L’armatura e la gabbia: il tramonto dorato del vate abruzzese al TRAM di Napoli
C’è un momento preciso nella parabola di un uomo in cui il mito smette di essere armatura e si fa gabbia. Ed è esattamente su questo crinale sottile, tra l’estetica della vittoria e il baratro del silenzio, che si muove D’Annunzio Vobis, il nuovo lavoro scritto da Antonio Mocciola e diretto da Giorgio Gori, che ha dominato con forza le tavole del Teatro TRAM di Napoli. Lontano dai polverosi busti marmorei della retorica scolastica, il D’Annunzio che ci viene restituito è un uomo “post“: dopo Fiume, dopo la gloria, dopo l’illusione. Barricato in quel mausoleo dell’anima che è il Vittoriale tra velluti, cocaina e ossessioni.
La regia di Gori, avvalendosi del supporto di Barbara Lafratta come aiuto regia, sceglie la via di un realismo onirico, quasi espressionista, per tratteggiare la corte dei miracoli – o dei dannati – che circonda il protagonista. Qui, Alessio Palumbo compie un lavoro interessante di sottrazione, non limitandosi a interpretare il Vate ma incarnandone la stanchezza vitale e l’inquietudine profonda. Intorno a lui si muove una galleria di figure che non sono semplici comprimari, ma proiezioni di un desiderio che non accetta la fine: dalla magnetica Isadora Duncan (Manuela Ippolito) all’enigmatica Ida Rubinstein (Antonella Formisano), passando per l’estro folle di un Guido Keller (Salvatore Iermano) o l’apparizione futurista di Marinetti (Raffaele Uliano).
Notevole il contributo delle ricerche storiche di Roberto Schena e delle musiche originali di Francesco Di Maso, che tessono un tappeto sonoro capace di enfatizzare il senso di claustrofobia dorata del rifugio gardesano. Su questo sfondo, il testo di Mocciola vibra su un binario tagliente; l’ironia funge da contrappeso a un dramma esistenziale che scardina il cliché del narciso decadente per far emergere l’uomo ferito, colui che cerca nell’eccesso e nel sadismo una via di fuga dal vuoto pneumatico della vecchiaia.
Il cast corale – che vede tra gli altri Andrea Cancelliere, Mattia Sorrentino, Giovanni Bianco e Marco Cacciapuoti – agisce con un’intesa che restituisce con precisione quel clima di “gioiosa depravazione“, ultimo atto di resistenza di un artista che non sapeva come morire. D’Annunzio Vobis si conferma un’operazione coraggiosa, uno sguardo privo di retorica su una figura complessa, capace di ricordare come l’arte possa nutrirsi anche delle zone più oscure dell’essere.
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D’Annunzio Vobis di Antonio Mocciola. Con: Alessio Palumbo, Antonella Formisano, Andrea Cancelliere, Manuela Ippolito, Salvatore Iermano, Mattia Sorrentino, Giovanni Bianco, Raffaele Uliano, Marca Cacciapuoti. Regia: Giorgio Gori. Aiuto regia: Barbara Lafratta. Ricerche storiche: Roberto Schena. Musiche originali: Francesco Di Maso. Teatro TRAM di Napoli, da sabato 7 a domenica 15 marzo.





