Alla Festa del Cinema di Roma arriva il docufilm dedicato alla vita del Maestro Sinopoli.
Alla sezione Special Screening della 21ª Festa del Cinema di Roma approda Il ghiaccio in tasca. Mio padre Giuseppe Sinopoli, documentario diretto da Giovanni Sinopoli, che firma la sceneggiatura insieme a Pasquale Plastino. Il film è prodotto da Marta Donzelli, Gregorio Paonessa e Beatrice Bordone Bulgari per Vivo film ed Eolo Film Productions, con il contributo del Ministero della Cultura. Nasce in collaborazione con Fondazione Musica per Roma e Deutsche Grammophon, storica etichetta del Maestro, e con il patrocinio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Tra le testimonianze figurano Plácido Domingo, Gustavo Dudamel, Daniele Gatti, Gil Shaham, Han-Na Chang e Giuseppe Tornatore, il musicologo Sandro Cappelletto, l’archeologa Maria Giovanna Biga, la moglie Silvia Cappellini Sinopoli e il fratello del regista, Marco. Al centro del racconto c’è Giuseppe Sinopoli, direttore d’orchestra, compositore, medico e archeologo, ritratto dal figlio nell’arco di 95 minuti. Il film ricompone la figura pubblica e quella privata del Maestro con scritti, lettere, filmati di famiglia e materiali d’archivio, oltre alla voce dello stesso Sinopoli. La fotografia è di Enrico Licandro, il montaggio di Elisa Sorge e le musiche di Marco Sinopoli. Il docufilm è stato presentato venerdì 23 ottobre nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, lo spazio che porta il nome del Maestro, a ottant’anni dalla nascita e venticinque dalla scomparsa.
Giovanni Sinopoli sceglie di restare ai margini del proprio film: è la voce narrante, ma il suo volto compare in pochissimi fotogrammi. I testimoni si rivolgono a lui fuori campo, mentre le registrazioni d’archivio lasciano a Giuseppe la parola in prima persona: un doppio dialogo tra figlio e padre che evita l’autocelebrazione. Da questa intimità affiorano i dettagli, come il riposo al buio e il bagno caldo prima del podio, o la banda a un funerale da cui nasce la passione per la musica. Il film procede così per frammenti di vita quotidiana più che per tappe di carriera, e lascia agli altri il compito di misurarne la grandezza.
A dare spessore al Maestro sono infatti gli interlocutori. Han-Na Chang racconta che Sinopoli, poco incline a lavorare con i bambini prodigio, apprezzò di lei, a Seul, la capacità di sentire e dare vita alla musica. Gil Shaham concorda sul punto decisivo: Sinopoli insegnava oltre la musica, allargando lo sguardo dei giovani attraverso la cultura. Han-Na ricorda a questo proposito una sua frase: «La musica è la cosa più importante della tua vita, ma non deve essere l’unica». Ne emerge un maestro generoso, attento alla crescita dei giovani più che al proprio mito, e una personalità che va ben oltre il ruolo nel panorama musicale: medico e archeologo, curioso e instancabile, con una cultura sterminata e una fame di sapere mai sazia.
Quella fame di sapere, però, non è dispersione: nel film appare come un’unica ricerca, condotta con strumenti diversi. Per Sinopoli medicina, musica e archeologia erano tre modi di indagare il profondo, fino a raggiungere il cuore dell’umano. Da qui discende anche l’idea che aveva del proprio mestiere: un direttore che si voleva mediatore culturale, non divo, e che poneva come prima regola non disturbare l’orchestra, mettendosi al servizio della musica invece di sovrapporle la propria figura. Il ritratto che ne esce è coerente, perché il rigore dell’artista e la generosità del maestro nascono dallo stesso sguardo. Non sorprende, allora, che il titolo del film venga da un gesto di cura, un consiglio al figlio, «Giovanni, fai finta di stringere del ghiaccio in tasca e i pensieri negativi andranno via». È una lezione su come governare la paura, e Giovanni la restituisce con pudore, lasciando che nel film si senta la frase pronunciata direttamente dal Maestro.
Questa restituzione della vita, delle opere e della persona di Giuseppe Sinopoli convince per l’equilibrio tra i materiali che la compongono: le immagini d’archivio, le registrazioni in cui parla lo stesso Maestro, le testimonianze di chi gli è stato vicino e le panoramiche sui luoghi a lui cari, da Venezia a Lipari. Ne risulta un’opera valida sia per chi si avvicina per la prima volta a uno dei più grandi artisti e intellettuali italiani, sia per chi desidera approfondirne la conoscenza.
__________________________
Il ghiaccio in tasca. Mio padre Giuseppe Sinopoli – regia di Giovanni Sinopoli – scritto da Giovanni Sinopoli e Pasquale Plastino – fotografia di Enrico Licandro – montaggio di Elisa Sorge – musiche di Marco Sinopoli – con le testimonianze di Plácido Domingo, Gustavo Dudamel, Daniele Gatti, Gil Shaham, Han-Na Chang, Giuseppe Tornatore, Sandro Cappelletto, Maria Giovanna Biga, Silvia Cappellini Sinopoli e Marco Sinopoli – prodotto da Marta Donzelli, Gregorio Paonessa e Beatrice Bordone Bulgari, per Vivo film ed Eolo Film Productions, con il contributo del Ministero della Cultura, in collaborazione con Fondazione Musica per Roma e Deutsche Grammophon, con il patrocinio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Festa del Cinema di Roma 2026, sezione Special Screening – 23 ottobre, Sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma
Foto – © Ufficio Stampa





