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Bach, Telemann e quel viaggio a Parigi

Il secondo concerto della nuova edizione del Festival di Musica Antica all’Aventino dedicato al Settecento europeo.

Le domeniche musicali della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio tornano con il secondo appuntamento del Festival della Musica Antica all’Aventino. Il programma traccia un itinerario ideale da Bach e Telemann fino a Parigi, nell’incontro tra il rigore della scuola tedesca e l’eleganza della musica francese. Ad aprire la serata, la Sonata in sol maggiore BWV 1038 di Bach, seguita dalle Pièces de Clavecin en Concert n. 5 in re maggiore di Rameau.

Due brani fuori programma hanno poi allargato lo spazio a strumenti raramente ascoltati nel panorama della musica colta contemporanea: La Morangis ou la Plissay dalla terza suite per viola da gamba e clavicembalo di Forqueray, e la Fantasia n. 8 in mi minore per flauto solo di Telemann. La serata si è chiusa con un ulteriore omaggio al compositore tedesco: il Quatuor Parisien in la maggiore. A interpretare il programma, Manuel Granatiero al flauto traversiere, Giorgio Sasso al violino, Amalia Ottone alla viola da gamba e Salvatore Carchiolo al clavicembalo.

Il vertice della serata è stato il quartetto di Telemann che ha chiuso il concerto: organico coeso, parti bilanciate, ensemble che ha trovato il proprio equilibrio ideale nella parte finale. Non sono mancate alcune asperità: il clavicembalo ha preso il sopravvento negli altri brani, in particolare durante l’esecuzione di Bach, penalizzando soprattutto il flauto. Ma è proprio nell’arco della serata che il quartetto ha trovato la sua misura migliore. Resta, in ogni caso, positivamente sorprendente ascoltare un organico capace di valorizzare timbri così peculiari, ancora troppo assenti dai programmi stagionali.

A questo proposito, un plauso particolare va alle esecuzioni fuori programma, che hanno dato risalto al suono del clavicembalo e della viola, e del flauto traversiere in seguito. Grande merito di questo va agli interpreti: nell’assolo della Fantasia di Telemann, Manuel Granatiero ha preso possesso della sala, destando grande meraviglia: il timbro vellutato e aereo del traverso ha riempito la basilica senza uno sforzo apparente, e il pubblico, calato in un religioso silenzio, si è lasciato trascinare dentro il brano nota dopo nota. Il brano di Forqueray per viola da gamba e clavicembalo ha offerto uno dei momenti più preziosi: non è frequente, nei programmi della musica colta italiana, incontrare una viola da gamba: uno strumento dalla presenza limitata nelle stagioni concertistiche, eppure capace di grande ricchezza timbrica, e attraverso questa esecuzione Amalia Ottone è riuscita a esprimersi e far esprimere il suo strumento al meglio, alternando una sfumatura dolce e raccolta in alcuni passaggi, e quasi graffiante in altri. Momenti come questo ricordano il grande valore di festival come quello dell’Aventino: spazi in cui gli strumenti tornano a parlare al pubblico con la loro straordinaria voce, a volte dimenticata. 

A seguire all’ultimo pezzo in programma, l’ensemble ha salutato gli ascoltatori eseguendo un’aria da Le Nations di Couperin, prolungando di poco quel soggiorno a Parigi di Bach e Telemann che il direttore Giorgio Sasso ha immaginato come filo rosso del programma. Parigi, dunque, fino all’ultima nota: un congedo elegante e coerente, che ha tenuto fede allo spirito della serata senza cedere alla tentazione di chiudere in modo spettacolare. Una chiusura misurata, che ha sancito la coesione raggiunta dall’ensemble nel corso del concerto.

Ma non finisce qui: il Festival di Musica Antica dell’Aventino tornerà questa domenica 21 giugno, alle 19:30, con un assolo di Luca Peverini, primo violoncello del Teatro dell’Opera di Roma, che eseguirà due suites dalle sei che Bach compose nel primo Settecento, alternate a due composizioni di Domenico Galli. Un programma che promette di mantenere lo stesso livello di questa seconda serata, e che conferma come il Festival della Musica Antica all’Aventino stia costruendo edizione dopo edizione un’identità precisa: quella di uno spazio in cui la storia della musica colta vive, e viene restituita al pubblico con grande cura. 

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Bach e Telemann a Parigi – Johann Sebastian Bach, Sonata in sol maggiore BWV 1038 – Jean-Philippe Rameau, da Pièces de Clavecin en Concert n. 5 in re maggiore – Georg Philipp Telemann, Quatuor Parisien in la maggiore – Interpreti: Manuel Granatiero, flauto traverso; Giorgio Sasso, violino; Amalia Ottone, viola da gamba; Salvatore Carchiolo, clavicembalo – Direzione artistica: Giorgio Sasso – Festival di Musica Antica all’Aventino 2026 – Produzione: Progetto Sonora Impresa Sociale – In collaborazione con Associazione Insieme Strumentale di Roma e ACMT – Associazione Culturale Marco Taschler – Con il contributo del Ministero della Cultura – Domenica 14 giugno,  Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino, Piazza Sant’Alessio, Roma

Foto: ©Marcello Del Prato

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