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Gli elefanti nella stanza, un sorprendente ritratto della diversità

Francesca Astrei scrive e interpreta un monologo vibrante e coinvolgente, capace di emozionare e dispiegarsi in un ampio registro narrativo.

Affrontare il tema della diversità alternando ironia e riflessione, intrecciando il dramma a momenti di intimità familiare e a situazioni che stemperano la tensione con leggerezza. Un equilibrio in apparenza difficile da raggiungere, che tuttavia Gli elefanti nella stanza riesce a restituire con straordinaria naturalezza. Lo spettacolo, interpretato da Francesca Astrei, Premio Ubu 2025 come Miglior attrice under 35, è in programma al Teatro India di Roma dal 17 ottobre. 

Formatasi all’Accademia Silvio d’Amico, Francesca Astrei porta in scena la storia di una famiglia — una madre e le sue due figlie — chiamata a confrontarsi con la disabilità della più piccola, Nina. Il primo guizzo della drammaturgia si manifesta nella prospettiva scelta per raccontarla: anziché soffermarsi direttamente sulla disabilità, lo spettacolo esplora il mondo di chi le ruota attorno. Astrei diventa così interprete della madre, della sorella, della nonna e degli altri personaggi che popolano la vita di Nina, componendo, attraverso le loro voci e i loro sguardi, un ritratto della protagonista partecipe ed emozionante. La piccola resta idealmente fuori scena eppure, proprio attraverso questa assenza, emerge come presenza viva, restituendo allo spettatore un’immagine autentica e immersiva del suo universo.  

Astrei offre un’interpretazione suggestiva e di notevole spessore, magistrale nella capacità di dar vita a personaggi profondamente diversi per età, ruolo sociale e atteggiamenti. È attraverso questo caleidoscopio di figure che lo spettacolo restituisce una pluralità di sguardi sulla disabilità, facendo emergere le diverse concezioni e i pregiudizi che la attraversano. Il testo rivela così una significativa profondità drammaturgica: la varietà delle figure rappresentate consente di comporre un quadro articolato di come la diversità venga percepita e concepita socialmente oggi. Emblematico, in questo senso, è il personaggio della madre di un compagno di Nina, che la sorella incontra in piscina e offre un’ulteriore prospettiva sul tema.

I molteplici ruoli portati in scena da Astrei si inseriscono nello spettacolo con arguzia e naturalezza, scandendo il racconto attraverso un’alternanza di momenti ironici e drammatici; le loro voci non si limitano a delineare caratteri credibili e ben definiti, piuttosto restituiscono autentici flussi di coscienza, facendo emergere pensieri, contraddizioni e convinzioni che danno vita a personaggi caratterizzati in maniera efficace e variegata. L’abilità dell’attrice sta proprio nel rendere ogni figura riconoscibile e autonoma, senza ricorrere a trasformazioni vistose, ma affidandosi alla modulazione della voce, alla postura, alle espressioni del volto e ai gesti, che mutano con precisione passando da una presenza all’altra.

A sostenere questa versatilità contribuisce anche la scenografia sobria di Alessandra Solimene, composta da una fila di dieci sedie, alcuni tappeti e uno sgabello da pianoforte. In uno spazio scenico essenziale, privo di elementi superflui — con le musiche di Giorgio Astrei, precise nell’intervenire quasi solamente in un singolo momento catartico — l’attrice riesce a costruire un universo di personaggi e relazioni attraverso la sola forza del corpo e della voce. E dimostra come un monologo di circa settanta minuti possa sostenersi, con virtuosa efficacia, grazie alla presenza scenica di una sola e talentuosa interprete e attraverso la solidità di una scrittura drammaturgica che riesce a mantenere viva l’attenzione, alternando differenti punti di vista senza perdere profondità.

Gli elefanti nella stanza amplia e arricchisce la riflessione sulla disabilità, a partire da un titolo che già racchiude un significativo ribaltamento di prospettiva. L’espressione, solitamente associata a una questione scomoda, ingombrante e difficile da affrontare, si trasforma qui in un’affettuosa filastrocca, ripetuta dalla mamma di Nina, assumendo una nuova e tenera risonanza. Lo spettacolo entra in punta di piedi nell’universo familiare della protagonista, restituendone un ritratto pervasivo e profondamente umano, capace di emozionare senza cedere alla retorica né rifugiarsi in facili cliché narrativi. La commozione che affiora tra il pubblico al termine della rappresentazione, con le lacrime che segnano il volto di alcuni spettatori e i numerosi applausi che riempiono la sala, testimonia la capacità del lavoro di toccare corde profonde, lasciando una traccia autentica ben oltre la conclusione della messa in scena.

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Gli elefanti nella stanza – Di e con: Francesca Astrei – Scenografia: Alessandra Solimene – Disegno luci: Camilla Piccioni – Musiche composte da: Giorgio Astrei – Residenza creativa: Tuttoteatro.com – Ringraziamenti: SuperAbile APS, NidOramai, Carrozzerie n.o.t. – Sostegno: Nell’ambito del progetto Roma Theatrum Mundi, con il sostegno di Fondazione Roma – Produzione: Teatro di Roma – Teatro Nazionale – Teatro India dal 17 ottobre al 1 novembre 2026

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