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“Election Day” di Giorgio Amato – La politica è ormai solo tenuta scenica?

Con Angela Finocchiaro, Antonio Gerardi e Giorgio Tirabassi la messa in scena del consenso dove i valori si fanno strategia d’immagine. In sala dal 9 luglio

Presentato in anteprima nazionale il 29 giugno nell’ambito della 26ª edizione di Notti di Cinema a Piazza Vittorio, alla presenza del regista Giorgio Amato e di parte del cast, Election Day è stato proiettato in una serata seguita da un confronto con il pubblico, occasione utile per mettere a fuoco osservazioni e suggestioni insieme al cast. L’uscita nelle sale è fissata per il 9 luglio 2026, distribuito da Medusa Film.

Election Day è una commedia politica che utilizza razzismo, omofobia, stereotipi e conflitti identitari come materia viva per indagare il rapporto tra ideali, consenso e rappresentazione del potere. Amato comprime la vicenda nell’arco di una sola notte elettorale – e in soli quindici giorni di girato! –, seguendo l’Onorevole Renata Innocenti (Angela Finocchiaro), figura di punta di un partito progressista a un passo dalla nomina a Ministro del nuovo Governo, mentre uno scandalo travolge il compagno Carlo De Santis (Antonio Gerardi), giornalista sportivo improvvisamente trascinato al centro della cronaca per dichiarazioni razziste che ne destabilizzano l’immagine pubblica e, per riflesso, quella della compagna.

Da questo cortocircuito prende forma un racconto corale che apre le porte della macchina politica e ne osserva gli ingranaggi in movimento. Il film si concentra sulle retrovie del consenso, dove le convinzioni vengono continuamente limate, ricalibrate o sacrificate per adattarsi al ritmo della comunicazione pubblica e alla pressione costante della competizione elettorale.

La domanda che attraversa il film riguarda la tenuta delle convinzioni personali quando attraversano il tritacarne della politica contemporanea. In un ecosistema dominato dalla reazione immediata e dalla sovraesposizione mediatica, ogni parola assume la consistenza di una dichiarazione irreversibile, ogni esitazione si trasforma in vulnerabilità strategica, ogni incoerenza diventa un varco di benvenuto per l’avversario.

Le sottotrame – come conferma Amato – costruiscono un tessuto narrativo che riflette e amplifica queste tensioni. Renata incarna pubblicamente un linguaggio democratico, rivendica inclusione e apertura, e nello stesso tempo si muove dentro un campo di forze che la costringe a proteggere reputazione, carriera e posizione politica. Il rapporto con la figlia Chiara (Camilla Icardi) allarga ulteriormente il campo, trasformando la dimensione familiare in una superficie esposta alle stesse dinamiche della scena pubblica, soprattutto attraverso la relazione della ragazza con un giovane afrodiscendente (Livio Kone) segnato dallo stigma sociale a causa del suo passato.

La commedia insiste sul punto di contatto tra spazio privato e spazio pubblico. La politica entra negli ambienti domestici come una presenza permanente, ridisegnando gli equilibri affettivi e i criteri di giudizio. Le relazioni personali diventano parte del racconto collettivo esibendo le scelte intime come segnali politici. Gli ideali perdono progressivamente consistenza materiale e si trasformano in apparecchi di esposizione: restano in primo piano, ma assumono la forma di una superficie opaca, puramente funzionale alla costruzione dell’immagine e alla sua resistenza.

Angela Finocchiaro costruisce una Renata attraversata da tensioni continue tra convinzione e opportunità, mentre Antonio Gerardi lavora su un personaggio progettato per generare attrito e mettere in crisi gli automatismi morali. Durante l’incontro successivo alla proiezione, l’attore ha ribadito la natura esclusivamente interpretativa delle sue battute più controverse, riportando il lavoro dell’attore alla costruzione di una figura narrativa che funge da lente d’osservazione di dinamiche sociali più ampie. Contrapposto a Carlo c’è invece Giulio (Giorgio Tirabassi), ex marito di Renata e collega di partito, inizialmente percepito come una presenza rassicurante, quasi un alleato naturale nel perimetro della politica “responsabile”. Con l’avanzare della vicenda la sua postura pragmatica si incrina, rivelando una crescente capacità di adattamento alle convenienze del momento, fino a mostrare come anche le figure apparentemente più solide siano attraversate da un nucleo di inautenticità che si confonde con la gestione del consenso e della propaganda.

All’interno di questo mosaico si inserisce la linea narrativa legata alla coppia di collaboratrici di Renata (Crisula Stafida, Giulia Gualano) che attraversa il tema dell’omobitransfobia attraverso il registro dell’ironia quotidiana, trasformando la leggerezza in uno strumento di resistenza culturale. È una scelta di costruzione condivisa anche da Tirabassi che ha sottolineato che il cinema difficilmente salverà il mondo ma che è proprio la commedia lo strumento più utile a conservare una particolare efficacia nel restituire complessità attraverso un linguaggio condiviso e immediato.

La commedia diventa, quindi, il linguaggio attraverso cui Amato affronta temi divisivi senza ridurre la complessità del reale. Il regista richiama la lezione di Woody Allen con Tutti dicono I love You e una tradizione di cinema, quello italiano, che affida all’ironia il compito di aprire spazi di riflessione politica senza scivolare nella predicazione. Le sottotrame assumono così una funzione strutturale: sostengono il ritmo del racconto e permettono al film di articolare questioni sociali attraverso conflitti riconoscibili e situazioni di derivazione quotidiana. Nel confronto con il pubblico, Amato descrive questi fenomeni di violenza e intolleranza come un morbo che attraversa la società contemporanea: una dinamica che si diffonde per contagio, un virus per cui urge fare una sorta di “vaccino civile” da rinnovare nel tempo; un esercizio costante di consapevolezza collettiva e di manutenzione critica della coscienza pubblica.

Election Day è un racconto delle trasformazioni della rappresentanza contemporanea. Il film si posa sul punto in cui la politica sposta il proprio baricentro dalla sostanza dei valori alla loro messa in scena, dove ideologia e comunicazione si sovrappongono fino a fondersi e confondersi. In quel purgatorio di coscienze, tra convinzione e immagine, prende forma una satira più netta: un sistema in cui tutti dichiarano di difendere i principi universali, mentre ciascuno continua a negoziare quotidianamente la propria esposizione pubblica.

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Election Day – Regia: Giorgio Amato; Cast: Angela Finocchiaro, Antonio Gerardi, Giorgio Tirabassi, Camilla Icardi, Crisula Stafida, Giulia Gualano, Livio Kone; Produzione Sunshine, Alessandro Carpigo, Bruno Frustaci; Distribuzione Medusa

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