di Daniela Coppola

BERT BRECHT STRASSE

da Bertolt Brecht – regia di Giancarlo Sammartano

Scuola Fondamenta – Teatro Off/Off Theatre

La scrittura scenica prende le mosse non solo dall’opera teatrale di Bertolt Brecht ma anche dalla sua esperienza di vita e dalla sua ricerca della libertà, passando attraverso quel suo migrare continuo all’indomani della ascesa di Hitler al potere. Per questo, necessariamente, ci si deve attrezzare per comprendere questo spettacolo, passando in rassegna le tappe fondamentali della maturazione artistica ed esistenziale del grande drammaturgo.

Dal 1933 in poi per fuggire dal nazismo al potere, una peregrinazione girovaga per l’Europa del nord e poi, attraverso l’Unione Sovietica fino all’ultimo lembo orientale della crosta asiatica, attraversando lo stretto di Bering, per approdare negli Usa, dove sarebbe vissuto almeno una decina d’anni.  

Qui l’accoglienza per i tedeschi in fuga dalla dittatura nazista era fuori discussione: un po’ meno benvenuta era la loro espressività artistica, così lontana da quella che si era formata nel nuovo continente. Il tramonto del suo soggiorno americano e il suo ritorno in Europa si colloca fatalmente con la convocazione presso la Commissione per le attività antiamericane, laddove era stato chiamato a rispondere dell’accusa di praticare l’ideologia comunista.

Un breve transito per la Svizzera e quindi il ritorno nella sua Germania, in quella Berlino già divisa in due: lui si stabilirà nella parte orientale, più prossima alla sua formazione politica, laddove peraltro gli era stato promesso un teatro: il Berliner Ensemble. Finalmente possiede un teatro, ma ormai cinquantenne, la sua espressività artistica è comunque compressa da un regime che non gli perdona l’istinto di libertà e di umanità che lo fa militare inesorabilmente dalla parte del Popolo, contro qualunque Potere. I suoi lavori vengono boicottati, il suo magistero artistico sembra chiudersi in se stesso, verso quella deriva di incomunicabilità che proprio in quegli anni attraversava l’Europa. Non a caso negli ultimi anni della sua vita in quel teatro lui avrebbe voluto curare un allestimento dell’opera fondamentale di Samuel Beckett, Aspettando Godot.

Una porta chiusa sul fondale del palcoscenico, una porta che non conduce da nessuna parte, simboleggia la deriva della sua opera poetica e civile. Fuori, si direbbero chiusi fuori, come ospiti indesiderati, tutti i temi della sua poetica. Ma forse è anche una porta fisica, quella che divide il fuori dalla sua privata camera, laddove riceveva i discepoli, pronti a far rivivere brani della sua poetica. Una pila di libri al lato del paco, a guisa di comodino sulla quale troneggia un lume, un appendiabiti ricolmo di cappelli e giacche e quattro sgabelli al lato opposto, sui quali andranno a sedersi, fuoriusciti dalla platea, i quattro attori che daranno vita alle sequenze rappresentative.

 Un attore seduto su una panca incarna Bertolt Brecht (l’attore è Claudio Trionfi) che dà il via a ogni partitura, premettendo di volta in volta un passaggio della sua esistenza. Così prendono corpo in sequenza la dolce Maria, destinataria di abbracci da parte del Maestro, ma anche leva dei suoi deliri. Lei incarna Il ricordo di Marie A. (opera giovanile del Maestro),  dove c’è spazio per il rimpianto del socialismo di Rosa Luxemburg, la rievocazione -per lampi- della sua fuga dopo l’incendio del Reichstag del febbraio 1933, il ritorno nella Berlino divisa del 1948,il soffocamento della espressività artistica imposto dal difficile secondo  dopoguerra.

A questo punto, dalla platea, come si conviene in un allestimento che parla di Brecht, rompendo la quarta parete, entrano altri quattro giovani attori.

Ciascuno dei nuovi entrati dà vita ad inserti rappresentativi della poetica del Maestro della nuova drammaturgia: non sempre facile identificare i riferimenti precisi da cui le estrapolazioni sono tratte. Ma riconoscibili sono “Santa Giovanna dei Macelli” (opera allestita in Danimarca e ispirata al personaggio di Giovanna D’Arco), la famosa opera teatrale “L’opera da tre soldi”(con la sua aspra critica anti capitalista)nella cantataLa galera di Jenny, per finire con “L’anima buona di Sezuan”  (esplicito conflitto bene-male) con Shui Ta sottoposto a processo per aver ucciso la cugina, la dolce e buona Shen Te.

Viene poi tirata una tenda sul fondale che nasconderà la porta ed entrano in scena Vladimiroed Estragonedi “Aspettando Godot” di Samuel Beckett. Per Brecht aspettando Godot è parallelo al suo “Tamburo nella notte”. Brecht dice che “la radice dell’uomo è l’uomo”. Poi l’attore che incarnava Brechtsi trasforma in Pozzo con al seguito il servo Lucky. Per Brecht, Pozzo, corrisponde al suo Puntila(Il signor Puntila e il suo servo Matti). Mentre Pozzo termina la sua narrazione i ragazzi sfilano via dal palco ed escono da dove sono entrati, cioè scendono in platea. Ritornano sul palco per i saluti.

Tutta la narrazione procede per lampi, brevi come epigrammi, a riassumere tutta la sostanza della sua produzione di chiaro impianto didascalico: questa una rassegna

  • L’uomo deve cercare il meglio,
  • L’uomo è uomo, si può rifare
  • Nulla è natura, ma mutabile
  • Uno è nessuno
  • La fatica di essere cattivi
  • Essere buoni è difficile: sei perduto se aiuti il perduto
  • Povero: è una parola sporca
  • A che servono la bontà, la libertà, la ragione in quanto tali, ma bisogna creare le condizioni per la bontà, la libertà la ragione
  • L’amore è come una noce di cocco, si butta via tutto e rimane in bocca solo la polpa amara.
  • L’amore è debolezza e costa caro
  • No difesa dei personaggi (Breviario di estetica teatrale libro di B.Brecht)

 

Interpreti: (Brecht e poi Pozzo) Claudio Trionfi

Ivano Cavaliere, Maria Beatrice Giovani, Andrea Lami, Giulia Malavasi, Alisia Pizzonia

 

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