Leonardo Buttaroni trasforma i drammi del Bardo in una farsa travolgente, tra riscrittura irriverente e totale libertà comica.
Riportare il teatro alla sua dimensione originaria: quella popolare, aperta, che nell’antica Grecia riempiva le piazze e annullava le distanze tra attori e comunità. Nasce da questa suggestione Shake it out, l’irriverente commedia in scena al Teatro Trastevere di Roma. Un gioco teatrale totale in cui il pubblico rompe la quarta parete, sale sul palco e interagisce con lo spettacolo insieme al cast in un continuo e divertito cortocircuito. L’ambizioso intento del regista Leonardo Buttaroni è quello di accorciare le distanze tra il grande pubblico e le tragedie più celebri di Shakespeare, e per farlo, sceglie una via tanto folle quanto efficace: concentrare i capolavori del Bardo in un unico spettacolo, scardinandone la solennità attraverso una lente deformante fatta di assurdità, parodia e pura comicità farsesca.
In questa girandola di stimoli, emerge chiaro un dato: il teatro di Shakespeare è in realtà solo un brillante MacGuffin. Le opere del nativo di Stratford-Upon-Avon non sono il fine ultimo dello spettacolo, ma il pretesto narrativo per innescare un meccanismo molto più ampio. Shake it out non vive tanto della parodia letteraria in sé, quanto piuttosto della comicità surreale, dinamica e quasi circense dei cinque ottimi interpreti. Sono gli attori a reggere il peso di un racconto metateatrale serratissimo, costruito su un flusso continuo di gag e fulminanti rimandi alla cultura pop contemporanea. In una pastiche citazionista che va dalle note dei Queen alle spade laser di Star Wars, fino alla cucina di Alessandro Borghese, la drammaturgia estende la caratterizzazione dei personaggi scespiriani. Difatti, lo spettacolo punta dritto al cuore dello spettatore attraverso una comicità genuinamente nazional-popolare, capace di intrattenere e divertire senza filtri. Il risultato è un’empatia immediata, con una platea talmente reattiva da accompagnare le acrobazie verbali e fisiche del cast come se si trovasse davanti alle risate registrate di una sitcom dal vivo.
D’altronde, questo approccio trova una conferma immediata nella drammaturgia stessa, che con grande intuito mette in scena personaggi ormai logorati dal proprio mito. Romeo e Giulietta, ad esempio, salgono sul palco dichiarandosi stanchi di ripetere le stesse battute e di subire la medesima, tragica sorte da secoli. Diventa così evidente il lucido intento della regia di svincolarsi dalla rappresentazione classica: il personaggio viene emancipato dal peso della tradizione, liberandosi dalle catene del copione originale; il risultato di questa operazione è una totale, anarchica libertà comica e situazionale, che si traduce perfettamente nell’allegro e travolgente caos ammirato sul palcoscenico.
In questa irriverente baraonda, l’uso delle luci riveste un ruolo fondamentale: Shake it out inizia con la sala completamente illuminata e spesso continua in questo modo, annullando visivamente i confini e creando un tutt’uno tra la platea e il palcoscenico. Allo stesso modo, l’interazione diretta e costante con il tecnico delle luci e del suono rompe ulteriormente la prossemica tradizionale e la distanza tra pubblico e attori. I protagonisti, infatti, non si limitano a muoversi tra le poltrone, ma colonizzano l’intero spazio teatrale, entrando e uscendo persino dal foyer. Nello spettacolo tutto si trasforma in un metateatro condiviso e totale, dove persino i saluti finali smettono di essere un momento formale per diventare l’ennesima occasione di gag geniali e finemente studiate. Questo meccanismo è sorretto dalle interpretazioni degli attori che forniscono una prova versatile, con una spiccata verve comica e surreale. In particolare, il continuo scambio dei ruoli maschili e femminili, unito all’eclettismo espressivo dei protagonisti, capaci di giocare con il movimento scenico e di modulare la voce attraverso registri differenti, alimenta il ritmo brillante e l’ilarità della rappresentazione. Portare in scena tanti personaggi diversi, alternati a repentini cambi di costumi, era un’impresa non semplice, che risulta una scommessa vinta grazie alla capacità degli interpreti di riuscire, non solo a immedesimarsi in parti sempre differenti, ma a conferire a ciascun ruolo una cifra espressiva autonoma attraverso situazioni esilaranti e grottesche.
Shake it out dinanzi alla pletora di rappresentazioni scespiriane che da anni affollano i palcoscenici sceglie di spingersi persino oltre la parodia, offrendo uno spettacolo con un unico e dichiarato intento: divertire. Una scelta che, in astratto, potrebbe aprire una complessa questione critica su cosa sia oggi l’intrattenimento a teatro, sul rischio di scivolare in dinamiche triviali o ripetitive e, di contro, su quanto un’operazione del genere possa realmente avvicinare le nuove platee alla prosa. Tuttavia, ogni dubbio teorico viene spazzato via dalla reazione della sala. La risposta del pubblico, sinceramente divertito (loro) si traduce in applausi fragorosi e convinti che dirimono la questione sul nascere, decretando il successo di una formula che in scena vince e convince.
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Shake it out – Drammaturgia, Collettiva (Compagnia e Leonardo Buttaroni) – Regia, Leonardo Buttaroni – Con Lorenzo Colombo, Silvia Cox, Francesca Mastroddi, Francesco Parisi e Julia Tola – Disegno Luci e Fonica, Leonardo Buttaroni – Produzione, Teatro Trastevere (all’interno del Progetto Residenziale Artistico “Germogli”) – Teatro Trastevere dal 5 all’8 novembre 2026





