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“Cecilia con tutti i sui parenti, sono musici di corte davvero eccellenti!”

Quarta Sinfonia di Mahler nella trascrizione cameristica di Klaus Simon: Sieva Borzak guida I Solisti della Filarmonica con Désirée Giove.

Giovedì 5 novembre il Teatro Argentina ha aperto la stagione da camera 2026-27 dell’Accademia Filarmonica Romana: undici concerti distribuiti fino a maggio, con una tappa al rinnovato Teatro Valle e un cartellone che attraversa il repertorio dal Seicento alle prime esecuzioni. A inaugurare il percorso è un progetto voluto dal direttore artistico Domenico Turi, I Solisti della Filarmonica: quindici musicisti italiani delle ultime generazioni, legati agli anni recenti dell’istituzione e affermati a livello internazionale, che per un triennio si riuniranno a Roma attorno al grande repertorio cameristico, raccogliendo l’idea di Giuseppe Sinopoli, fondatore nel 1993 della prima formazione con questo nome. Il debutto è affidato alla Quarta Sinfonia di Mahler nella trascrizione di Klaus Simon, con Sieva Borzak sul podio e Désirée Giove soprano solista.

Sul palco le fila si compongono di percorsi eterogenei, accomunati da un rigore di studi evidente e da una parabola in ascesa. Aron Chiesa, classe 1996, è primo clarinetto alla Scala; Bianca Fiorito, nata a Roma nel 1999, è flautista stabile dei Münchner Philharmoniker dal 2021, anno in cui Francesco D’Innocenzo entra a far parte, come contrabbassista, dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Tra gli archi, la violinista Misia Iannoni Sebastianini, la violista Martina Santarone e il violoncellista Vladimir Bogdanović, appartengono al Quartetto Werther, mentre il percussionista Flavio Tanzi, attivo nel PMCE, e il fisarmonicista Samuele Telari portano un’abitudine al contemporaneo che spazia dal lavoro con Sciarrino ai concerti alla Royal Albert Hall. L’organico si presenta così come un insieme di timbri già temprati altrove, chiamati a ritrovarsi sotto un’unica bacchetta.

Qualche parola sull’opera eseguita: «Immaginate l’azzurro uniforme del cielo… Talvolta si oscura e diventa fantasmagorico e terrificante: ma non è che si faccia nuvoloso, perché il sole continua a splendere nel suo eterno azzurro; soltanto a noi, all’improvviso, sembra orrifico». Con queste parole fu lo stesso Mahler a introdurre la Sinfonia n. 4 in sol maggiore, scritta fra il 1899 e il 1900. La partitura segna una svolta rispetto alle dimensioni monumentali dei lavori precedenti: l’orchestrazione si fa più trasparente e la scrittura recupera una leggerezza di ascendenza classica, popolare e infantile, entro una visione insieme luminosa e ambigua. Nei quattro movimenti l’epico e il drammatico si alternano, a tratti si sovrappongono, a episodi lirici, fino al finale, Das himmlische Leben, Lied tratto da Des Knaben Wunderhorn che consegna il paradiso allo sguardo di un bambino.

Il primo passo dei Solisti della Filarmonica approda a un esito convincente e avvia la stagione con una lettura di salda coesione. La compagine restituisce Mahler con un’energia capace di investire la sala come farebbe un’orchestra sinfonica al pieno dei suoi mezzi, senza rinunciare al gioco di rimandi sottili da uno strumento all’altro che la scrittura trasparente della partitura richiede e che le dimensioni raccolte dell’insieme rendono percepibile fin nel dettaglio. Ogni voce conserva il proprio profilo e risalta per qualità individuale, eppure tutte rispondono ai gesti di Borzak con un unico respiro. L’impressione è quella di un affresco sonoro, di cui da vicino si distinguono le pennellate dai colori vibranti e da lontano si coglie l’armonia complessiva. Désirée Giove offre un canto che incanta il pubblico in sala e si fonde, a sua volta, con il resto dell’insieme, mentre Borzak guida con mano sicura e partecipe un esordio che apre con buoni auspici il cammino dei prossimi tre anni.

Con un avvio di questo livello, per la stagione come per i Solisti, non resta che segnare le prossime date. All’Argentina la Filarmonica torna il 19 novembre con la pianista Anna Fedorova, in un programma che dall’«Appassionata» di Beethoven approda al Carnaval op. 9 di Schumann. I Solisti si ritroveranno il 22 aprile, a poche settimane dalla chiusura, con il Sestetto op. 18 di Brahms e il giovanile Ottetto op. 20 di Mendelssohn.

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“Mahler, Quarta Sinfonia” — Gustav Mahler: Sinfonia n. 4 in sol maggiore (trascrizione per orchestra da camera e soprano solo di Klaus Simon, 2007) — I Solisti della Filarmonica, Sieva Borzak, direttore · Désirée Giove, soprano · Bianca Fiorito, flauto (con piccolo) · Elisa Metus, oboe (con corno inglese) · Aron Chiesa, clarinetto in si bemolle (con clarinetto in la) · Lucia Nardacci, clarinetto basso in si bemolle · Edoardo Capparucci, fagotto · Gabriele Gregori, corno · Flavio Tanzi e José Vicente Espí Causera, percussioni · Samuele Telari, fisarmonica · Fabio Fornaciari, pianoforte · Misia Iannoni Sebastianini, primo violino · Gloria Santarelli, secondo violino · Martina Santarone, viola · Vladimir Bogdanović, violoncello · Francesco D’Innocenzo, contrabbasso — Direzione artistica di Domenico Turi — Accademia Filarmonica Romana — Stagione da camera 2026-27, Teatro Argentina, giovedì 5 novembre 2026

Crediti foto: Marta Cantarelli

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