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Consenso, una linea sottile tra violazione e consapevolezza

Il terzo appuntamento di “Letture Americane On Stage!” porta a Roma “Consent” di Frank J. Avella, un racconto intenso su adolescenza, omofobia, bullismo e responsabilità degli adulti, a cura di Gruppo della Creta.

Lunedì 16 febbraio andrà in scena il terzo appuntamento di Letture Americane On Stage!, la rassegna dedicata alla drammaturgia statunitense contemporanea curata da Kit Italia. Un progetto che dà voce ad autori indipendenti d’oltreoceano e che nasce dalla collaborazione con Kairos Italy Theater di New York e con il Teatro Basilica di Roma, che è anche produttore dell’iniziativa.

Dopo due serate accolte con entusiasmo dal pubblico, il ciclo prosegue con Consenso”di Frank J. Avella, un testo che affronta temi urgenti e delicati come il bullismo, l’omofobia, l’abuso e le fragilità dell’adolescenza, interrogandosi su cosa significhi davvero “consenso” quando si è giovani e vulnerabili.

In questa terza tappa, per approfondire le motivazioni della scelta del testo e il suo significato per il pubblico di oggi, abbiamo intervistato due delle curatrici della rassegna, Laura Caparrotti e Donatella Codonesu, l’autore Frank J. Avella, la regista del progetto romano Veronica Penserini, ed Ernesto Orrico, attore del Teatro RossoSimona che porterà il progetto in Calabria.

Siamo alla terza rappresentazione di Letture Americane del progetto On Stage! Com’è andato fino ad ora? Come reagisce il pubblico italiano alla drammaturgia americana contemporanea?

Laura Caparrotti: Estremamente bene sia per la reazione del pubblico che apprezza le opere scelte, sia per la bellezza incredibile della messa in scena di queste letture, che definire letture è davvero errato, visto che vengono presentate con una finezza e una bravura che le eguagliano ad uno spettacolo, e infine sia per la felicità degli autori che soprattutto in questo momento si vedono apprezzati al di fuori della loro patria. Diciamocelo, non è facile essere americani oggi con quello che succede, lo vediamo e sentiamo ovunque, nelle interviste degli atleti e della gente comune. La nostra difficoltà al di là dell’Oceano è enorme e cerchiamo di combattere nonostante tutto, come anche testimoniano i fatti. Questa è per me una piccola battaglia vinta insomma. La felicità di questa rassegna va dunque oltre il teatro e la gratitudine per i partners che hanno reso possibile queste serate e per gli autori presenti in sala supera le stelle.

Donatella Codonesu: I primi due appuntamenti hanno superato le mie aspettative: anziché semplici letture sono state prodotte due mise en espace di ottimo livello, grazie a due compagnie giovani ma estremamente professionali. La regia in entrambi i casi ha saputo valorizzare il testo, con attori generosissimi che hanno dato molto per rendere i personaggi vivi e credibili.  Il pubblico ha seguito entrambi gli incontri, numeroso e partecipativo, tanto da trattenersi fino alla fine dell’incontro per poi condividere un bicchiere di vino con noi, continuando il confronto sullo spettacolo. Tutti i feedback sono stati più che felici. Questo però non mi ha stupito, perchè è da anni che presentiamo testi di autori indipendenti americani, sia in forma di spettacolo (in traduzione o in inglese con sopratitoli) che di lettura, e il riscontro positivo non è mai mancato. Questi lavori ci mettono sempre di fronte a personaggi e contesti “lontani”, ma lo fanno con un linguaggio molto diretto, tanta America fa parte del nostro immaginario e comunque le tematiche sono universali, quindi il pubblico italiano trova sempre riferimenti e interesse.

In questo terzo incontro affrontiamo un testo di Frank J. Avella: che autore è all’interno della scena americana contemporanea?

Laura: Frank è un autore decisamente politico. Tutti i suoi testi parlano di situazioni difficili, che però vanno denunciate sia che siano silenzi all’interno di una famiglia, sia che siano oscurantismi da parte di un potere o un altro. La sua produzione è significativa in questo senso, Vatican Falls parla di pedofilia all’interno del Vaticano, Lured dell’annientamento delle persone LGBTQ+ in Russia, Froci dei silenzi difficili all’interno di una famiglia italo-americana. Frank, inoltre, è un giornalista molto affermato di cinema e scrive anche per il cinema, tanto che sta attualmente lavorando su una sceneggiatura da proporre per la televisione. Insomma, è una persona che ha molto da dire e che non ha certo peli sulla lingua!

Perché avete scelto proprio Consenso all’interno del progetto Letture Americane? Che cosa lo rende significativo per il pubblico italiano di oggi?

Donatella: Avevo tradotto Consenso diversi anni fa, poi è stato aggiornato e ora abbiamo rivisto la traduzione soprattutto in termini di linguaggio. I personaggi principali sono due ragazzi, che affrontano l’omosessualità, il bullismo che la prende di mira e il consenso come qualcosa di essenziale nelle relazioni. I temi sono assolutamente attuali, tra l’altro il consenso è molto controverso anche visto l’ultimo disegno di legge sullo stupro. Il pregio del testo di Frank J. Avella è quello di mostrare con lucidità e ironia una via affettiva di assoluta normalità. Si sfiora la tragedia, ma ciò che emerge è la spontaneità della coppia come positiva, contrapposta a un mondo di adulti assolutamente inadeguati e negativi. Mi sembrano tutti ottimi motivi per presentare Consenso, no?

Veronica Penserini, regista del testo a Roma: Consent regala allo spettatore la possibilità di conoscere un protagonista per cui fare il tifo. In balìa del microcosmo ipocrita e grottesco che lo circonda, Seth con i suoi eccitanti 17 anni si rifiuta di essere qualcosa di diverso da sé stesso, di essere fagocitato dalle “cose così come sono”. Lo fa a modo suo, al ritmo della musica che ama, e a rischio di farsi male, senza mai perdere un briciolo della su irriverenza. Il racconto di uno spaccato fortemente statunitense, pregno di riferimenti culturali e di immaginario, che attraverso i suoi temi riesce a bucare i confini geografici, parlando di un’esperienza umana – la faticosa avventura che è crescere – in cui chiunque può riconoscersi

Ernesto Orrico, attore: Proporre oggi al pubblico italiano un testo come Consent ci è sembrato un gesto necessario, per questo noi di Teatro Rossosimona (calabria) abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di collaborare al progetto OnStage! Letture Americane. In un momento storico in cui il dibattito sull’identità, sull’educazione affettiva e sul ruolo delle istituzioni educative è spesso scioccamente polarizzato, riportare al centro una storia che intreccia adolescenza, desiderio, bullismo e abuso di potere significa restituire complessità a temi che troppo spesso vengono semplificati o strumentalizzati. Dal punto di vista drammaturgico, la costruzione è rigorosa e implacabile e proporlo per la prima volta in traduzione italiana, significa anche assumersi la responsabilità di offrire al pubblico uno spazio di confronto non rassicurante. In un tempo in cui si discute molto di tutela, libertà e responsabilità, Consent pone domande urgenti e il teatro a questo serve, a creare un luogo e un tempo in cui possiamo, rimanere, dentro le domande, insieme.

Consenso nasce come testo teatrale o come romanzo?

Frank Avella: Consent è nato come un atto unico per quattro personaggi su un adolescente coinvolto in una relazione inappropriata con suo padre. Il grande drammaturgo Terrence McNally lo lesse, lo amò e mi fece un suggerimento: aggiungere un quinto personaggio, qualcuno contemporaneo a Seth, l’adolescente al centro della storia. Con quel consiglio straordinario ho creato Brian e mi sono ritrovato con un testo teatrale di lunghezza completa con al centro una storia d’amore tra due ragazzi gay. Qualcosa che negli anni 2010 non si vedeva. Ora, per fortuna, viene esplorato di più. Durante la pandemia l’ho adattato in una sceneggiatura, e quel copione ha ottenuto molti premi in festival cinematografici.

La scrittura affronta diversi temi: bullismo, omofobia, abusi, fragilità adolescenziali, dinamiche familiari e anche il bigottismo della fede, ma qual è il nucleo centrale del testo?

Frank: Grazie per questa domanda. Sì, affronta tutti questi temi e non credo che un’opera debba avere per forza un unico tema centrale. Amo i lavori che mescolano generi e tematiche multiple. E spero che Consent riesca a porre domande senza fornire risposte — creando dialogo. Detto questo, il percorso di Seth è il filo conduttore della storia e il suo rapporto sia con la madre sia con Brian è il cuore dell’opera.

Nel testo gli adulti sembrano voler proteggere Seth, ma finiscono per fallire, è una denuncia all’incapacità degli adulti di relazionarsi con gli adolescenti?

Frank: Non necessariamente una denuncia della loro incapacità di relazionarsi, quanto piuttosto del loro rifiuto di essere empatici — del loro pensare agli adolescenti attraverso il filtro di ciò che credono sia meglio per loro, invece di ciò che potrebbe davvero esserlo. Nel testo, basato su esperienze reali vissute da adolescenti con figure adulte, tutti gli adulti si comportano in modo piuttosto egoista e in molti aspetti come dei bambini — così Seth è lasciato a dover affrontare da solo questioni importanti e decisive per la sua vita. Ed è qualcosa di molto vero nei genitori e nelle figure adulte di oggi. Basta guardare le famiglie per strada o nei ristoranti: metà del tempo sono più sui loro telefoni gli adulti che i ragazzi. Gli adulti sembrano anche dimenticare di essere stati giovani e iniziano a comportarsi come i propri genitori.

Il titolo del testo Consenso sembra porre una domanda: che significa davvero consenso quando si tratta di adolescenti fragili?

Frank: Esattamente. Il catalizzatore della scrittura della relazione tra Coach e Seth — molto problematica nella migliore delle ipotesi — è stato un mio amico che aveva avuto una relazione con un diciottenne quando lui era nei primi anni dell’adolescenza. Insisteva che fosse consensuale e che fosse stato lui il seduttore. Io continuavo a sostenere che poteva pensarla così, ma in realtà non poteva essere stato consensuale perché era troppo giovane per dare consenso — indipendentemente da chi avesse sedotto chi. Questo ha portato a molti dibattiti sull’età e su quanto sia tutto arbitrario. So che anche a 19 anni ero ancora molto ingenuo su molte cose, ma altri ragazzi maturano prima. Continuavo anche a sostenere che fosse responsabilità dell’adulto non fare quel passo oltre il limite. È stata una conversazione intensa e ho voluto esplorarla. So anche che dopo l’inizio del movimento #MeToo molti di noi hanno iniziato a rivalutare le relazioni e la definizione di consenso. Così ciò che si pensava fosse vero è stato improvvisamente messo in discussione

Il tentativo di suicidio è un tema forte e delicato: quanto è importante affrontare queste realtà a teatro?

Frank: Molto importante. Sono figlio del suicidio. Sono stato l’ultima persona a vedere mio nonno prima che si impiccasse — avevo 8 anni. Sono stato anche la persona che ha tagliato la corda e cercato di salvare mio cugino quando lo abbiamo trovato — da adulto. Ho passato molte ore a chiedermi perché una persona si tolga la vita. Alcuni vogliono disperatamente lasciare la propria esistenza per mille ragioni. Per altri, il tentativo è un grido d’aiuto. Ma più spesso non si conosce mai la ragione definitiva, perché siamo esseri complessi. Sia mio nonno sia mio cugino avevano pianificato tutto. Dovevano morire. Ma ho conosciuto anche persone che non volevano andarsene, ma soffrivano così tanto da voler solo che il dolore finisse. Voglio anche dire che va bene scherzare sul suicidio. A volte è l’unico modo per attraversarlo.

Nel finale si intravede una dimensione di speranza e di cambiamento: possiamo leggerlo come un invito alla responsabilità e all’accoglienza, soprattutto da parte degli adulti?

Frank: Lo spero davvero. Viviamo tempi così divisivi. L’odio è onnipresente. Così come la disinformazione e la cattiva comunicazione. Noi, come società, dobbiamo iniziare ad assumerci più responsabilità invece di cercare semplicemente un colpevole, come fanno i nostri terribili leader. E l’accettazione è fondamentale. Seth è molto vulnerabile a ciò che le persone che ama pensano e dicono di lui. Dobbiamo essere più consapevoli. Più premurosi. E meno egoisti.

Pensa che il teatro possa ancora essere uno spazio di educazione affettiva e civile, soprattutto per i più giovani?

Frank: Sì. Penso che il teatro possa intrattenere ed educare e creare dialogo — la cosa più importante. Mostrare alle persone un modo di vedere le cose che forse non avevano mai visto prima. L’ispirazione iniziale che mi ha spinto a mettere le dita sulla tastiera e scrivere Consent è stata quando lo studente della Rutgers Tyler Clementi si è gettato dal George Washington Bridge perché vittima di cyberbullismo per essere gay. Ricordo la dura realtà che un giovane promettente avrebbe preferito togliersi dalla vita piuttosto che continuare a vivere nell’odio. Era oltre un decennio fa e la nostra società — in tutto il mondo — è diventata più intollerante, astiosa, piena d’odio, razzista e omofoba… eccetera. Penso che l’unica cosa che possiamo fare come artisti teatrali sia esplorare perché tutto questo stia accadendo. Cercare di arrivare alla causa. Non attribuire colpe e diffondere altro odio. È facile voler semplicemente arrendersi. Sono grato di poter scrivere. Perché mi impedisce di odiare.

Un ringraziamento a Laura Caparrotti, Donatella Codonesu, Frank J. Avella, Veronica Penserini ed Ernesto Orrico, per la disponibilità e per aver condiviso riflessioni e visioni su un testo che invita a guardare con più attenzione, empatia e responsabilità il mondo degli adolescenti.

Letture Americane On Stage! prosegue così il suo percorso, offrendo al pubblico italiano l’occasione di incontrare storie contemporanee capaci di porre domande necessarie e di aprire spazi di dialogo attraverso il teatro.

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Consent di Frank J. Avella – a cura di Gruppo della Creta e Matteo Baronchelli – regia di Veronica Penserini – Teatro Basilica di Roma 16 febbraio 2026

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