Dopo Cannes arriva alla Festa del Cinema di Roma il kolossal fantascientifico coreano.
Tra i Best of 2026 della Festa del Cinema di Roma prende posto Hope (Hopeu), nuova regia di Na Hong-jin, che firma anche soggetto e sceneggiatura e figura tra i produttori insieme a Saemi Kim e Saerom Kim. Prodotto dalla sudcoreana Forged Films e finanziato da Plus M Entertainment, il film arriva dopo la presentazione in concorso al Festival di Cannes 2026 ed è distribuito in Italia da MUBI, nelle sale dal 5 novembre. Nel cast Hwang Jung-min, Zo In-sung, Hoyeon,Michael Fassbender, Alicia Vikander, Taylor Russell e Cameron Britton, con Eum Moon-suk, Lee Sang-hee e Im Hyun-sik. Al centro della storia c’è Bum-seok, capo del piccolo posto di polizia di Hope, villaggio vicino alla zona demilitarizzata coreana popolato quasi esclusivamente da anziani, che con la giovane agente Sung-ae lotta per proteggere la comunità da una misteriosa creatura mentre, tra le montagne, una battuta di caccia guidata da Sung-ki si trasforma in un incubo. La fotografia è di Hong Kyung-pyo, il montaggio diKim Sun-min e le musiche di Michael Abels.

156 minuti che si fanno sentire tutti, fino all’ultimo. Il ritmo è pigro e dilatato, l’azione spesso confusa, soprattutto in una prima parte decisamente più problematica del segmento successivo alla scoperta della vera natura del mostro: finché la creatura insegue Bum-seok, seguire la vicenda è una vera fatica. E quando sembra giunta la fine, se ne apre un’altra, completamente inattesa, quasi fosse un secondo film innestato sul primo, di cui per un’ora intera non si era avvertita traccia, e il peso della durata si fa ancora più gravoso. A tutto ciò si aggiunge l’assoluta inverosimiglianza delle reazioni degli abitanti davanti al mostro che devasta il paese, culminata nella battuta di Sung-ae: «Anche se è un mostro, non può ribaltare le macchine come vuole!». Un momento che, più che spaventare o far sorridere di proposito, lascia lo spettatore sospeso tra incredulità e sconcerto, e che racchiude bene i limiti di una scrittura incerta.

Hope resta così un oggetto strano e a tratti affascinante, più interessante per ciò che prova a raccontare che per il modo in cui lo racconta. Na Hong-jin dimostra ancora una volta di avere un immaginario personale e il coraggio di spingersi oltre i confini del cinema di genere coreano, innestando su un impianto da monster movie ambizioni tutt’altro che modeste. Ma l’ambizione, qui, non trova una scrittura all’altezza: l’idea è potente, la sua traduzione in sceneggiatura molto meno, e a restare è la sensazione di un’occasione solo in parte colta. Il finale, aperto e in odore di sequel, lascia la curiosità di vedere dove il regista vorrà condurre questo universo, ma anche il dubbio che, per convincere davvero, servirebbe un racconto più asciutto, meno sicuro della propria grandezza e più fiducioso nella forza delle sue immagini. Un film da vedere, forse, più per curiosità e per il nome che porta che per piena convinzione.
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Hope (Hopeu) – regia di Na Hong-jin – scritto da Na Hong-jin – fotografia di Hong Kyung-pyo – montaggio di Kim Sun-min – musiche di Michael Abels – con Hwang Jung-min, Zo In-sung, Hoyeon, Michael Fassbender, Alicia Vikander, Taylor Russell, Cameron Britton, Eum Moon-suk, Lee Sang-hee e Im Hyun-sik – prodotto da Na Hong-jin, Saemi Kim e Saerom Kim, per Forged Films, finanziato da Plus M Entertainment, distribuito in Italia da MUBI – Festa del Cinema di Roma, sezione Best of 2026 – 23 ottobre, Sala Petrassi, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma
Foto – © Ufficio Stampa





