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Colette, scrittrice e donna libera, indomita e controcorrente

Ieri sera Milena Vukotic al Teatro Comunale di Todi, in prima nazionale nell’ambito del Festival

Non tutte le grandi artiste, giunte alla maturità espressiva, riescono a conservare intatta la tempra, la curiosità, la determinazione di Milena Vukotic, protagonista al Teatro Comunale di Todi della prima nazionale dedicata alla figura di Colette.

Milena Vukotic

L’attrice appare a sipario ancora chiuso e introduce, con naturale garbo ed estrema delicatezza, una delle figure più iconiche della letteratura francese, vissuta in un’epoca in cui l’indipendenza femminile rappresentava ancora un traguardo difficile da conquistare e, soprattutto, da accettare. Senza mai imporsi, affidandosi alla dolcezza propria del ricordo, Vukotic restituisce il ritratto di una donna dall’esistenza intensa, intima e passionale.

In questo quadro si inserisce il pregevole lavoro drammaturgico di Silvano Spada. Attraverso un’attenta ricerca, fondata sullo studio di numerosi testi dell’autrice, Spada riesce a condensare in circa cinquanta minuti una vita complessa, costruendo un racconto fluido, coerente e capace di individuare gli snodi essenziali dell’esistenza di Colette. Dalle prime forme di sopraffazione legate al matrimonio fino alla piena affermazione personale e artistica, il testo mette in luce anche il tema della violenza di genere, senza trasformarlo in una lettura didascalica, ma facendolo emergere dal percorso umano della scrittrice.

Particolarmente riuscita è l’intuizione registica di alternare alla recitazione dal vivo la voce fuori campo della stessa Vukotic. I momenti in cui l’attrice resta in silenzio sul palco, mentre risuonano le letture registrate dei testi originali, producono una sospensione intensa e diventano parte integrante della narrazione: la parola scritta sembra così riemergere dalla memoria e dialogare con la presenza fisica dell’interprete.

All’apertura del sipario, la scena rivela una casa essenziale: una finestra sullo sfondo, quasi un varco attraverso cui guardare al passato, pochi arredi e la presenza discreta e virtuosa di Priscilla Micol Marino nel ruolo della cameriera; il suo personaggio definisce con misura un rapporto fatto di premura, complicità e profondo rispetto, contribuendo a restituire la dimensione più intima della protagonista.

La regia accompagna il racconto con ordine e misura. Se un uso più generoso della musica, soprattutto nella prima parte, avrebbe forse potuto sostenere maggiormente l’interpretazione e amplificare il coinvolgimento emotivo della sala, è nel rapporto tra parola, silenzio e presenza scenica che lo spettacolo trova ai suoi momenti più efficaci.

Colette scelse di andare controcorrente: lasciò il marito, rivendicò la paternità dei propri scritti e visse gli affetti con una libertà che anticipava il proprio tempo. Nelle sue parole — «Ho amato la vita fino a divorarla e ho goduto di ogni piacere» — si concentra tutta la sua idea dell’esistenza: un amore vorace per la vita, vissuta senza rinunciare al desiderio e combattendo i pregiudizi di un’epoca che avrebbe voluto imporle un ruolo diverso.

Milena Vukotic raccoglie quella stessa eredità e la restituisce attraverso una sensibilità profondamente personale. Il legame tra attrice e personaggio nasce da una vitalità condivisa, da una forza d’animo che Vukotic trasmette con grazia e coraggio. Dopo un leggero calo di ritmo nella parte iniziale, l’interpretazione cresce progressivamente fino a conquistare la sala con una presenza sempre più intensa.

Milena Vukotic

E proprio nel finale, quando l’attrice affida al corpo e ai passi di una danza lieve la conclusione della pièce, la scena si trasforma in un inno alla libertà. Non è soltanto Colette a danzare: è la vita stessa che, nonostante il tempo, le ferite e i condizionamenti, continua a chiedere di essere vissuta. Un invito limpido che arriva dalla scena: amare la vita, assaporarne ogni sfumatura e, finché è possibile, continuare a danzare.

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Colette – Scritto e diretto da Silvano Spada – con Milena Vukotic e Priscilla Micol Marino – coreografie Flavio Bennati – costumi Fiorenzo Niccoli – spazio scenico e luci Umberto Fiore – assistente alla regia Martina Glenda – Produzione Ge.A – Teatro Comunale di Todi 29 agosto 2026

Foto ©Grazia Menna

(all rights reserved – normativa sul Diritto d’ Autore Legge 22 aprile 1941. n.633)

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