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Donna e primadonna fra mito e icona nell’opera lirica

Il 30 agosto al Todi Festival, Michele Casini attraversa la storia del melodramma e delle sue protagoniste femminili, mostrando come, tra mito e stereotipo, alcune eroine abbiano saputo anticipare il cambiamento.

Nel percorso dedicato alle donne all’interno del Todi Festival, Donna e primadonna fra mito e icona nell’opera lirica, incontro curato dal giornalista Michele Casini, propone un viaggio attraverso tre secoli di melodramma per raccontare come la figura femminile sia stata rappresentata sulla scena, tra stereotipi, passioni assolute e personaggi capaci di oltrepassare le convenzioni del proprio tempo.

Casini costruisce il suo racconto alternando parole, musica e immagini, attraverso filmati di alcune delle più grandi interpreti della lirica. L’apertura è affidata a Montserrat Caballé, protagonista della Norma di Bellini all’Antico Teatro di Orange nel 1974. Un documento prezioso che introduce subito il tema: nella lirica la donna è spesso protagonista, anche quando l’eroe della vicenda è maschile. Le eroine del melodramma sono generalmente appassionate, idealiste, destinate alla sofferenza e talvolta alla morte. Eppure, dentro questi modelli emergono figure istintive e coraggiose, capaci di condizionare il destino degli uomini e di diventare, nel tempo, icone e archetipi. Il discorso passa quindi dalle protagoniste alle loro interpreti, alle grandi primedonne che hanno segnato la storia del teatro musicale, fino a Maria Callas, alla quale Casini riconosce una svolta fondamentale nell’arte dell’interpretazione. Per Callas non bastava una bella voce: erano i colori, la parola e la capacità di esprimere il pensiero dell’autore a dare vita al personaggio. Una concezione che contribuì anche alla riscoperta di un repertorio e di una vocalità che rischiavano di essere dimenticati.

Il viaggio torna poi alle origini con Dido and Aeneas di Henry Purcell. Didone è la regina che ama, ma anche la donna che sceglie il sacrificio davanti all’abbandono. Nel filmato con Jessye Norman, il personaggio acquista una dimensione quasi mitica, mostrando quanto l’interprete possa trasformare un’eroina in un’icona. Da qui Casini affronta uno dei nodi più interessanti dell’incontro: il rapporto tra opera lirica e femminismo. Definire il melodramma un genere poco femminista è, secondo il giornalista, contemporaneamente giusto e sbagliato. Gli uomini conducono spesso l’azione, ma sarebbe altrettanto scorretto giudicare le opere del passato attraverso categorie morali e sociali che appartengono al presente. L’arte nasce nel proprio tempo, ma talvolta riesce ad anticiparlo. Ed è proprio nelle eccezioni che Casini invita a guardare: personaggi non necessariamente concepiti come rivoluzionari, ma capaci di superare gli stereotipi dell’epoca. Forse è proprio dall’eccezione che cominciano i cambiamenti.Tra queste c’è Carmen, la protagonista di Bizet: indipendente, seduttiva, indomabile, ma soprattutto libera. Carmen non accetta di appartenere a qualcuno e non rinuncia alla propria autonomia neppure davanti alla morte. La sua sensualità è anche uno strumento di potere e la sua trasgressione non viene definita soltanto dalla colpa. In lei, sottolinea Casini, l’opposto dell’innocenza non è il peccato, ma la consapevolezza.

Con Adina, protagonista de L’elisir d’amore di Donizetti, il ritratto femminile cambia ancora. Apparentemente più vicina ai modelli tradizionali, Adina rivela invece cultura, intelligenza e razionalità. È lei, nella coppia con Nemorino, a rappresentare l’elemento più consapevole, mentre lui rimane ingenuo e facilmente manipolabile. Anche dietro un personaggio apparentemente leggero emerge così una donna più complessa dello stereotipo.

Il percorso arriva infine a Giuseppe Verdi, dove avviene una vera metamorfosi. Abigail, Gilda, Azucena, Violetta, Elisabetta, Aida e Desdemona sono donne “di carne e di sangue, di testa e di cuore”: figure sempre più concrete, lontane dalle sole eroine romantiche votate al sacrificio. Verdi affida alla voce il compito di raccontarne la psicologia: colore, fraseggio, accento e registro vocale diventano strumenti drammaturgici. L’esempio è Violetta Valéry nella Traviata, la cui evoluzione nei tre atti restituisce tre diverse dimensioni della protagonista: la donna brillante e mondana, la donna innamorata capace di rinunciare al proprio amore e infine la donna consumata dalla malattia. Ma le donne di Verdi non sono soltanto quelle che abitano il palcoscenico. Casini ricorda anche Margherita Barezzi, Giuseppina Strepponi, Clara Maffei e Teresa Stolz, figure che accompagnarono il compositore in momenti diversi della sua vita. Donne reali, forti e presenti, lontane dagli stereotipi delle sue eroine. E proprio qui il racconto trova una delle sue immagini più efficaci: nella vita come nella creatività di Giuseppe Verdi, la donna è una persona, non un personaggio.

Attraverso immagini e grandi voci della lirica, Michele Casini ha trasformato la storia dell’opera in un racconto sulla rappresentazione della donna: dalla Didone del sacrificio alla Carmen della libertà, dall’intelligenza di Adina alla complessità delle eroine verdiane. Un percorso che non pretende di attribuire al passato idee contemporanee, ma mostra come l’arte sappia talvolta andare oltre il proprio tempo. La storia della donna nell’opera diventa così anche la storia di uno sguardo che lentamente cambia, fino a trasformare la primadonna da figura mitica e ideale in una persona sempre più reale, autonoma e consapevole.

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Donna e Primadonna fra mito e icona nell’opera lirica – a cura di Michele Casini – Todi Festival 30 agoato 2026

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