Iscriviti alla NewsLetter
Cerca

“Scancellati”: l’odissea dei treni perduti che ci rende tutti uguali

Al Basilica, con “Il Viaggio”, il sipario cala su una stazione sospesa, dove l’esilio smette di essere un luogo per farsi memoria condivisa

Il calare del sipario su Inventaria – Festa del Teatro Off 2026 ha lasciato dietro di sé un’eco, non per un verdetto di giuria, ma per un’esperienza umana che è stata vissuta dagli spettatori presenti a  Teatro Basilica la sera del 17 giugno scorso. Fuori concorso, come un dono alla platea che ha occupato le sedute del teatro, è andata in scena Il Viaggio, una produzione firmata dalla Compagnia DoveComeQuando che ha saputo trasformare un’attesa ferroviaria in una riflessione corale sulla nostra esistenza, con questa pièce che la compagnia rappresenta, con grande successo, in tutta Italia ormai da diversi anni.

Il Viaggio: Alessandra Aulicino

Sotto la guida registica di Pietro Dattola, che trae linfa dallo scritto di Paolo BignamiIl viaggio che non ho fatto  vincitore del Premio di drammaturgia DCQ 2016 – lo spettacolo ci introduce in una dimensione sospesa, dove il tempo sembra essersi incagliato. La scena è di un minimalismo spiazzante: poche sedie disposte a evocare la solitudine di una sala di attesa. Le arcate in pietra e le colonne massicce del teatro diventano esse stesse parte della narrazione, trasformandosi idealmente in quelle piccole stazioni di provincia che punteggiano la memoria del nostro Paese.

In questo non-luogo si consuma l’incontro tra due figure interpretate da Alessandra Aulicino e Flavia Germana De Lipsis. Silvia (Aulicino) è una figlia di un’Italia rurale post-conflitto, proiettata verso un “mondo nuovo” dove immagina televisioni dai colori sgargianti e una stabilità economica finalmente a portata di mano. Petra (De Lipsis), invece, è lo specchio del nostro presente: una straniera che ha già attraversato “l’altra parte” e che ora tenta di ricucire i pezzi di un’identità frammentata.

Il dialogo tra le due donne è un grande saggio di sfumature emotive. Inizialmente, scatta la scintilla del sospetto: Silvia teme per il proprio posto, riproduce quegli stereotipi che vedono nell’altro una minaccia piuttosto che un compagno di sventura. Eppure, la necessità condivisa di un treno che non arriva mai – “scancellato”, come ripete Petra con un’espressione che nella sua imperfezione linguistica racchiude il vuoto di chi aspetta da sempre – le spinge a svelarsi.

Ci sono momenti di sottile ironia, come il malinteso sulle “machineti”, le macchinette distributrici viste come bar automatizzati senza volto, dove la ricerca di un pacchetto di patatine diventa una questione di sopravvivenza o di pura distrazione dalla paura. Ma il sorriso si spegne presto quando la narrazione vira verso il gelo dei viaggi clandestini. Petra racconta della neve, dei TIR in cui il freddo congela le dita e i sogni, della speranza di diventare avvocato o architetto scontratasi con la realtà brutale del lavoro nei bar o della raccolta dei pomodori sotto il sole cocente.

Il tema della memoria emerge con forza attraverso l’uso delle fotografie: piccoli rettangoli di carta che servono a ricordare chi si è quando il mondo intorno sembra non riconoscerci più. Petra ci regala la riflessione più commovente della serata: «[…] La casa non è un posto, è un tempo ». È il tempo dell’infanzia, del gioco, un rifugio cronologico prima che il conflitto e la necessità spazzassero via ogni certezza geografica.

Il Viaggio: Flavia Germana De Lipsis

La forza dello spettacolo risiede nella sua capacità di passare dall’individuale all’universale. Quando le attrici iniziano a elencare i nomi dei migranti di ogni epoca, da Ulisse ad Abramo, passando per Vincenzo e Mohammed, la stazione si popola di fantasmi e di presenze reali. Il rito finale del tè, che ha visto alcuni spettatori essere sul palco per partecipare a un gesto di condivisione collettiva, ha suggellato un messaggio di fratellanza che ha annullato ogni distanza tra finzione e realtà. Il pubblico ha tributato alla compagnia applausi scroscianti e prolungati, visibilmente partecipe da una rappresentazione che non ha cercato facili soluzioni, ma ha preferito mostrare la bellezza ferita della condizione umana. Il Viaggio ci ricorda che, in fondo, siamo tutti in attesa su quel binario, sospesi tra il desiderio di fuggire e la necessità di sentirci finalmente a casa.

_________________________

Il Viaggio tratto da “Il viaggio che non ho fatto “ testo di Paolo Bignami, regia Pietro Dattola, con Alessandra Aulicino, Flavia Germana De Lipsis, elementi di scena Alessandro Marrone, una  produzione DoveComeQuando/Festival Inventaria, in copertina Alessandra Aulicino, Flavia Germana De Lipsis, Teatro Basilica 17 giugno 2026

Foto ©Grazia Menna

error: Contenuto protetto per copyright [Content is protected !!]