di Tonino Pinto *

 

«Il Cinema riscalda la città’ fantasma», questo uno dei tanti titoli di giornali per sottolineare l’inaugurazione della 72a Berlinale del cinema. Un festival che inaugura in febbraio di solito sotto la neve la nuova stagione cinematografica, settantadue anni fa voluta politicamente da Hollywood nella Berlino dell’ovest a stelle e strisce per accendere i riflettori sulla vecchia capitale divisa dal muro che separava la Germania liberata dal nazismo ma tenuta separata dalla guerra fredda con la Russia di Stalin. Altri tempi, ed anche altri film ed altre star.

Tornata quest’anno live, pochi negozi aperti e pochi locali pubblici attorno alla cittadella del cinema e al Sony Center disegnato da Renzo Piano nella futuribile Marlene Dietrich Platz, con rigide misure di sicurezza e pochi alberghi disponibili in un’est ritrovato e ridisegnato che somiglia a New York. Tuttavia questo Festival che seguiamo da trent’anni sarà ancora pieno di star e di film, una volta: Dustin Hoffman, Al Pacino ma anche il grande Billy Wilder che a Berlino respirò prima di fuggire con la grande Dietrich a Hollywood e firmare i primi leggendari successi. Quest’anno ci saranno Emma Thompson che alla bellezza delle 62 primavere suonate, apparirà in un nudo integrale nel bel film in concorso Good luck to you, Leo Grande di Sophie Hyde, divertente metafora di una sessantenne che non ha mai avuto un orgasmo e che decide di provarne uno con un gigolò. A seguire  Vincent Lindon, Juliette Binoche e Isabelle Huppert, mentre la prima grande star a sfilare sul red carpet con il registaFrançois Ozon è stata Isabelle Adjani protagonista del film d’apertura Peter Von Kant.

Libero adattamento fra gelosie e voglia di dominio ispirato al grande regista tedesco Rainer Werner Fassbinder, considerato uno dei più importanti rappresentanti del cosiddetto “nuovo cinema tedesco”, quello per intenderci degli anni settanta e i primi anni ottanta, con una rilettura al maschile de Le lacrime amare di Petra Von Kant del 1972.  In questa versione, però, la stilista Petra diventa il regista Peter, interpretato magistralmente da Denis Menochet, storia avvolgente di una stilista che si innamora di una giovane ambiziosa che a sua volta si fa stregare da un giovane ambizioso più di lei.

Altra protagonista di questa edizione della Berlinale sempre più al femminile è Charlotte Gainsbourg in concorso con il film Les Passagers de la nuit di Mikkaël Hers dove interpreta il ruolo di una madre abbandonata dal marito nella Parigi degli anni ’80, quegli anni in cui tra alti e bassi ho iniziato la mia carriera di attrice, ha detto la figlia del celebre cantautore Serge e Jane Birkin

«Una tensione che invece si dissolve troppo presto cercando di recuperare per quanto possibile segni di una passata grandezza» secondo Paolo Mereghetti del Corriere della Sera dopo aver visto a Berlino l’anteprima di Occhiali Neri, l’ultimo film del maestro dell’orrore Dario Argento, ottantuno primavere portate con disinvoltura. Il film è stato presentato nella sezione “Gold” ed è interpretato da Asia la figlia del regista che è anche co-produttrice nel ruolo di un’insegnante per non vedenti, e da Ilenia Pastorelli nel ruolo di una escort che perde la vista in un terribile incidente stradale per sfuggire ad un serial killer. Condividendo il giudizio critico di Mereghetti, va detto che il film così come il suo autore è stato accolto con simpatia dal pubblico in sala, un po’ meno alla proiezione della stampa, giocato fra luci e ombre e fra effetti sonori “sparati” come bombe e orrendi serpenti acquatici. Con la protagonista che non riesce a raggiungere quella verve liturgica che ha sempre caratterizzato i film di Argento e che non riesce ad aggiungere nulla di più al suo ricco carnet che da tempo e meritatamente consegnato alla storia del cinema.

«Il cinema e’ conformista e ipocrita, perché dopo gli uccelli, i thriller si sono riempiti di tarantole, lucertole e scorpioni. Credo mi abbiano in fondo copiato in tanti», ha detto il regista romano.

Occhiali neri a nostro giudizio dividerà’ i pareri della nutrita schiera di appassionati del Dario nazionale, contribuendo  comunque a quella curiosità morbosa che in tanti anni ha arricchito al botteghino(questo è il nostro auspicio), i film di questo grande cineasta.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

Condividi su: