Al Todi Festival Gaia Aprea porta in scena il romanzo di D. H. Lawrence in una prova intensa e fisica, dove il corpo diventa luogo di ribellione e rinascita.
Il desiderio come forma di libertà, il corpo come spazio di autodeterminazione, il piacere come possibilità di tornare a sentirsi vivi. È attorno a questi nuclei che Gaia Aprea costruisce L’Amante di Lady Chatterley, in scena il 3 settembre al Nido dell’Aquila per il Todi Festival. Tratto dal celebre romanzo di D. H. Lawrence, lo spettacolo racconta una donna prigioniera di un matrimonio che l’ha privata dell’amore e della possibilità di vivere pienamente il proprio corpo.

Lady Chatterley è sposata con un uomo rimasto paralizzato e impossibilitato ad avere rapporti con lei. Ma la sua condizione è ancora più profonda: è vittima di un sistema che la vuole moglie, custode e serva di un marito da assistere giorno e notte. Progressivamente perde sé stessa, cade nella depressione e smette di riconoscersi. La ricerca del desiderio nasce allora dalla necessità di tornare a sentirsi viva. L’incontro con l’amante diventa così non soltanto una trasgressione, ma la riconquista della propria identità.
Aprea firma adattamento e regia e sostiene da sola l’intero spettacolo. Ed è soprattutto la sua interpretazione a lasciare il segno. L’attrice affronta il personaggio con una fisicità intensa, portando nel corpo la progressiva trasformazione della protagonista. È nei momenti dedicati alla scoperta del piacere che la prova di Aprea raggiunge la massima intensità. L’attrice non ricorre all’allusione, ma descrive il piacere in modo diretto, dettagliato, fisicamente esplicito, fino quasi a scioccare. Una scelta radicale e coraggiosa, che può mettere a disagio lo spettatore, ma che appare coerente con la volontà di restituire alla donna la libertà di abitare il proprio corpo senza vergogna. Proprio questa fisicità costituisce però anche il punto più discutibile della messinscena. In alcuni passaggi la forza dell’esposizione rischia di sovrastare le sfumature psicologiche della protagonista e la complessità delle relazioni presenti nel romanzo. Il desiderio diventa il centro quasi assoluto della narrazione.

Nella scena finale, affidata alla lettera dell’amante, il registro si fa più intimo e sentimentale: emerge la possibilità di un amore vissuto senza possesso, vergogna o colpa. L’Amante di Lady Chatterley diventa così il racconto di una rinascita. E Gaia Aprea, con una prova fisicamente esigente e di grande intensità, fa del proprio corpo uno strumento teatrale potente, costringendo lo spettatore a confrontarsi con una domanda: quanto siamo davvero liberi di desiderare?
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L’amante di lady Chatterley – liberamente tratto dall’omonimo romanzo di D.H. Lawrence – adattamento e regia di Gaia Aprea – con Gaia Aprea – Produzione Ge.A – Nido dell’Aquila – Todi Festival 3 settembre 2026





