di Andrea Cavazzini

 

 

La vita può essere così effimera che se ne va senza che ce ne accorgiamo. Trascorrere le proprie giornate al limite, alla massima velocità e sentire il rischio ad ogni curva a volte non è sufficiente per sapere che hai superato tutto.

Guardare la paura negli occhi fino a quando non si vince la battaglia è solo per superare il primo passo di una guerra che non finisce mai, perché il gusto per l’adrenalina ti spinge sempre a desiderare di più. Qualcosa del genere Alex Zanardi lo deve aver pensato molte volte, sempre coinvolto in battaglie che ti portano al limite mentre ora sta combattendo la sua battaglia più difficile dopo l’incidente che lo ha visto protagonista suo malgrado,  lo scorso 19 giugno, su quel maledetto tratto della statale 146 nella provincia senese, una lotta con la morte, una rivale che Alex conosce bene ma non per questo meno temuta.

Pilota automobilistico, pilota di handbike, imprenditore, paratleta straordinario e appassionato di velocità, Alex Zanardi è un combattente instancabile. E se il destino pensava di distruggere la sua vita, avrebbe fatto i conti senza di lui.

La handbike” è stata la rinascita di una persona che non si è mai fermata, che dopo aver subito il terribile incidente nel 2001 a Lausitzring in Germania mentre disputava una gara di Formula Cart, ha deciso di reinventarsi per continuare a competere e vincere.

Quella tragedia subita da Alex è stata un punto di svolta della sua vita. Lungi dal rinunciare e dall’affondare, ha deciso di continuare a combattere, alzarsi e lottare per creare una delle storie più incredibili e belle di questo sport. Il recupero è durato per più di anni, ma la combattività mostrata dal pilota bolognese ha toccato limiti quasi sconosciuti. Più di 24 mesi dopo, Zanardi è tornato a salire su una auto da corsa per tornare a fare ciò che gli piaceva di più, guidare.

Dopo questo ultimo incidente, si potrebbe dire che il “terzo”, Zanardi ha davanti a sé una nuova battaglia, forse la più difficile di tutta la sua vita, quella vita che è più in gioco che mai per una persona che sa cosa significa sentire il limite dell’esistenza a più di 300 chilometri all’ora; affermazione tanto pericolosa quanto potente.

Alex Zanardi è sempre stato appassionato di sport motoristici dimostrando un talento speciale per la guida. La sua vita è stata la velocità, l’adrenalina, cercando di guadagnare un decimo di secondo ad ogni giro per essere sempre il migliore, essere il più veloce, arrivare primo al traguardo per vedere la bandiera a scacchi sventolare.

La velocità è stata la sua costante e non solo a bordo di una vettura da corsa, ma anche di un pensiero al servizio della rinascita, dimostrando di essere un esempio di inestimabile ispirazione per tanti sportivi e non.  Autentico spot vivente contro i limiti, ore e ore di allenamento di dura preparazione riuscendo a diventare un’atleta professionista in quella che era già la sua nuova vita. Con quattro settimane di allenamento, nel 2007 è riuscito a finire quarto nella Maratona di New York. In questo modo, risorgendo ancora e ancora di fronte alle avversità più difficili della vita, ecco come Alex Zanardi ha cercato di cambiare il mondo. Subire due incidenti molto gravi, essere un vincitore nel mondo dei motori, passare a una disciplina paralimpica e vincere sei medaglie tra oro e argento ai Giochi paralimpici di Londra e Rio de Janeiro, sono il risultato di grande personalità e di lavoro inarrestabile.

Questi risultati hanno fatto sì che venisse riconosciuto come un esempio positivo,  un esempio di auto-miglioramento e impegno, una grande personalità per tutti noi. Ma la vita di Zanardi deve rappresentare soprattutto un messaggio  di incoraggiamento e di speranza per tutti coloro che in tutto il mondo hanno sofferto durante questa terribile pandemia, l’esempio del Paese che vorremmo, che lotta e che non molla mai.

Condividi su: