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Inventaria 2026: al Teatro Basilica seconda e ultima serata Demo

Tre spettacoli, tre visioni del mondo. Il 16 giugno, il festival romano delle nuove drammaturgie ha chiuso la sua sezione dedicata agli emergenti con una serata intensa

Martedì 16 giugno, il Teatro Basilica di Roma ha ospitato la seconda e ultima serata della Sezione Demo di Inventaria – La Festa del Teatro Off, la vetrina dedicata alle nuove proposte emergenti della scena off nazionale. Sotto la direzione artistica di Flavia G. De Lipsis, il programma ha offerto al pubblico, accorso numeroso fino a riempire quasi ogni posto disponibile, tre lavori capaci di dialogare tra loro per affinità di sguardo pur nella diversità dei linguaggi. Un teatro che non consola, ma interroga: questa la cifra comune di una serata destinata a lasciare il segno.

Tutte le famiglie felici: Pietro Desimio, Elisa Carucci, Francesco Bianchini

Ad aprire la serata è stato Tutte le famiglie felici, della Compagnia URUK – collettivo nato tra le mura della Scuola del Teatro Nazionale di Genova e composto da Francesco Bianchini, Elisa Carucci e Pietro Desimio, autore anche della regia. L’esperienza per lo spettatore è cominciata prima ancora di entrare in sala: negli spazi esterni del teatro, il protagonista si è rivolto direttamente alla folla in attesa per annunciare, con una spiazzante quotidianità, la scomparsa del padre. Un colpo a freddo che ha trasformato immediatamente il pubblico in comunità di testimoni.

All’interno, il palcoscenico appariva privo di vita: a terra, tre file di immagini a raccontare silenziosi frammenti di esistenza familiare. La cifra stilistica del gruppo era subito chiara: l’abbattimento totale della quarta parete non come scelta estetica, ma come necessità narrativa. Bianchini agiva sul palco mentre Desimio e Carucci sedevano mescolati agli spettatori, intervenendo come voci che emergevano dal buio, quasi proiezioni della coscienza del protagonista.

Al centro della pièce non c’è una storia in senso tradizionale, ma una minuziosa scomposizione dei silenzi domestici. Il figlio, ereditando i ricordi visivi del padre suicida, scopre una voragine: mancano totalmente le testimonianze del suo primo triennio di vita. Questa assenza diventa il motore di un’indagine interiore che si fa universale. Il testo di Desimio, nato da un laboratorio sull’autobiografia, riesce a trasformare i vissuti personali dei tre interpreti in un unico sentire collettivo. La memoria, come viene evocata con forza in un passaggio chiave – attraverso la metafora del «fissaggio» fotografico – non è un archivio statico, ma un processo che si trasforma ogni volta che lo rievochiamo, nutrendosi di invenzioni e sprazzi confusi. Il lutto non viene mai celebrato apertamente: resta un elemento impronunciabile, e il figlio, malgrado i suoi sforzi, finisce per replicare lo stesso comportamento omissivo di chi lo ha preceduto. Lunghi applausi hanno suggellato un lavoro capace di trasformare un segreto privato in una riflessione universale.

Il secondo spettacolo della serata ha cambiato registro senza abbassare l’intensità. Godlike [in copertina], firmato da Clara Addari ed Edoardo D’Antonio, che ne curano testo, regia e insieme a loro sul palco Francesco Providenti, con la drammaturgia affinata da Penelope Sangiorgi, è stato un’esperienza immersiva e brutale nelle pieghe più oscure della contemporaneità. La narrazione ruota attorno a tre figure, Arturo, Enrico e Luana, che pur condividendo lo stesso condominio conducono esistenze parallele e asettiche, unite non dal contatto umano ma dalla totale sottomissione ai propri dispositivi elettronici.

Sul palco, ogni protagonista abita una propria bolla senza interlocutori in carne ed ossa: uno interagisce febbrilmente con una console di gioco, un’altra cerca conferme in una diretta streaming su YouTube, il terzo affida le proprie confessioni a messaggi vocali lanciati nel vuoto dello smartphone. La scelta scenica è al tempo stesso espediente narrativo e diagnosi precisa: la realtà virtuale si configura come l’unico scudo possibile contro il terrore dell’incontro con l’altro, un rifugio dove la vulnerabilità viene mascherata o trasformata in una grottesca forma di potere.

Il titolo evoca con precisione questa condizione: Godlike è la sensazione di onnipotenza divina che il web regala ai suoi prigionieri. Arturo, Enrico e Luana sono convinti di dominare il mondo attraverso la loro visione distorta, ma sono in realtà pedine manovrate da logiche binarie invisibili. L’ispirazione, come dichiarato dagli autori, nasce da fatti di cronaca internazionale e da icone moderne capaci di generare un seguito quasi religioso, portando i propri «fedeli» a smarrire il senso del limite. Lo spettacolo è un viaggio senza ritorno verso l’estremismo: non ci sono spiragli di salvezza. La regia mescola elementi realistici e suggestioni oniriche, sorretta da proiezioni e tappeti sonori che restituiscono visivamente il caos mentale dei personaggi. L’applauso scrosciante ha riconosciuto il coraggio di uno sguardo che non teme di fissare l’abisso dell’algoritmo.

A chiudere la serata è stato In rappresentanza di Pedro, terzo e ultimo appuntamento della Sezione Demo. Pur trattandosi di uno «studio» – come tutti gli spettacoli che appartengono alla Sezione Demo – di soli venti-venticinque minuti, il lavoro ha già il sapore di una sfida intellettuale matura. Sul palco non c’è nulla, se non la presenza magnetica di due giovani interpreti – Riccardo Cacace, autore anche del testo e della regia, e Marco Gualco – e una grossa palla gialla. La scena vive di pura tensione dialettica: per gran parte della rappresentazione lo spettatore assiste a un duello di parole serrato tra due figure che sembrano amministrare una sorta di giustizia ultraterrena, con uno che incalza con ferocia nei panni dell’accusatore e l’altro che risponde cercando ogni possibile attenuante.

Entrambi formatisi alla prestigiosa accademia del Teatro Stabile di Genova, Cacace e Gualco hanno mostrato una sintonia straordinaria, muovendosi come veterani dello spazio scenico. La Compagnia Chierici-Cicolella è ormai un nome che circola con insistenza tra gli addetti ai lavori: pochi giorni prima, sempre nell’ambito di Inventaria, avevano scosso la platea con Il pedagogo dell’infame, lavoro che è valso a Gualco il titolo di miglior interprete in importanti rassegne nazionali.

La scrittura di Cacace funziona come una trappola perfetta: si parte dal basso, quasi col sorriso, discutendo di banali infrazioni quotidiane nate da piccoli screzi sui trasporti pubblici; ma è un piano inclinato, e in un baleno ci si ritrova a dibattere di drammi privati laceranti, tradimenti che portano a gesti estremi, negligenze fatali che colpiscono gli innocenti. La forza della pièce sta nel costringere chi guarda a oscillare tra il desiderio di condanna e la comprensione delle cause esterne: siamo davvero padroni delle nostre scelte o siamo il risultato di una catena di influenze familiari e sociali che ci trascina? Quando la tensione arriva al punto di rottura, Pedro appare finalmente: una gigantesca sfera arancione con uno smile sorridente. Una rivelazione spiazzante che trasforma tutto il calore della discussione in un gelido paradosso visivo. Pedro è un oggetto muto, una proiezione delle nostre morali, un nodo in una rete di relazioni che non permette di isolare una singola colpa.

In rappresentanza di Pedro: Riccardo Cacace, Marco Gualco

Tre studi, tre compagnie, tre linguaggi diversi: eppure la seconda serata Demo di Inventaria ha restituito un’immagine coerente e potente del teatro off italiano più giovane. Memoria e silenzio domestico in Tutte le famiglie felici, alienazione digitale e onnipotenza virtuale in Godlike, responsabilità individuale e condizionamento sociale in In rappresentanza di Pedro. Tre modi diversi di fare la stessa domanda: quanto siamo liberi, e quanto siamo invece prigionieri – di un’eredità, di uno schermo, di un contesto che ha già scritto per noi le risposte? Il pubblico del Teatro Basilica,  confermato, come anche la sera prima, di avere fame di un teatro che non offra consolazioni facili ma che sappia, con coraggio, alimentare il dubbio. La Sezione Demo, sotto la guida di Flavia G. De Lipsis, ha risposto con tre promesse concrete.

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Inventaria 2026: al Teatro Basilica seconda e ultima serata Demo seconda Serata Demo, Inventaria – Festa del Teatro Off 2026, in copertina Godlike: Clara Addari, Edoardo D’Antonio, Francesco Providenti, Teatro Basilica 16 giugno 2026

Foto ©Grazia Menna

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