La mostra monografica delle opere di Kastushika Hokusai a Palazzo Bonaparte per i 160 anni delle relazioni tra Italia e Giappone.
Eccolo! Sta proprio qui, è proprio questo l’istante, quello in cui lo spettatore si troverà davanti all’opera di Hokusai, quello in cui il suo sguardo smette di osservare e comincia a essere trascinato. Trascinato dallo stesso movimento dell’onda: si alza, si incurva, trattiene il respiro e quindi ti inghiotte. È con questa energia che Roma aprirà, dal 27 marzo al 29 giugno 2026, le sale di Palazzo Bonaparte con la mostra Hokusai. Il grande maestro dell’arte giapponese. Non una semplice retrospettiva, ma un’immersione totale nel “mondo fluttuante”, capace di restituire al visitatore la vertigine di un artista che ha trasformato il gesto in eternità.

La presentazione alla stampa, il 26 marzo, ha restituito subito il senso della portata dell’evento. A fare gli onori di casa, Iole Siena, Presidente di Arthemisia, affiancata dalle istituzioni italiane e internazionali, tra cui l’ambasciatrice giapponese Ono Hikariko, che con un elegante intervento in italiano ha sottolineato il valore culturale di questo ponte tra Paesi. Fondamentale anche la presenza del direttore del Museo Nazionale di Cracovia, Andrzej Szczerski, custode della collezione da cui provengono le oltre 200 opere esposte, molte delle quali raccolte dal raffinato collezionista Feliks Jasieński.
Curata da Beata Romanowicz, la mostra si sviluppa lungo dodici sezioni distribuite sui due piani del palazzo, celebrando anche i 160 anni delle relazioni tra Italia e Giappone.
Nel suo intervento, la curatrice ha accompagnato il pubblico dentro la genesi del progetto espositivo, illustrandone le scelte e la costruzione del percorso. Ma il momento più significativo è stato forse l’invito rivolto ai visitatori: abbandonare ogni filtro e lasciarsi guidare da una relazione intima e personale con le opere. Essere semplicemente se stessi, davanti a Hokusai, per entrare in sintonia con il suo segno e costruire quel legame emotivo che, in modo diverso per ciascuno, rappresenta la forma più autentica dell’esperienza artistica.
Il percorso espositivo si dispiega come un rotolo narrativo, accompagnando il visitatore nel cuore del periodo Edo e nella poetica dell’ukiyo-e, le “immagini del mondo fluttuante”, dove l’effimero diventa forma e memoria.
Ma è entrando nella sala dedicata alla Grande Onda di Kanagawa che si comprende davvero la forza di questa esposizione. L’opera – stampa xilografica a colori su carta, datata fine 1831 e che fa parte della serie: Trentasei vedute del Monte Fuji – presentata in una delle sue prime tirature, è collocata al centro di uno spazio quasi sacrale: una sorta di cripta visiva, avvolta da un sapiente gioco di luci che ne amplifica la tensione drammatica. Intorno, un dialogo inatteso con immagini di matrone romane crea un cortocircuito visivo e culturale che lega Oriente e Occidente in una dimensione sospesa.
La celebre stampa non è solo un’icona globale, ma una sintesi perfetta della visione di Hokusai. L’onda, con il suo artiglio pronto a infrangersi, incarna la forza dell’istante, mentre il monte Fuji, immobile sullo sfondo, diventa simbolo dell’eterno. Tra questi due poli, il movimento e la quiete, si gioca una riflessione profonda sulla condizione umana: i pescatori, piccoli e quasi invisibili, sono travolti da una natura che non concede eroismi, ma solo resistenza.
La potenza dell’immagine è anche tecnica. La prospettiva ravvicinata trascina lo spettatore dentro la scena; la schiuma si frammenta in segni quasi astratti, anticipando sensibilità visive moderne; l’uso del blu di Prussia e dei contorni colorati addolcisce la forma, creando una profondità vibrante. Non sorprende che quest’opera abbia influenzato artisti come Monet e Van Gogh, diventando un ponte tra culture e linguaggi.
Eppure, sarebbe un errore fermarsi all’Onda. La mostra ha il merito di restituire l’intero universo creativo di Hokusai: dalle cascate che sembrano animate da una forza interna, ai viandanti lungo il Tōkaidō, fino ai raffinati surimono, veri gioielli grafici arricchiti da polveri metalliche e rilievi tattili. Nei celebri Manga, invece, emerge la curiosità inesauribile del maestro: un flusso continuo di figure, animali, gesti quotidiani che compongono una sorprendente enciclopedia visiva.
L’allestimento gioca un ruolo decisivo in questa esperienza. Non si limita a esporre, ma costruisce ambienti. Emblematica è quella che potrebbe chiamarsi la “sala degli specchi”, dove grandi schermi proiettano immagini in movimento ispirate alle opere, moltiplicate all’infinito da superfici riflettenti. Qui lo spettatore perde i propri confini, diventando parte dell’opera stessa: un corpo immerso nel flusso visivo, incapace di distinguere tra realtà e rappresentazione.

È in questa dimensione che si coglie il senso più profondo della mostra. Hokusai, il “Vecchio Pazzo per la Pittura”, non è solo un maestro del passato, ma un artista che continua a parlare al presente. Il suo segno, preciso e vitale, attraversa i secoli e costruisce un linguaggio universale, capace di unire geografie e sensibilità diverse. Uscendo dalle sale di Palazzo Bonaparte, resta una sensazione netta: quella di essere stati, per un momento, dentro l’onda. Non spettatori, ma parte di un movimento più grande, dove arte e natura coincidono. In questo senso, la mostra si rivela per ciò che è davvero: non solo una retrospettiva, ma una autentica “diplomazia della bellezza”, capace di unire Italia, Polonia e Giappone nel segno di un artista che ha reso eterno l’istante.
Le sezioni espositive
- Sezione I – Ukiyo: il Mondo Fluttuante: Introduce il contesto storico del periodo Edo, dove la pace favorisce l’ascesa dei mercanti e di una cultura del “fugace”. Il senso è mostrare come la xilografia sia nata come linguaggio accessibile per un nuovo immaginario urbano.
- Sezione II – I Nomi di Hokusai: Esplora l’evoluzione dell’artista attraverso i suoi numerosi pseudonimi, ognuno dei quali segna una specifica stagione creativa e una diversa sperimentazione stilistica (dal ritratto di attori al paesaggio).
- Sezione III – Le stazioni della via del Tokaido: Il viaggio lungo la principale arteria giapponese è inteso come esperienza e racconto corale. La curatela mette in risalto l’osservazione dei gesti quotidiani e l’energia interna che anima ogni figura.
- Sezione IV – L’estetica dell’Edo urbano: Si focalizza sull’abito (kimono e obi) come strumento di controllo sociale e, contemporaneamente, di raffinata eleganza. La scelta evidenzia l’occhio di Hokusai per il dettaglio decorativo come riflesso dell’identità urbana.
- Sezione V – Un viaggio tra le cascate: Qui l’acqua è protagonista assoluta, non come sfondo ma come energia vitale. Il significato è la capacità dell’artista di rendere leggibile e tangibile la potenza della natura attraverso la precisione del segno.
- Sezione VI – Le trentasei vedute del monte Fuji: La montagna sacra è il perno simbolico che orienta lo sguardo. La sezione mostra come Hokusai abbia saputo inserire la vita quotidiana di Edo all’interno di un sistema visivo poetico e spirituale.
- Sezione VII – La Grande Onda di Kanagawa: Sezione dedicata all’icona globale dell’Ukiyo-e. Il senso è analizzare la disciplina formale estrema: il contrasto tra la violenza del mare e l’immobilità del Fuji, dove la fragilità umana è risucchiata nel ritmo della natura.
- Sezione VIII – Ispirazioni letterarie: Dimostra come Hokusai non illustri semplicemente i testi classici, ma li interpreti trasformandoli in racconto visivo, dove la calligrafia stessa sembra generare la figura.
- Sezione IX – Surimono: Presenta stampe esclusive, nate per committenze private e circoli colti. La scelta evidenzia il virtuosismo tecnico e la densità simbolica di queste opere, destinate a una fruizione lenta e attenta.
- Sezione X – Hokusai Manga: I “disegni che fluiscono liberamente” sono presentati come un metodo di osservazione del mondo. Il significato è la ricerca dell’essenza della realtà, un concetto che risuona profondamente nella cultura visiva contemporanea.
- Sezione XI – Fantasmi e apparizioni: Analizza il genere kaidan (racconti di fantasmi) non come puro orrore, ma come soglia incerta tra visibile e invisibile, dove la paura profonda prende forma attraverso metamorfosi sottili.
- Sezione XII – Ceramiche e bronzi: Conclude il percorso unendo l’opera di Hokusai alle arti applicate. Il motivo della scelta è mostrare come l’eccellenza tecnica e la purezza della forma siano principi trasversali a tutta la cultura figurativa giapponese.
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Hokusai. Il grande maestro dell’arte giapponese – mostra monografica delle opere di Kastushika Hokusai, a cura di Beata Romanowicz, Promossa dal Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, patrocinio di Ministero della Cultura, Ambasciata della Repubblica di Polonia in Roma, Ambasciata del Giappone in Italia, Istituto Giapponese di Cultura, Regione Lazio, Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Museo Nazionale di Cracovia, una mostra Arthemisia, Palazzo Bonaparte dal 27 Marzo al 29 giugno 2026
Foto ©Grazia Menna





