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Chopin a Parigi: gli ultimi anni del compositore nel biopic di Kwiecinski

Dal 1835 alla morte, il ritratto intimo del grande musicista tra tubercolosi, successo nei salotti parigini e la tormentata storia con George Sand, interpretato da Eryk Klum.

L’opera di Michał Kwiecinski, regista polacco celebre in patria anche come produttore, ripercorre gli ultimi anni trascorsi a Parigi della breve vita di Fryderyk Chopin, dal 1835 fino all’anno della sua prematura scomparsa. 

Tra i chiassosi e raffinati boulevard della Ville Lumiere, costellati da centinaia di inarrestabili carrozze, l’unica apparizione che poteva, anche solo per un istante, interrompere l’incessante e spasmodico brulichio di un’intera metropoli, era proprio quella di Chopin. Al solo sussulto del suo nome tutto si fermava, i passanti si voltavano nevroticamente alla ricerca del loro idolo, quasi come fosse una mistica epifania, per poi accalcarsi al portone di uno dei tanti salotti a cui aveva o stava per presenziare il celebre musicista polacco. Non c’era infatti salotto parigino dove non fosse richiesta, o meglio pretesa, la presenza del giovane compositore: brillante, ironico, elegante e fascinoso, ammirato e celebrato dal re e dall’alta aristocrazia mondana, insomma una vera e propria rockstar ante litteram, capace di ammaliare con la sua musica. 

Dietro l’apparenza di un dandy spensierato e gaudente si cela però una profonda sofferenza provocata dalla malattia che lo affligge: la tubercolosi. Su consiglio dei medici, dovrebbe abbandonare il frastuono parigino per trasferirsi in campagna e lenire i dolori che lo affliggono, ma lui, non curante, si ostina invece a condurre una vita mondana e frenetica, tra concerti, apparizioni pubbliche e lezioni di pianoforte a giovani rampolli, sua unica vera fonte di guadagno… o forse la sua è una costante ricerca di adulazione e notorietà? Il deterioramento fisico del compositore viene raccontato con lucido e crudo realismo (colpisce come il regista non indulga nell’inquadrare, quasi con ludico sadismo, gli schizzi di sangue provocati dalla asfissiante tosse di cui è vittima il protagonista), senza incappare in un edulcorato e semplicistico pietismo, ma rivelando il rapporto più doloroso ed intimo che si instaura tra l’uomo e la sua malattia. 

L’iconografia dell’artista offerta dal film si discosta quindi dalla sua rappresentazione convenzionale. 

L’instabile condizione di salute compromette anche i suoi rapporti sentimentali, già incostanti per via del suo malinconico e tormentato carattere. Ciò porta così il compositore polacco nell’assoluto convincimento di essere tragicamente condannato a vivere in solitudine e in una ineluttabile condizione di incompiutezza. L’amore più travolgente, destinato come i precedenti, a naufragare, è la turbolenta e passionale relazione con George Sand, affascinante intellettuale, molto chiacchierata nei salotti borghesi per il suo spirito libertino e anticonformista.

Soltanto quando ormai è condannato ad una fine imminente, il compositore realizza che, al di là degli applausi, della fama e degli amori, ciò che resta è unicamente la musica.

Chopin riversa così tutte le sue inquietudini e angosce sulla musica: solo al pianoforte è in grado di sprigionare realmente sé stesso e proprio nelle scene in cui compone esplode tutto il lirismo cinematografico di Kwiecinski, in un convulso impeto sensoriale, dove le passionali melodie si intrecciano con sinuosi movimenti di macchina. Audace ma persuasivo l’apporto di sonorità elettroniche che accompagnano diverse scene, come contraltare all’estetica ottocentesca del film.

La macchina da presa segue ipnoticamente i sorrisi, gli sguardi e i movimenti dell’uomo prima che dell’artista, tentando (e con tutta probabilità riuscendoci) di insinuarsi nei più profondi meandri di un animo inquieto e complesso, come se volesse far percepire la sua sofferta compartecipazione. A meritare una vera e propria ovazione è però la magistrale interpretazione di Eryk Klum, su cui si regge l’intera pellicola. L’attore polacco, oltre ad aver eseguito personalmente tutte le opere suonate nel film, dona allo spettatore un ritratto tanto impetuoso quanto fragile di una delle figure più discusse, celebri e rappresentative del diciannovesimo secolo. 

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Chopin, Chopin! – Regia di Michał Kwieciński – Sceneggiatura di Bartosz Janiszewski – Con: Eryk Kulm, Victor Meutelet, Joséphine de La Baume, Lambert Wilson, Karolina Gruszka, Kamil Szeptycki, Martyna Byczkowska – Prodotto da Michał Kwieciński e Małgorzata Fogel-Gabryś – Polonia 2025 – Uscita nei cinema 26 febbraio 2026

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