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Sulla persistenza della memoria, sul senso dei legami al cospetto del tempo

Tre prospettive, tre domande, tre differenti sguardi sulla natura del tempo, sulla profondità dei legami, sulla materia della condivisione e sulla sostanza della solitudine

Una donna di profilo, ha vestito macchiato di sangue; un uomo dal volto fantasmatico: un giorno tutto questo finirà – sono le parole enigmatiche che interrompono il silenzio.

In scena al Teatro India di Roma lo scorso venerdì 26 giugno in occasione di 𝐃𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢𝐨 𝐏𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 – 𝐘𝐨𝐮𝐭𝐡 𝐅𝐞𝐬𝐭 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐒𝐨𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢, Salmoni di Leonardo Ceccanti per la regia di Riccardo Iellen, inizia e si sviluppa come opera dentro l’opera.

Se nella cornice si muovono le storie di tre amici alle prese con la distanza, le metamorfosi, le separazioni della vita adulta; un’altra storia, frammentata, inconclusa, fittizia, incorre nello spettacolo, richiamandone di continuo la materia simbolica.

Sono tornata, ho riflettuto su un po’ di cose, su che tipo di persona fossi quando me ne sono andata- Dopo tre anni trascorsi lontano dal piccolo paese natale, Kio fa ritorno e, travolta dalla nostalgia si rivolge al mare.

Tutto ciò che un tempo le apparteneva appare ora mutato, relegato ad un tempo lontano ma qualcosa – di nuovo e impetuosamente- l’ha condotta nuovamente lì, dove i luoghi e le persone che ha lasciato continuano ad abitare.

Un messaggio, una richiesta di presenza: Benedetta, Ema, il riaffiorare della memoria, il realizzarsi di un insolito meccanismo metonimico dove ogni elemento, luogo, oggetto appare un tutt’uno con il ricordo e le sue presenze.

Anche il suo primo esperimento registico parlava di presenze, di una coppia seduta a cena, con un pesce marcio sulla tavola, e uno sguardo vitreo, estraneo, di silenzi pesanti e misteri. E forse quella storia non è dissimile dalla condizione della “sé” di oggi, che si interroga su quanto i legami di allora siano sopravvissuti al presente.

«Te ne stai qui in silenzio mentre noi ci arrovelliamo sugli scogli» – il mare è ancora l’unico interlocutore, e con le nuvole sopra e sotto lo sguardo, Kio si abbandona alle immagini, sempre più nitide, della sua infanzia.

Descritti con l’oggettività spiazzante di una sceneggiatura, i movimenti e gli avvenimenti di qualche anno prima appaiono lontani, epici, quasi inverosimili, ciò che lega lo ieri dall’oggi è ancora un mistero insoluto.

Se Kio parla con le onde, Ema parla con gli oggetti: è nel corso di un trasloco, del passaggio ad una nuova casa, e ai cimeli è rivolto il suo flusso di coscienza.

Nell’animo di ognuno, anche in quello di Benedetta, intenta nel suo lavoro di insegnante, il pensiero del cambiamento, la persistenza della memoria, la domanda sui legami e sui loro mutamenti, ricorre incessantemente, si ripresenta, si riformula in veste sempre nuova.

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«Voglio lasciare questo posto» – sosteneva la protagonista del progetto di Kio. Forse questo desiderio ha attraversato o attraversa le vite di ognuno dei tre amici, ma qualcosa li riporta sempre al pensiero di un luogo, di una casa. Un innesto, una nostalgia, un sentire, soggetto a mutare ma non a scomparire.

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Salmoni – Drammaturgia Leonardo Ceccanti – Regia: Riccardo Iellen – Con: Roberta Gallo, Camilla Lacaud, Daniele Santoro – Scene e costumi: Miriam Cipriani, Caterina Mareghello, Monica Paleari – Colonna sonora: Francesco Vanni – Con il supporto della Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi” per scene, costumi e illuminotecnica – Dominio Pubblico 2026 – Teatro India 26 giugno 2026

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