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L’invisibile e la lentezza: due percorsi d’ascolto ai Giardini della Filarmonica

Dal tributo a Monet e Rilke all’omaggio alla ballata, una serata che esplora modi diversi di abitare il tempo dell’ascolto. 

Si avvia verso la conclusione il Festival dei Giardini della Filarmonica, che nell’ultimo tratto della programmazione ha scelto di alternare sperimentazione e intimità. Martedì 30 giugno un doppio appuntamento ha messo a confronto linguaggi e modalità d’ascolto differenti. Alle 20, in Sala Casella, la collaborazione con il Master in Sonic Arts dell’Università di Roma Tor Vergata e alcune università statunitensi ha dato vita a Il suono dell’invisibile, omaggio a Rilke e Monet nel centenario della loro scomparsa, tra prime assolute, elettronica e visual generativi dal vivo affidati a un ensemble di giovani interpreti. Alle 21.30, nei Giardini, l’atmosfera è cambiata radicalmente: con Ballads: elogio della lentezza, Raffaella Misiti ha invitato il pubblico a rallentare, restituendo alla canzone quel tempo disteso che la contemporaneità sembra aver smarrito.

L’ensemble formato da Sofia Del Monte al flauto, Sofia Costantini al violino, Fiorenzo Santoboni al violoncello, Virgilio Volante e Alessia Costantini al pianoforte e Adriano Fabio Testa come voce recitante ha presentato in prima esecuzione assoluta musiche di Madelyn Byrne, Giovanni Costantini, Carlos Delgado, Hubert Howe, Linda Marcel, Caroline Newman, Riccardo Santoboni e Adam Vidiksis. Brani come In a Winter Landscape e The Sound Within hanno esplorato il dialogo fra parola, colore e suono, intervallati dalla lettura di alcune liriche di Rainer Maria Rilke. Il progetto, nato dalla collaborazione fra il Master in Sonic Arts di Tor Vergata, il New York Composer Circle, la Temple University, il Palomar College e la University of California, Irvine, ha visto Santoboni curare live electronics e video, con Federico Scalas alla regia del suono.

I nove lavori presentati, tutti composti per l’occasione, hanno condiviso una ricerca timbrica incentrata sulla dissonanza e sulla costruzione di equilibri sonori non convenzionali. Un percorso coraggioso, non sempre però sostenuto da risultati altrettanto efficaci. In alcuni momenti l’interazione fra musica e immagini è apparsa più illustrativa che realmente dialogica, mentre il rapporto fra suono elettronico e strumentale non ha sempre trovato una piena definizione, con l’elettronica che talvolta ha finito per sovrastare l’ensemble. Fra le proposte più convincenti, Whisper of Echoes di Linda Marcel e La notte e l’anima di Giovanni Costantini, quest’ultima caratterizzata dall’impiego del pianoforte preparato e da una ricerca timbrica fra le più interessanti dell’intera serata.

Introdotto dal critico e storico del jazz Vincenzo Martorella, in collaborazione con l’Associazione Fabrica, il secondo appuntamento ha invece intrecciato letteratura e canzone in un unico flusso narrativo. Da Ballad of the Sad Young Men a My Romance, da The Man I Love a Gli amanti di un giorno di Scatozza e Selvaggi, il repertorio è stato costantemente attraversato dalla parola letteraria: Wajdi Mouawad, Italo Calvino, Julio Cortázar, Jackie Polzin ed Emmanuel Carrère sono diventati presenze discrete ma determinanti nel disegno della serata. Particolarmente riuscito il modo in cui testi e musica si sono richiamati senza sovrapporsi, lasciando che ciascun linguaggio conservasse la propria autonomia espressiva. A chiudere il percorso, Dance Me to the End of Love e The Nearness of You, coerenti con quell’idea di lentezza che ha rappresentato il vero filo rosso del concerto.

Ne è scaturita una dimensione di ascolto rara, capace di isolare il pubblico dal ritmo convulso della quotidianità. In questo senso, i Giardini della Filarmonica si sono rivelati parte integrante dell’esperienza: uno spazio raccolto nel cuore della città che, schermato dalla vegetazione e dai rumori urbani, favorisce naturalmente un ascolto concentrato e sospeso. Merito anche di interpreti sensibili e di due voci capaci di attraversare repertori e registri differenti con misura, calore e naturalezza.

Pur nelle loro profonde differenze, i due concerti hanno condiviso una stessa tensione creativa: trasformare la parola in suono e il suono in racconto. Da una parte la poesia di Rilke e l’immaginario di Monet tradotti in materia elettroacustica; dall’altra romanzi, racconti e versi intrecciati alla canzone in una dimensione più intima e narrativa. A unirli è stata la centralità della parola: nel primo caso trasformata in materiale sonoro attraverso l’elettronica e la sperimentazione, nel secondo restituita alla sua dimensione narrativa e affettiva attraverso la canzone. Due modi diversi di attraversare il rapporto fra letteratura e musica, che hanno trovato nei Giardini della Filarmonica uno spazio ideale di incontro e ascolto.

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USA. Concerto multimediale Il suono dell’invisibile – Sala Casella ore 20 – Sofia Del Monte flauto, Sofia Costantini violino, Fiorenzo Santoboni violoncello, Virgilio Volante e Alessia Costantini pianoforte, Adriano Fabio Testa voce recitante – in programma In a Winter Landscape, The Sound Within, Whisper of Echoes, La notte e l’anima, e le altre composizioni in prima esecuzione assoluta di Madelyn Byrne, Giovanni Costantini, Carlos Delgado, Hubert Howe, Linda Marcel, Caroline Newman, Riccardo Santoboni e Adam Vidiksis – in collaborazione con il Master in Sonic Arts dell’Università di Roma Tor Vergata, New York Composer Circle, Temple University (Philadelphia), Palomar College, University of California Irvine.

Ballads: elogio della lentezza – Giardini ore 21.30 – Raffaella Misiti voce, Stefano Scatozza chitarra, Andrea Pagani pianoforte, Max Dedo trombone, flicorno, taisho goto, sega ad arco, Nino Pellegrini contrabbasso elettrico, Arianna Gaudio voce recitante – in programma Ballad of the Sad Young Men, My Romance, The Man I Love, Gli amanti di un giorno, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Every Time We Say Goodbye, Ausencia, Vuelvo al Sur, Dance Me to the End of Love, The Nearness of You e altri brani e testi da Rilke, Mouawad, Calvino, Cortázar, Polzin e Carrère – con un intervento introduttivo dello storico del jazz Vincenzo Martorella – in collaborazione con l’Associazione Fabrica – Martedì 30 giugno 2026, Festival dei Giardini della Filarmonica “Radici”, Accademia Filarmonica Romana.

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