verso il vicino di poltrona. Ma è quella risata breve, destinata alla dimenticanza non appena fuori dal foyer. Ma –lo abbiamo detto- il pubblico ride e partecipa: un successo di pubblico che conferma come il teatro stia diventando il luogo della conferma del già noto. Non si esce scossi, come sotto sotto si sperava nel raccogliere lo strillo di entrata: nessuna concessione –neanche buffa o grottesca- al tempio del dubbio. Solo un gioco di società per una borghesia che, più che l’imbarazzo della scelta, sente ormai solo il peso della digestione. Come il sottoscritto con la pizza all’aroma di kebab.

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L’imbarazzo della scelta. Siete voi a scegliere il seguito della storia! di Sébastien Azzopardi e Sacha Danino – Adattamento e regia: Virginia Acqua – con: Stefano Messina, Carlo Lizzani, Chiara Bonome, Chiara David, Raffaele De Vita – Scene: Fabiana Di Marco – Costumi: Isabella Rizza – Disegno luci: Umile Vainieri – Aiuto regia: Virginia Bonacini – Produzione: Attori & Tecnici – Teatro Vittoria dal 26 febbraio al 15 marzo 2026

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