Una proposta ampia e coraggiosa che conferma il lavoro di Manuela Kustermann e della squadra del Vascello
Nella mattinata dello scorso 28 maggio, al Teatro Vascello è stata presentata la nuova stagione teatrale 2026-2027. A fare gli onori di casa, come di consueto, la direttrice Manuela Kustermann, davanti a una sala con operatori del settore, media e molti spettatori affezionati, pronti a seguire il nuovo percorso immaginato da una delle direzioni artistiche più solide e visionarie del teatro italiano. Un pubblico partecipe e attento, che nel corso della presentazione ha accolto con calore e convinzione il cartellone proposto, confermando ancora una volta il forte legame che il Vascello è riuscito a costruire negli anni con la propria comunità di spettatori.

Più che un semplice cartellone, la nuova stagione del Vascello nasce da una riflessione precisa sul presente. Manuela Kustermann sintetizza il senso del progetto con una riflessione efficace, dal titolo: «Contenere il caos: il teatro nell’era della discontinuità». In un tempo segnato da fratture continue, instabilità e smarrimento, il teatro si interroga sul proprio ruolo: può ancora offrire strumenti per comprendere la complessità del mondo contemporaneo?
La parola chiave è proprio “contenere”. Non nel senso di proteggere o isolare dalla realtà, ma di darle forma senza cancellarne le contraddizioni. Per il Vascello, il teatro deve accogliere il disordine del presente e trasformarlo in esperienza condivisa, come accade nella poesia, dove l’emozione viene trattenuta senza perdere intensità. È qui che la scena torna a essere rito collettivo, luogo in cui il pubblico non cerca rassicurazioni, ma un confronto autentico con il proprio tempo.
Il discorso della Kustermann si fa ancora più netto quando affronta il rapporto con l’intelligenza artificiale e la crescente smaterializzazione dell’esperienza contemporanea. In un mondo dominato da immagini e suoni generati senza presenza fisica, il teatro rivendica la centralità del corpo umano, della relazione diretta, del tempo vissuto insieme. La vera resistenza sta nella fragilità dell’attore, nel sudore, nella vulnerabilità condivisa tra scena e platea. Una scelta che la direttrice definisce “antropologica”: credere che esista ancora un bisogno profondo di riunirsi nello stesso luogo, davanti alla stessa storia, per difendere ciò che resta irriducibilmente umano.
Questa visione prende forma in una stagione di grande ampiezza, con 37 spettacoli, in crescita rispetto all’anno precedente. Il programma attraversa temi centrali della contemporaneità, qui per citarne alcuni, che spaziano dal mito reinterpretato nella Tragùdia di Alessandro Serra in lingua grecanica e nell’ Orestea firmata da Carmelo Rifici, al fascino oscuro del male in Dottor Jekyll e il signor Hyde di Fabio Condemi e nel Riccardo III di Antonio Latella, fino alle riflessioni sul potere, sul tempo e sulla vecchiaia. Una proposta ampia, coraggiosa e coerente, costruita con grande attenzione alla qualità artistica e alla pluralità dei linguaggi scenici.
Tra i momenti più intensi della presentazione, l’intervento di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, artisti simbolo della ricerca teatrale contemporanea e residenti storici del Vascello. Di ritorno da una acclamata tournée in Cina, il duo celebrerà proprio in questa stagione i quarant’anni di collaborazione artistica. «Metà della nostra vita l’abbiamo passata qui», ha ricordato Rezza, ribadendo il legame profondo con un teatro considerato ormai una seconda casa. Durante le festività torneranno in scena con alcuni lavori storici del loro repertorio, tra cui 7-14-21-28 e MetaDietro, in attesa del nuovo spettacolo che stanno preparando.

Arricchita dalle collaborazioni consolidate, come quella con il Romaeuropa Festival, la stagione 2026-2027 del Teatro Vascello si presenta dunque come un forte atto di fiducia nei confronti del pubblico. Un teatro che non cerca soluzioni facili né finali consolatori, ma che sceglie di confrontarsi apertamente con il disagio e le ambiguità del presente. Ed è proprio qui che emerge con forza il grande lavoro portato avanti dalla Kustermann insieme a tutta la squadra del Vascello: una realtà che, stagione dopo stagione, continua a difendere il valore del teatro come luogo di incontro, ricerca e crescita collettiva. Un impegno costante, fatto di cura artistica, capacità organizzativa e attenzione verso gli spettatori, che ha trasformato il Vascello in uno dei presìdi culturali più vivi della città. Come ha ricordato la stessa Kustermann nel suo intervento conclusivo, il teatro forse non può cambiare il mondo, ma può ancora cambiare le persone che il mondo lo cambiano. E a giudicare dagli applausi che hanno accompagnato la presentazione del nuovo cartellone, il pubblico del Vascello sembra pronto, ancora una volta, ad accettare questa sfida.
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Teatro Vascello – Presentazione stagione teatrale 2026-2027, in copertina Manuela Kustermann, 28 maggio 2026
Foto ©Grazia Menna





