Cinquant’anni di ricerca coreografica tra corpi dal vivo e immagine d’archivio.
La stagione 26-27 del Teatro Vascello riapre con una serata dedicata all’arte di Lucinda Childs, tra le figure più influenti della danza postmoderna americana. Il 15 e il 16 settembre, sul palco del teatro di Monteverde, la serata ha attraversato oltre cinquant’anni di lavoro della coreografa, alternando esecuzioni dal vivo — affidate a MP3 Dance Project sotto la direzione artistica di Michele Pogliani — e proiezioni video che riportano sul corpo della stessa creatrice il linguaggio coreografico di Childs. In programma Katema, Philip Glass: Etude#18, Calico Mingling, Pastime e Philip Glass: Etude#5, un percorso che intreccia repertorio storico e nuove creazioni, costruito sulla scrittura musicale di Philip Glass e sul dialogo che essa instaura con la geometria del movimento e la scansione del tempo scenico.

Agnese Trippa e Nicolò Troiano in Etude#18
Newyorkese, classe 1940, Lucinda Childs muove i primi passi nel Judson Dance Theater, il collettivo che tra i primi anni Sessanta ridefinisce il linguaggio della danza americana a partire da gesti quotidiani e strutture rigorose, lontane dal virtuosismo classico. È in quegli anni, nel 1973, che nasce Calico Mingling, tra i lavori presentati in questa serata al Vascello: una coreografia costruita su schemi geometrici e camminate ripetute, manifesto della sua prima stagione minimalista. Fondata la propria compagnia lo stesso anno, Childs incontra Philip Glass nel 1976, quando firma coreografie e interpretazione per Einstein on the Beach di Robert Wilson, sodalizio artistico che da allora attraversa l’intera sua carriera e che a Roma trova, nelle Etude, una delle sue declinazioni più recenti.
Ripercorrere, seppur brevemente, la poetica di Lucinda Childs risulta necessario per apprezzare fino in fondo ciò che è andato in scena al Vascello, esperienza che una parte del pubblico — presente forse più per l’apertura di stagione che per la coreografa in cartellone — potrebbe non aver colto interamente. La danza di Childs non poggia sul virtuosismo a cui siamo abituati negli ultimi anni: le coreografie eseguite da Sara Mignani, Irene Venuta, Agnese Trippa e Nicolò Troiano richiedono una concentrazione costante nella prosecuzione del movimento, la cui difficoltà nasce proprio dalla ripetizione, oltre a una notevole resistenza fisica. È comunque virtuosismo — di segno diverso, spostato dall’estensione della gamba e dall’ampiezza del salto alla tenuta interna del gesto, a un’energia che parte da dentro.
Quella di Childs è una ricerca sul corpo e sulla mente, condotta attraverso la ripetizione incessante di un numero limitato di movimenti: lo spettatore, dopo aver visto lo stesso gesto una ventina di volte, comincia a cogliere il dettaglio — il braccio, il piede, lo sguardo — che la prima esecuzione lascia sfuggire. I danzatori in scena restituiscono questa ricerca con esiti convincenti, mettendo a fuoco la forza in Pastime e la rotondità del gesto in Etude#18, dove il movimento asseconda la scrittura circolare della musica di Glass: due qualità che trovano sintesi nella coreografia che chiude lo spettacolo. A colpire sono soprattutto le forme assunte dal corpo in Pastime: nel secondo assolo, giocato sul tessuto, il corpo assume le sembianze di una statua greca non ancora compiuta, ancora alla ricerca della propria forma umana.

Sara Mignani e Irene Venuta con la videoproiezione che ritrae Lucinda Childs in Katema
L’unica riserva della serata riguarda forse l’apertura: in Katema, la sovrapposizione diretta tra l’esecuzione di Sara Mignani e Irene Venuta e il video storico di Lucinda Childs rende leggibile il confronto tra due generazioni di corpo scenico, un accostamento tra i momenti più coraggiosi del programma. Proprio questa vicinanza, però, espone una minore naturalezza nel movimento delle braccia delle danzatrici rispetto a quello di Childs: qualità che nel pezzo originale definisce una delle sue caratteristiche più riconoscibili, quella lenta esplorazione delle possibilità del corpo da cui la coreografia sembra svilupparsi in maniera spontanea, quasi organica. Resta, nel complesso, una riapertura di stagione coerente con le ambizioni annunciate per l’anno a venire, solida tanto nel contenuto quanto nell’esecuzione.
_____________________________
Glass with Silence — Regia e coreografie Lucinda Childs · Direzione artistica: Michele Pogliani · Musiche: Philip Glass · video Roberto Berta e Babette Mangolte · Interpreti: MP3 Dance Project – Costumi: Tiziana Barbaranelli – Project manager: Martina Galbiati – Coordinamento di produzione: Fabrizio De Angelis — produzione MPTRE Project e Change Performing Arts — durata 60 minuti. In programma: Katema, con Sara Mignani e Irene Venuta — Philip Glass: Etude#18, con Agnese Trippa e Nicolò Troiano — Calico Mingling (video, 1973) — Pastime, con Sara Mignani, Irene Venuta e Agnese Trippa — Philip Glass: Etude#5, con Nicolò Troiano, Sara Mignani e Irene Venuta – Teatro Vascello, Roma 15 e 16 settembre 2026.
Foto: ©Denise Prandini





