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Alessandro Martorelli: il futuro del teatro è in mano alle nuove generazioni

Il direttore artistico del Teatro Off-Limits di Avezzano traccia il bilancio della stagione, presenta la rassegna estiva “Dal Tramonto all’Alba” e racconta la visione che guiderà il cartellone 2026/2027.

Direttore artistico del Teatro Off-Limits di Avezzano, il regista e attore Alessandro Martorelli presenta la stagione 2026/2027, soffermandosi su alcuni degli appuntamenti più significativi del cartellone, e parla della rassegna estiva Dal Tramonto All’Alba, organizzata insieme a Filippo D’Alessio, direttore artistico della programmazione. 

La stagione 2025/2026 si è appena conclusa. Che bilancio tracci di questo percorso e quali aspetti ritiene abbiano caratterizzato maggiormente l’attività del Teatro Off-Limits?

Sono molto soddisfatto, abbiamo avuto un ottimo riscontro di presenze e di apprezzamenti da parte del pubblico per la stagione proposta. La cosa che mi rende particolarmente soddisfatto è vedere come negli anni il numero degli abbonati sia aumentato in modo esponenziale, a dimostrazione che il pubblico non ama vedere solo “grandi” nomi, ma soprattutto “grandi” spettacoli. In questa stagione abbiamo proposto molti spettacoli, di generi e stili diversi, e vedere l’interesse di un pubblico vario e diversificato, mi fa capire che siamo sulla strada giusta.

Il 3 luglio prenderà il via la rassegna estiva Dal Tramonto all’Alba, con la direzione artistica di Filippo D’Alessio. Quanto è importante questa iniziativa per il Teatro Off-Limits, di cui sei direttore artistico, e quali sono gli appuntamenti da non perdere?

È l’ottava edizione del Festival, che nel 2025 è stato accreditato dal Ministero della Cultura e sono orgoglioso di dire che è anche l’unico Festival Teatrale Abruzzese che ha ottenuto questo riconoscimento. Questo risultato è dovuto dal costante impegno e dal lavoro fatto negli anni dal nostro staff e dalle elevate capacità manageriali della Project Manager Cinzia Pace. Da due anni poi abbiamo la preziosa collaborazione alla Direzione Artistica di Filippo d’Alessio, storico direttore artistico del Teatro Tor Bella Monaca di Roma che, con la sua visione e esperienza nel settore, è un vero e proprio valore aggiunto. Il Festival si svolgerà dal 3 luglio al 22 agosto 2026, per un totale di 24 eventi che saranno distribuiti tra alcuni dei posti più suggestivi e storicamente interessanti della nostra regione in orari diversi. Avremo quindi spettacoli serali, al tramonto e all’alba, di varie tipologie che vedranno nomi illustri come Anna Mazzamauro, Debora Caprioglio, Edoardo Siravo, affiancarsi ad attori della nuova scena artistica come Tiziano La Bella, Daniele Paoloni, e soprattutto molte giovani compagnie che presentano attori e autori Under 35. Non mancheranno anche dei momenti teatral/musicali con gli omaggi ai Queen, David Bowie, ma anche Modugno e alla musica napoletana con i tamburi di Nando Citarella.

Il programma attraversa linguaggi e proposte molto diverse tra loro. Un elemento distintivo della rassegna sono anche i luoghi che la ospitano: puoi raccontarci quali scenari faranno da cornice agli spettacoli?

Si, il nostro Festival è molto variegato e questo si è dimostrato essere il suo punto di forza negli anni, assieme alla diversificazione delle location utilizzate. Il nostro territorio è ricco di storia e cultura e ha una forte valenza turistica, pertanto è logica conseguenza utilizzare degli scenari naturali che si sposano perfettamente con gli spettacoli e la filosofia del Festival: presentare al pubblico spettacoli di elevata qualità artistica e promuovere le ricchezze del nostro territorio, per questo i nostri spettacoli vengono distribuiti in luoghi ad alto interesse culturale come i Giardini del Castello Orsini, costruito nel XV secolo, l’Anfiteatro Romano e Il borgo Medievale di Alba Fucens e l’Aia dei Musei di Avezzano, la Chiesa di San Pietro in Albe (ex tempio di Apollo), i Cunicoli dell’imperatore Claudio. Questi sono solo alcuni dei luoghi che caratterizzano il nostro territorio che per lo più restano ancora sconosciuti. La nostra maggiore soddisfazione è vedere lo stupore negli occhi degli artisti e del pubblico che si ritrova per la prima volta a recitare o ad assistere ad uno spettacolo in dei luoghi così suggestivi.

Guardando alla prossima stagione del Teatro Off al Castello Orsini, quali saranno le linee guida del nuovo cartellone e cosa potrà aspettarsi il pubblico?

Terminata la stagione estiva, avremo poco più di un mese per rilassarci, perché poi concentreremo le nostre forze sulla nona stagione invernale di Teatro Off, che già è in via di definizione. La stagione si aprirà con una nuova produzione Teatranti Tra Tanti che renderà omaggio al mito intramontabile di Marylin Monroe, poi continueremo con omaggi al cinema, con lo spettacolo “Thelma e Louise” di Seven Cults, con “Venere in Pelliccia” dei Baroni Rampanti, con il nuovo spettacolo inspirato alla vita di Massimo Troisi di Antonio Grosso e, infine, con il nostro spettacolo di chiusura che sarà un omaggio ad uno dei film musicali che ha fatto la storia del cinema. Non mancheranno spettacoli di impostazione più classica, come “La Locandiera” di Goldoni e di commedia contemporanea come “Coppia quasi perfetta” di Ciarmoli e De Marchi e “Anche Meno” dei Carta Bianca.

La stagione sarà arricchita dalla presenza di Beatrice Schiros con il suo spettacolo “Metaforicamente Schiros” e da Martina Colombari con la commedia “Venerdì 13”. E come ogni anno, uno spazio sarà riservato alla messa in scena del testo vincitore del concorso “Teatro in cerca d’Autore” che realizziamo ormai da otto anni con l’Officina Letteraria “Ponte di Carta” di Avezzano. Ma non è finita qui, perché stiamo lavorando ad una grandissima novità che ci vede impegnati in una collaborazione con il Mestro Alberto Bianchi dell’Associazione “Music Place”, per presentare un programma ancora più ricco, che sia in grado di soddisfare qualsiasi gusto del pubblico.

Dopo tanti anni di attività, che cosa continua a motivarti nel tuo lavoro?

Fare questo lavoro per me significa non avere mai un giorno uguale all’altro. La continua scelta di nuovi progetti da realizzare, nuovi spettacoli da portare in scena, nuove stagioni da organizzare fa sì che io sia sempre in continuo movimento. Certo, a volte può essere stancante. Ma la dinamicità e ciò che rende questo nostro lavoro così interessante e vivo. Senza escludere poi il continuo accrescimento delle conoscenze e relazioni sociali. Entrare in contatto con realtà e persone diverse, ti permette avere uno scambio continuo di informazioni che ti consente di migliorarti e di crescere. Nell’era dei contatti virtuali, il mondo del teatro è rimasto ancora come prima, e questa è una cosa che amo, perché per creare un rapporto concreto non è sufficiente inviare una mail o un contatto sui social.

Bisogna guardarsi negli occhi, bisogna stringere mani. Soprattutto quando si fa parte del circuito cosiddetto “Off”. Dal punto di vista attoriale amo ancora questa necessità di avere il contatto diretto con lo spettatore, di sentire in tempo reale ogni sua reazione. Senza uno schermo a fare da filtro, e non parlo di cinema, ma di un più patetico schermo di cellulare. Da attore amo la sensazione che si prova quando capisci che il pubblico ti sta ascoltando davvero, che si sta emozionando o divertendo e che è completamente immerso nella storia che stai portando in scena. È un’emozione che dopo tanti anni ancora non mi stanco di provare e che ancora mi spinge a salire sopra un palcoscenico.

Quali obiettivi si pone per il futuro, sia sul piano artistico sia nella guida del Teatro Off-Limits?

Sono sogni diversi ma complementari. Da attore e regista sogno di vedere nuove generazioni di attori e registi che possano cambiare il modo di dialogare con il pubblico. Amo molto lavorare con le nuove generazioni, perché portano ventate di innovazione ed energia che sono necessarie per mantenere viva l’attenzione sul teatro in generale. Meritano molto più spazio e vedere la fatica che fanno per ritagliarselo è una cosa che mi fa imbestialire. Da organizzatore sogno di veder crescere nuove generazioni di spettatori che cambino il modo di vedere il teatro. Sogno nuove generazioni di spettatori che vedano il teatro non come qualcosa di noioso, esclusivo o elitario, ma di emozionale e immersivo. Che lo riescano a vivere come un’esperienza fatta di emozioni, che non si limiti ad accarezzarli e scivolare via, ma che gli resti aggrappata dentro, tanto da volerla riprovare tornando a vedere un nuovo spettacolo. Una sorta di “dipendenza”, che però fortifica e accresce mentalmente.

Quale futuro immagini per il teatro italiano e come si può rafforzare il rapporto tra il teatro e il suo pubblico?

Qui entriamo nel grande dibattito che da anni smuove le fondamenta del teatro italiano. Mi viene da sorridere quando si parla della “morte” del teatro:  è evidente che non si riesce a guardare oltre il proprio naso. Quello che è morto, o meglio “è morente”, è la vecchia visione del teatro. A morire sono le grandi compagnie di giro di una volta che faticano ad avere repliche. A morire sono le grandi produzione di spettacoli noiosi e inutili. E a far morire quel teatro sono i “grandi” attori cinematografici che si piegano al teatro solo per scopi “marchettari” spesso non avendo le competenze per farlo. Questo sì che è il teatro che muore. Ma fortunatamente esiste un altro teatro, impropriamente lo chiamiamo Off per separarlo da quello più blasonato. Ma ormai l’Off si mescola con il Teatro (sarcasticamente scritto con la T maiuscola), è quello che gli permette ancora di vivere. In tutta italia c’è un fermento di giovani attori, registi, autori, artisti che sono più vivi che mai e sono pronti a sradicare le vecchie convinzioni sul Teatro Italiano. Ma bisogna dar loro la possibilità. Non possiamo sempre relegarli in teatri di 20 posti costruiti in dei sottoscala, diamogli spazio. Ho visto spettacoli di giovani ragazzi talmente belli che avrebbero fatto fare un salto di qualità ai cartelloni dei teatri più blasonati d’Italia che si ostinano a riproporre sempre la stessa stagione trita e ritrita, con sempre le solite facce, sempre più vecchie, “Ma fanno cassa”. È questo quello che mi sento sempre rispondere. E poi vai a vedere il loro pubblico che è da 20 anni che non ha un ricambio generazionale. In altri teatri più coraggiosi, le stagioni teatrali non hanno nomi “blasonati” e il loro pubblico ha una media di età decisamente più bassa. E allora non puoi che pensare che non è il teatro che è morto, ma lo è chi lo organizza.

 È per questo che cerco di guardarmi in giro e di imparare da chi è migliore di me in questo lavoro. Non dico che gli attori “vecchi” non debbano più lavorare, ci mancherebbe, ma bisogna dare il giusto spazio a chi ha qualcosa di nuovo da dire. Per quale motivo dovrei invitare nella mia stagione un “faccione da cinema” a 6000 euro a fare un reading (ossia a leggere un testo che nemmeno è tuo, e a cui hai dato uno sguardo poco prima e che per me è solo un modo di truffare gli spettatori) invece di chiamare compagnie di giovani artisti che alla stessa cifra porterebbero uno spettacolo vero, lavorato, sudato, provato, che ti emoziona, che ti fa ridere, piangere, che ti resta attaccato addosso e che avrebbe un costo di gran lunga più basso. E qui mi rivolgo alle agenzie di distribuzione a cui faccio un appello: smettete di promuovere artisti bolliti a prezzi assurdi: piuttosto dedicatevi a nuove realtà! Il pubblico non è scemo. E se dei giovani ragazzi vi propongono degli spettacoli belli che voi sapete essere belli, non liquidateli dicendo “se ci metti un nome famoso te lo distribuisco”. Perché non funziona così, se loro avessero il nome famoso, gli spettacoli li piazzerebbero da soli senza il vostro aiuto. Questo sistema non funziona. Perciò per rispondere alla tua domanda su qual è il futuro del teatro italiano, ti dico che è quello che sta attorno a noi, ed è più vivo che mai. Se vi togliete i paraocchi, riuscirete a vederlo.

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