Jacopo Veneziani apre la rassegna nel cuore della capitale dove il passato non è una reliquia
A Roma la pietra antica non è una semplice reliquia da contemplare con reverenza, ma un organismo vivo capace di parlare al presente, ecco cosa rappresenta oggi la Domus Aurea. Tra le pareti sotterranee della favolosa dimora neroniana sul Colle Oppio si è aperta , nel pomeriggio dello scorso 2 ottobre, la quinta edizione di MOISAI – Voci Contemporanee. Un ciclo di nove appuntamenti, dal 2 al 18 ottobre, pensati per far risuonare teatro, danza, musica ed arti performative proprio nel cuore dell’archeologia capitolina. L’idea artistica di questa quinta edizione, attinge alle radici dell’antica Grecia: ciascun incontro è intrecciato al mito delle nove Muse, tradizionali protettrici delle arti e del sapere umano, chiamate a fare da ponte spirituale tra il patrimonio storico e l’ispirazione contemporanea.
A dare il via al cartellone è stato un appassionante viaggio narrativo curato dallo storico dell’arte Jacopo Veneziani. Un’apertura non casuale, poiché abbinata alla figura di Clio, la Musa della Storia e della memoria. Secondo il mito classico, Clio custodiva il passato degli uomini, delle stirpi e delle grandi città, offrendo il suo soffio ad aedi, poeti e storiografi per preservare le imprese eroiche dall’oblio ed essere riconosciuta come “colei che rende celebre”. Proprio con questo spirito, Veneziani ha guidato gli spettatori alla riscoperta di Nerone, figura complessa e spesso schiacciata dalle cronache faziose e dai resoconti “post mortem” firmati da storici antichi decisamente poco benevoli nei suoi confronti.
Prima di lasciarsi avvolgere dalle parole e dalle visioni, i tanti visitatori hanno vissuto un’esperienza immersiva unica, esplorando gli ambienti della reggia attraverso visite guidate ricche di dettagli e curiosità. È stato un modo diretto per comprendere da vicino le inclinazioni artistiche dell’imperatore, il quale volle affidarsi ai migliori architetti della sua epoca per edificare un complesso monumentale senza paragoni.
Il culmine della performance si è svolto nella suggestiva Sala Ottagonale, un ambiente carismatico che chiude il percorso archeologico e avvolge chi vi entra in un’atmosfera quasi sospesa. Alla presenza del direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Simone Quilici, Veneziani ha regalato una narrazione travolgente di poco meno di un’ora. Con il suo stile colloquiale e brillante, il divulgatore ha fatto salire il pubblico su una sorta di “montagna russa” culturale, ripercorrendo oltre cinquecento anni di storia dell’arte visuale, dal Cinquecento ai giorni nostri.
Il punto di svolta del suo racconto risale al tardo Quattrocento, quando alcuni giovani pittori romani si calarono con torce e cordami dentro buie cavità ipogee. Sulle pareti dimenticate trovarono figure chimeriche, architetture impossibili e decorazioni bizzarre. Ignoravano di trovarsi tra le rovine ricoperte della Domus Aurea, ma quella scoperta illuminò l’immaginario di maestri come Raffaello, Pinturicchio, Filippino Lippi e Giovanni da Udine. Da quel momento nacque la moda delle “grottesche”, uno stile pittorico rivoluzionario che cambiò per sempre il gusto del Rinascimento e la pittura europea, dimostrando come le rovine antiche non siano mai inerti, bensì fucine in grado di generare linguaggi e forme creative del tutto inedite.
Attraverso aneddoti e scorci insoliti, l’incontro ha confermato quanto la memoria storica rimanga la spina dorsale dell’arte di ogni tempo. Il successo straordinario della manifestazione, che ha registrato il tutto esaurito per tutte le date fin dal primo giorno, testimonia il desiderio diffuso di vivere l’archeologia non come una fredda lezione nozionistica, ma come un’avventura capace di riavvicinare cittadini e visitatori al fascino immortale di Roma.
Per maggiori dettagli: https://colosseo.it/evento/moisai-2026/
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Moisai 2026. Voci contemporanee in Domus Aurea – Rassegna di arti performativa, Roma – Domus Aurea dall’ 2 al 18 ottobre 2026





