Dal 17 al 19 settembre, lo spazio ospita le installazioni di Quiet Ensemble e dj set con Gemitaiz tra gli ospiti.
Palazzo Esposizioni, in via Nazionale, ospita fino a sabato 19 settembre l’esordio di Mageía, Art Music Take Over: un format ideato e prodotto da Lux Entertainment che sovrappone alle sale del museo la grammatica del clubbing. Dal 17 al 19 settembre l’edificio cambia volto due volte al giorno — apertura gratuita dalle 10 alle 16, programmazione serale dalle 18 alle 2 — spostando il pubblico dall’installazione visiva al dancefloor senza soluzione di continuità. La regia dell’Art Takeover porta la firma di Quiet Ensemble, duo romano attivo dal 2009, riferimento nella ricerca su luce, tecnologia e percezione, già autore dell’intervento al Gazometro per Videocittà con musiche di Giorgio Moroder. Per l’esordio, lo studio rilegge opere storiche del proprio repertorio in relazione con i volumi del Palazzo.

La sequenza luminosa si compone di sei installazioni. Superata la nube di fumo che accoglie il pubblico all’ingresso, si apre una costellazione di fili sospesi, attraversati da fasci laser, che restituisce in chiave visiva dati cosmici, dalla nascita di una stella ai buchi neri. Proseguendo tra le sale, luce e suono tecnico si fanno orchestra e coreografia: dieci fari motorizzati stratificano movimenti in Mechanical Ballet, mentre in Enlightenment bobine di rame e microfoni a contatto amplificano il ronzio elettrico di vecchi proiettori, trasformandolo in materia musicale. Teli da imballaggio diventano superfici mobili su cui l’immagine si dipinge in tempo reale, mentre dispositivi e materiali d’uso quotidiano assumono, nello sguardo di Quiet Ensemble, statuto di opera. Chiude Lourde, pallone sospeso tra aria e gravità.
Se il blocco d’insieme fissa il meccanismo, resta da capire cosa comporti spostare l’attenzione dall’immagine al suo scarto energetico. Enlightenment non produce luce: la mette a tacere per far parlare ciò che di norma l’accompagna senza essere ascoltato. Il gesto ricorda una linea di ricerca sonora che dagli anni Sessanta lavora sull’amplificazione dell’incidentale — pensiamo a certe pratiche di ascolto a contatto care alla musica sperimentale — qui applicata non a un oggetto qualsiasi ma allo strumento cardine dell’illuminotecnica da museo e da teatro. Il proiettore smette di essere mezzo trasparente e diventa soggetto sonoro autonomo. Nello spazio di un museo storico come Palazzo Esposizioni, dare voce all’apparato tecnico significa esporre l’infrastruttura invece che l’opera che di norma illumina.
Dove Enlightenment sottrae, Mechanical Ballet accumula: l’opera costruisce dal nulla una partitura fisica, senza corpi in scena. È un cortocircuito lessicale prima ancora che visivo — il balletto, genere fondato sulla presenza del danzatore, viene qui affidato a strumenti pensati per illuminare, non per esibirsi. La coreografia nasce dalla sincronia stessa dei dispositivi, non da un intento espressivo dichiarato: è la ripetizione coordinata a generare l’illusione di una volontà. In questo, l’opera dialoga più con la tradizione della scultura cinetica novecentesca che con la danza in senso proprio — un corpo assente, sostituito da un’orchestrazione meccanica che ne simula solo gli effetti. Rispetto a Enlightenment, qui il paradosso non riguarda l’ascolto ma la presenza: quanta vita si può attribuire a un movimento privo di intenzione?

A rendere Mageía un esperimento riuscito è però il contesto in cui le installazioni vengono collocate: addentrandosi nel Palazzo, il percorso visivo sfocia in un vero e proprio dj set, bar compresi. Se da un lato l’accostamento può disorientare, dall’altro portare in console nomi noti come Gemitaiz significa attrarre tra le sale un pubblico che raramente varcherebbe la soglia di un museo — pubblico che, scoprendo lo spazio in questa chiave, potrebbe tornarci. È una mossa efficace per un settore in crisi di affluenza. Il salto, del resto, è meno netto di quanto sembri: il dj set non si discosta dalle installazioni luminose delle altre sale, ne è anzi un’estensione naturale — un altro modo, forse il più immediato, in cui la tecnologia si fa arte.
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MAGEÍA – Art, Music, Take Over · ideato, prodotto e realizzato da Lux Entertainment · direzione artistica Francesco Dobrovich · Head of Communication Fabio Fantauzzi · CEO Roberto Fantauzzi · Art Takeover Quiet Ensemble · con Gemitaiz, Sine, Gengis, Frenetik, Whtrtrsh, Elasi, Shubostar, Whitesquare, Alex Neri, Breakbot & Irfane e special guest · 17, 18 e 19 settembre 2026, Palazzo Esposizioni Roma, Roma





