di Andrea Cavazzini

 

L’Italia perde una delle sue icone, che ha realizzato gran parte del suo lavoro con mamma RAI. Artista poliedrica, regina incontrastata della televisione italiana e del sabato sera, era diventata un simbolo di libertà negli anni Sessanta e Settanta, Raffaella Carrà se ne à andata in questo primo scorcio d’estate senza fare “rumore”.

In una sua recente intervista disse che essere sè stessa non era mai stato difficile per lei perché “niente imposto, è tutto naturale”, anche se ammise che gli era costato affrontare non poche battaglie.
Non mostravo solo il mio corpo, ma facevo capire alla gente che il corpo di una donna è sempre attaccato alla sua testa. La sensualità non è incompatibile con l’intelligenza, la simpatia, l’ironia…”, in quegli anni in cui anche il Vaticano stesso ne censurava lo stile a cominciare dalla sua storica coreografia del Tuca Tuca insieme ad Alberto Sordi, in quella rivoluzionaria Canzonissima del 1971 sotto gli occhi di un imbarazzato Corrado.

Iniziò la sua carriera professionale all’età di 9 anni dopo essere stata scelta per un ruolo nel film Tormento del passato e da allora, il suo talento l’ha portata ad affermarsi non solo come attrice, ma anche come cantante, cantautrice, ballerina, coreografa e presentatrice televisiva.

Riuscì ad entrare dalla porta principale anche a Hollywood negli anni ’60 grazie al suo talento, ma non passò molto tempo prima che ritornasse a lavorare in Europa, soprattutto in televisione. “Non bevo non mi drogo, ecco perché Hollywood non faceva per me“, dichiarò tempo dopo, nonostante il successo del film girato accanto a Frank Sinatra, Il colonnello Von Ryan.

La ricordiamo per essere stata un’artista totale che ha saputo prima di tutti rivoluzionare la televisione ed esportare le sue nuove formule di intrattenimento in tutto il mondo, soprattutto in Spagna e in America Latina, e di sedurre e divertire qualsiasi tipo di pubblico grazie alla sua spontaneità. Ha conquistato la Spagna conservatrice degli anni ’70 come nuovo mito sessuale, e da lì il salto dall’altra parte dell’Atlantico. E’ stata un’icona gay molto prima che arrivasse Madonna, ricevendo il World Pride Award nel 2017. Divertente, sfacciata ed esplosiva, scelse la sua identità artistica su suggerimento di un regista televisivo. Il cognome fu preso dal pittore futurista Carlo Carrà, ma conservò Raffaella, che la legò a uno dei massimi esponenti del Rinascimento, Raffaello.

Certo, la tua assenza nel mondo della musica, e dello spettacolo si farà sentire e faremo tutti difficoltà a non vederti più sul piccolo schermo, ma rimarrai sempre viva in ciascuna delle feste e degli incontri in cui suoneranno le tue mitiche canzoni. Nessuno muore mai, mentre c’è qualcuno che lo ricorda e siamo convinti che finché ci sarà qualcuno che balla imitando il tuo famoso movimento della testa, tu continuerai a esserci sempre!

 

 

 

 

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