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Zerocalcare

Zerocalcare: il disagio dietro al fenomeno del momento

Tra il successo planetario, le polemiche e il bisogno di tornare nell’ombra, il fumettista romano chiude un cerchio.

Zerocalcare l’ha detto ormai più volte. Con Due spicci considera terminata una trilogia che ha completato l’arco di narrazione ed evoluzione psicologica dei suoi protagonisti. Questo vuol dire che non vedremo più una sua opera sulla piattaforma streaming più popolare di sempre? Non è detto. Anche se il fumettista ha annunciato più volte di trovarsi a disagio con questo tipo di esposizione sociale e di aver bisogno di una pausa per tornare alla sua vita. Tra polemiche, aspettative, messaggi e successo ripercorriamo insieme il fenomeno Zerocalcare.

Zerocalcare

Negli ultimi mesi, Zerocalcare (all’anagrafe Michele Rech) è ovunque. Ma essere ovunque, per qualcuno abituato a disegnare armadilli e insicurezze metropolitane, è un paradosso doloroso. Tra il successo planetario delle serie Strappare lungo i bordi, Questo mondo non mi renderà cattivo e l’ultimo Due spicci (con una première memorabile), il fumettista romano ha acceso un faro non solo sulle sue storie, ma su un sistema culturale che fa fatica a reggere l’urto della sua stessa etica.

Attorno a Zero si è creata una pressione mediatica sproporzionata. Ogni suo fotogramma viene analizzato come un testamento politico. Ogni sua battuta sulla precarietà viene trasformata in un manifesto. Il rischio, ormai conclamato, è che Zerocalcare non venga più percepito come un autore, ma come un parafulmine delle contraddizioni nazionali.

La sua posizione si è “aggravata” dopo l’incredibile première di Due Spicci. Un’immagine destinata a restare nell’immaginario culturale del paese. Per la prima volta, in Italia, un autore di fumetti ha occupato uno spazio iconico della capitale. Uno spazio che solitamente appartiene alla musica popolare. Concertoni, capodanno, eventi culturali, sportivi, di beneficienza, tutto ciò che è destinato a raggruppare una folla ingente. Esattamente quanto è riuscita a ospitare anche questa anteprima. Non è stato un evento di nicchia, dove era necessario un accredito impossibile da ottenere. Non è stata una fiera di settore, con stand di carte o tavoli da firmacopie. Al contrario, è stata una celebrazione collettiva della parola disegnata che, senza fare rumore, ha ribaltato le gerarchie artistiche del paese.

Con Due spicci, l’autore chiude un cerchio narrativo iniziato anni prima. I lavori precedenti esploravano l’amicizia, la memoria, il senso di colpa. La presa di coscienza di un tempo che passa e di una vita che non riesce a stargli dietro. La rabbia, la delusione, l’ansia. Questo nuovo e ultimo capitolo affronta, più di tutto il già citato, la presa di consapevolezza, personale e di una realtà che non fa sconti. È la serie della maturità, intesa non come noia o rassegnazione, ma come capacità di guardare in faccia le conseguenze delle proprie scelte.

La generazione di Zerocalcare, quella dei trenta e quarantenni cresciuti tra precariato, speranze e disillusione, si specchia in questi episodi come in uno specchio tutt’altro che gentile. Non c’è ottimismo, ma coraggio di riconoscere la propria fragilità. E così Zero compie perfettamente la cosa che gli riesce meglio: parlare di sé per parlare a tutti, di tutti.

Quante lacrime durante un monologo dell’armadillo? Quante risate liberatorie? Zerocalcare ha costruito montagne russe emotive perfette: la risata che si strozza in gola, la battuta che apre una voragine di malinconia.

Zerocalcare ha normalizzato l’idea che l’animazione non sia un genere destinato ai bambini, ma un mezzo espressivo efficace per parlare anche agli adulti, di storie di vita complesse, di ferite e disillusione. Un po’ come è riuscito a fare Hayao Miyazaki, seppur con un tipo di animazione molto diversa. Ancor di più, Zerocalcare è riuscito in un impatto rivoluzionario del fumetto nell’industria editoriale.

Se Zerocalcare è diventato il fenomeno del momento, amato da tutti, attaccato solo da chi voleva riscuotere i famosi quindici minuti di popolarità, vuol dire che qualcosa di extra ordinario l’ha fatto. Ha trasformato l’ansia in arte, il disagio in narrazione collettiva, la solitudine in un abbraccio generazionale. Due spicci non è solo l’addio a un ciclo narrativo. È la conferma che il suo punto di vista è diventato irrinunciabile. Che lo si veda o meno su uno schermo, la sua voce continuerà a farsi sentire, perché il punto non è dove si racconta, ma come. E Zerocalcare sa raccontare molto bene. 

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