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L’anima selvatica di Napoli: la Festa di Piedigrotta al Trianon Viviani

Tra chiaroscuri e modernità: l’anima popolare di Napoli tra memoria, musica e inquietudini del presente

Un ragazzo svetta su un’impalcatura, incarnazione vivida dell’epica da marciapiede. È uno scugnizzo impertinente, la cui trombetta taglia l’oscurità fendendo la scena con un bagliore di luce verde. Il suo volto, solcato da una smorfia che si scioglie in un sorriso, è un colpo di pennello assestato con precisione: un omaggio iconografico a Raffaele Viviani, padre di un vernacolo schietto, sanguigno, irrefrenabilmente spumeggiante.

Poi il ritmo della drammaturgia cambia passo. Nello Mascia fa il suo ingresso in palcoscenico come un moderno capo tribù, uno stregone teatrale avvolto nell’eleganza di un completo scuro. Con pacata autorevolezza scandisce, recita e incide nell’aria, di fronte alla sua compagnia e agli occhi della platea, i versi della celeberrima Rumba d”e scugnizze, impostando fin da subito la cadenza e l’atmosfera su cui si svilupperà l’intero spettacolo.

Prende così il via, sulle tavole del Teatro Trianon Viviani dove rimarrà in scena fino a domenica 13 settembre, la celebre Festa di Piedigrotta di Raffaele Viviani, con la regia di Mascia.

L’opera vide la luce per la prima volta la sera del 19 dicembre 1919 al Teatro Umberto di Napoli, esplodendo da subito come un trionfo travolgente. Un affresco popolare d’inaudita potenza, tale da conquistare perfino la firma più nobile e severa del giornalismo dell’epoca: Matilde Serao. Sulle pagine de Il Giorno, già il 27 novembre di quello stesso anno, la grande scrittrice ne consacrava la grandezza definendola un’opera d’arte vera e propria, magistrale nella sua concezione, viscerale e sorprendente nella forza della sua colorazione, impeccabile e perfetta nel suo compimento scenico.

Il titolo stesso dell’opera attinge al mito della celebre ricorrenza settembrina: non un semplice trattenimento, ma una vera e propria esplosione di note e colori, trionfo della canzone napoletana, carosello di carri allegorici e ondata di folla tripudiante. Oggi, di quella ricchissima tradizione non restano che le ceneri, un ricordo sbiadito di una festa ormai estinta. Eppure, le prime crepe in questa cornice dorata erano già visibili proprio nell’opera di Viviani, sottile e lucida radiografia d’epoca che già portava in grembo i segni inequivocabili di una crisi profonda.

Anziché limitarsi alla pura celebrazione dell’evento, lo sguardo di Viviani penetra infatti ben oltre la facciata folcloristica, trafiggendo la festa per metterne a nudo l’organismo pulsante che le gravita attorno. A salire in cattedra è la vita vera: la marea umana del popolo con i suoi venditori ambulanti, la vitalità irriverente degli scugnizzi, i palpiti degli innamorati e le silenziose amarezze di mariti e mogli infelici. Un microcosmo caleidoscopico di volti e vite che incrinano l’illusione festosa con laceranti chiaroscuri, gettando ombre improvvise ma spalancando, al contempo, improvvisi e vividi bagliori di speranza.

La regia di Nello Mascia e le rielaborazioni musicali firmate da Eugenio Bennato portano a galla la dirompente e sorprendente attualità di questa sagra popolare in due atti. In uno spazio scenico essenziale e spoglio, è proprio la trama sonora di Viviani – reinventata dal tocco di Bennato – a colmare ogni vuoto, riesumando quell’anima trasgressiva, selvatica e anarchica che fu il cuore pulsante della festa. Un’alchimia acustica che si fa cassa di risonanza per l’urlo diverso e viscerale di una Napoli contemporanea, amplificato dalle graffianti ed evocative interpretazioni di Ciccio Merolla e Pietra Montecorvino.

Un plauso corale va all’intero cast, a partire dalle prove di Gino Monteleone, incisivo sia nei panni di Don Gennaro sia in quelli del Maruzzaro, e di Federica Aiello, intensa e vibrante sia come donna Filomena sia nel ruolo dell’Acquaiola. Si distinguono poi Ivano Schiavi, poliedrico nella triplice veste di Turillo, Cusemiello e Totonno oltre che solista del carro delle ’Mpechere, ed Ernesto Lama, bravissimo interprete vocale sui carri delle lavannare e dei pescatori. Si inserisce con efficacia nel quadro d’insieme anche Roberto Caccioppoli, impegnato nel doppio ruolo della Guardia municipale e del Ficurinaro.

Una menzione d’onore spetta a Ciro Capano e Oscar Di Maio. Capano ribadisce per l’ennesima volta la statura della propria arte e il possesso virtuoso della grande canzone di giacca: un’eredità storica sedimentata in decenni di palcoscenico, maturata dai natali al Teatro 2000 fino alle stagioni d’oro del Teatro Sannazaro accanto a Luisa Conte. Da parte sua, Oscar Di Maio riveste il suo Mimì di Montemurro di una verve inedita; cinto da un cappello a falde larghe e sorretto da una mimica d’eccezione, il suo personaggio evoca, oltre alla sua famosa maschera del cafone, lo zotico immortale tratteggiato da Pietro De Vico nel cult Totòtruffa ‘62. Custode e figlio legittimo di un teatro napoletano d’altri tempi, Di Maio si inserisce così con naturalezza nel solco e nel linguaggio della tradizione vivianesca.

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Festa di Piedigrotta -sagra popolare in due atti. Versi, prosa e musica di Raffaele Viviani – Regia Nello Mascia Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione) la Memoria | Spalluchiello Nello Mascia Piedigrotta Federica Avallone don Gennaro | Maruzzaro Gino Monteleone donna Filumena | Acquaiola Federica Aiello Nunziatina Gaia Patti Beniamino Claudio Bellisario Olimpia | Vicenza Sabrina Incoronato Maria Stella Cerciello Turillo | Cusemiello | Totonno Solista del carro delle ‘Mpechere Ivano Schiavi Rafiluccio | Perillo | Giorgio Alfredo Mundo Bambina Vittoria Giuliano Papele Antonio Pezone
Alisandro Christian Chiummariello Meniello Antonio Guerra Sciacillo Giuseppe Lanciato
Guardia municipale | Ficurinaro Roberto Caccioppoli ‘Ngiulina Viviana Curcio Aitano Davide ChiummoGiuvanne | Girolamo Luca Saltarelli a Cantante Pietra MontecorvinoSolista del carro delle Lucianelle Serena Pisa Solista del carro delle Lavannare e del carro dei Pescatori Ernesto Lama Nunziello Ciro Capano Caterina Rossella Amato Mimì di Montemuro Oscar Di Maio Luisella Angela Bertamino Erricuccio Francesco LuongoSolista e percussionista Ciccio Merolla Ave Maris Stella Filomena Diodati. Elaborazioni musicali Eugenio Bennato – Spazio scenico Raffaele Di Florio – Coreografie Ettore Squillace – Costumi Francesca Romana Scudiero – Luci Gianluca Sacco – Audio Daniele Chessa – Assistente alla regia Roberto Giordano – Elettricista Antonio Minichino – Aiuto fonico Stefano Cammarota – Microfonista Antonio Piccioli – Macchinisti Giovanni Auletta, Gianfranco Izzo. Attrezzista Giuseppe Simioli – Sarte di scena Cira Izzo, Sara Massari – Ufficio produzione Daniela Riccio – Direttore di produzione Luciano Quagliozzi – Amministratrice Francesca Buzzurro – Segretaria di compagnia Silvia Di Meo – Comunicazione e ufficio stampa Paolo Animato – Grafica Arkè – Promozione Anna Caruso, Valeria Vellante – Social media Gabriella Galbiati – Realizzazione video e pubblicità Sud promotion – Scenografia Imparato e figli – sartoria Canzanella – Luci e fonica Emmedue – Produzione Trianon Viviani – Teatro Viviani di Napoli 8 settembre 2026

Foto: ©Pino Miraglia

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