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“Cantanti” e il suono oscuro dell’omertà diventa teatro civile

Sul palco di Inventaria Festa del Teatro Off 2026 una sorprendente rilettura del racconto mafioso tra dialetto, musica dal vivo e memoria dei cantastorie

Con la serata inaugurale del 15 maggio scorso ha preso ufficialmente il via, allo Spazio Nous di Roma, la sedicesima edizione di Inventaria – Festa del Teatro Off, realtà ormai consolidata nel panorama nazionale della scena indipendente. A fare gli onori di casa Pietro Dattola che con Flavia G. De Lipsis, sono gli ideatori e l’anima di un progetto culturale che negli anni ha saputo costruire uno spazio libero per la drammaturgia contemporanea, la ricerca scenica e la valorizzazione di nuovi talenti attoriali e registici.

Cantanti – Giuseppe Brunetti,Carlo Geltrude

Inventaria continua infatti a distinguersi per una caratteristica sempre più rara nel sistema teatrale italiano: l’autonomia. Fuori dai circuiti istituzionali e lontano dalle logiche produttive più convenzionali, il festival porta avanti una linea artistica indipendente, capace di rischiare e di proporre lavori che difficilmente troverebbero spazio nei cartelloni maggiormente legati alle grandi strutture pubbliche. Una vocazione che negli anni ha trasformato la rassegna in un osservatorio privilegiato sul teatro contemporaneo italiano, mettendo in luce grandi protagonisti della scena teatrale.

A ospitare questa nuova edizione è lo Spazio Nous, giovane realtà culturale del quartiere Trieste che si candida a diventare un punto di riferimento importante per il teatro Off romano. In un contesto cittadino spesso povero di luoghi dedicati alla sperimentazione e alla drammaturgia indipendente, Spazio Nous sembra voler recuperare proprio quella dimensione di prossimità tra artisti e pubblico che appartiene storicamente ai piccoli spazi teatrali: un luogo vivo, raccolto, dove lo spettatore non assiste soltanto a uno spettacolo, ma entra fisicamente dentro la narrazione scenica.

Ad aprire il festival è stato Cantanti, intenso lavoro della compagnia Le Scimmie, interpretato da Giuseppe Brunetti e Carlo Geltrude – quest’ultimo anche regista – su drammaturgia di Mario Gelardi. Uno spettacolo che colpisce soprattutto per la capacità di affrontare un tema ampiamente raccontato, quello dei collaboratori di giustizia legati alla mafia, attraverso una forma teatrale nuova, originale e profondamente immersiva.

Nel Sud Italia i pentiti vengono chiamati “cantanti”: coloro che “cantano”, che parlano, che rompono il vincolo dell’omertà. Ed è proprio da questa immagine che prende forma la pièce, costruita come un continuo intreccio fra racconto, confessione, memoria e canto popolare. Il pubblico viene trascinato dentro il vissuto dei fratelli Brusca, seguendone l’evoluzione: dall’adesione cieca ai clan mafiosi fino alla scelta di collaborare con la giustizia, vivendo poi nell’angoscia permanente della vendetta e della paura.

La novità più interessante del lavoro risiede però nel linguaggio scenico adottato. Cantanti non sceglie la strada del teatro civile tradizionale, spesso costruito sulla cronaca o sulla denuncia diretta; preferisce invece un impianto narrativo che lavora sulla materia orale, sul ritmo del racconto, sulla musicalità della lingua e sul potere evocativo del dialetto. È un teatro che recupera la dimensione ancestrale del narrare, quasi un ritorno alle radici popolari della scena italiana.

La musica dal vivo, eseguita in scena con la chitarra, accompagna e scandisce i momenti cruciali della vicenda, riportando inevitabilmente alla memoria la tradizione dei cantastorie. Per lunghi tratti sembra di assistere a una moderna ballata tragica, capace di evocare quell’Italia arcaica e contadina in cui le storie di violenza, brigantaggio e sangue venivano tramandate oralmente nelle piazze e nei vicoli. La funzione narrativa della musica diventa quindi centrale: non semplice accompagnamento sonoro, ma vero strumento drammaturgico.

Molto convincente la prova attoriale di Giuseppe Brunetti e Carlo Geltrude, capaci di sostenere con intensità una scrittura complessa e fortemente ritmica. I dialoghi in dialetto siciliano, soprattutto nella prima parte dello spettacolo, impongono un andamento serrato alla narrazione. In alcuni momenti il dialetto si fa volutamente ostico, quasi impenetrabile, e potrebbe inizialmente disorientare una parte del pubblico non abituata alla cadenza sicula; tuttavia questa scelta linguistica si rivela presto uno degli elementi più efficaci della messinscena.

La difficoltà di comprensione diventa infatti metafora teatrale della distanza che separava gli investigatori dal mondo mafioso negli anni delle prime grandi indagini. Una lingua altra, chiusa, criptica, che rappresentava non soltanto un codice linguistico ma un intero sistema culturale e relazionale. Progressivamente, però, il dialetto si apre, si fa più comprensibile, quasi a suggerire che anche quel sistema stia lentamente cedendo, lasciandosi decifrare. L’evoluzione linguistica accompagna così quella narrativa e psicologica dei personaggi.

Cantanti – Carlo Geltrude, Giuseppe Brunetti

Il lavoro di documentazione alla base dello spettacolo è solido e accurato. La pièce nasce infatti dallo studio di atti processuali, deposizioni e documenti giudiziari, oltre che dalle inchieste del giornalista Saverio Lodato. Mario Gelardi, con la consulenza di Roberto Saviano e del magistrato Roberta Cafiero, costruisce una drammaturgia che evita ogni retorica e pone allo spettatore una domanda profondamente scomoda: il pentimento dei mafiosi nasce davvero da una presa di coscienza morale oppure rappresenta soltanto un compromesso di sopravvivenza? Al termine dello spettacolo, il lungo e caloroso applauso del pubblico ha confermato la forza del progetto scenico. I presenti hanno richiamato più volte sul palco Brunetti e Geltrude, tributando ai due interpreti un consenso sincero e partecipato. Segno evidente di come Cantanti sia riuscito non solo a raccontare una storia, ma soprattutto a trovare una forma nuova e coinvolgente per farlo, restituendo al teatro quella funzione antica e necessaria di rito collettivo e memoria condivisa.

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Cantanti- con Carlo Geltrude e Giuseppe Brunetti, regia Carlo Geltrude, drammaturgia Mario Gelardi – Inventaria Festa del Teatro Off, in copertina Giuseppe Brunetti e Carlo Geltrude, Spazio Nous 15 maggio 2026

Foto ©Grazia Menna

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