di Roberto Berlini

 

Da Venerdì 11  a domenica 13 febbraio al teatro OFF/OFF Theatre è andato in scena Cam On: spettacolo ideato, scritto e diretto da Massimo Stinco interpretato dagli attori Alberto Bucco, Simone Fabiani, Alberto Viscardi.

Spettacolo vietato ai minori di 18 anni Cam On affronta il mondo a luci rosse che si nasconde in internet e come esso influenzi la nostra vita. I tre attori Alberto Bucco, Simone Fabiani, Alberto Viscardi portano sul palco tre storie esemplificative dei mezzi e degli strumenti con cui si interagisce con questi siti.

Lo spettacolo è iniziato con una breve spiegazione didascalica che fa conoscere allo spettatore quale “mercato” è presente online. Ci sono siti in cui è possibile conoscere persone con cui condividere il piacere, siti in cui è possibile fruire passivamente di contenuti e ancora chat e applicazione che consentono di mettere in contatto persone per poi incontrarsi anche al di fuori della dimensione virtuale.

La rappresentazione è entrata poi nel vivo di una storia in cui tre amici hanno sperimentato direttamente il produrre contenuti espliciti in una chat in cui venivano pagati per esibirsi. Da qui lo sguardo dello spettatore è stato portato ad osservare e conoscere come questa prima esperienza abbia segnato la vita dei tre personaggi. Ognuno, in base alle sue caratteristiche e ai suoi gusti, ha declinato la chat secondo il proprio sentire. Lo spettacolo affronta queste tematiche in modo schietto e diretto, tanto che si è fatto uso esplicito in più occasioni di nudo integrale proposto sia nei brevi video proiettati che dagli attori stessi.

Cam on non lo si può considerare né una lezione sull’utilizzo della rete e né tantomeno un mero e frivolo pretesto per esibire della nudità. Quello che ha reso profondo di contenuti lo spettacolo, e che ha giustificato – o per meglio dire nobilitato – il nudo è stata la profondità delle storie interpretate dai tre attori. Il nudo proposto non è stato altro che la conseguente trasposizione visiva della schiettezza del linguaggio che per il suo essere diretto e conciso non poteva prescindere da una sintesi estrema quale la nudità di un corpo.

Interessante e per nulla scontato il modo in cui sono state evocate le varie ambientazioni: pochi oggetti di scena, qualche sedia, computer portatili e oggetti di arredo che suggerivano ora lo spazio privato, come la casa, ora l’ufficio o il bagno pubblico. Allo stesso modo la capacità recitativa dei tre artisti, unita alla regia, ha reso credibile anche lo spazio virtuale in cui agivano i personaggi sia insieme che separatamente. Cam on ci insegna come, in fin de conti, l’ambiente fisico e quello virtuale siano spazi altrettanto reali in cui il virtuale non è altro che l’amplificazione dello spazio fisico.

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