Iscriviti alla NewsLetter
Cerca

“Don’t Let the Sun”, il futuro dell’incomunicabilità raccontato da Jacqueline Zünd

Distopia tra fragilità umane nel postapocalittico.

Il Locarno Film Festival anche in quest’ultima edizione, la 78esima, è rimasto fedele alla propria linea artistica, da sempre impegnata nel promuovere e nel valorizzare opere dalla spiccata autorialità e ricerca sperimentale. Proprio in questi tempi, in cui il cinema sembra andare in una direzione opposta, il festival di Locarno riesce a conservare la propria identità, noncurante delle logiche di mercato che regolano un cinema sempre più industriale e meno artistico.

 Maria Pia Pepe

Tra le fila di queste opere prime ha destato particolare interesse il film della regista svizzera Jacqueline Zund Don’t Let the Sun, presentato in concorso nella categoria Cineasti del presente e premiato con il Pardo d’oro per la miglior interpretazione all’attore protagonista Levan Gelbakhiani (premio condiviso con Aurora quattrocchi, la brillante protagonista di Gioia Mia della regista Margherita Spampinato, vincitore del David di Donatello per il miglior film d’esordio).

In un futuro prossimo e indefinito il cambiamento climatico ha causato un tale surriscaldamento globale da non permettere più agli uomini di vivere alla luce del giorno. La città può svegliarsi e riprendere vita solo al calare del sole, di notte. Le conseguenze del terribile cataclisma sulle esistenze umane sono nefaste: le persone si isolano nelle loro abitazioni afflitte da una tragica aridità relazionale. Per consolarsi, molte di queste si rivolgono ad un’agenzia specializzata nel fornire “relazioni su richiesta”: un servizio che offre sostituti affettivi a pagamento per colmare e confortare la loro solitudine. Il protagonista è Jonah, un impiegato dell’agenzia che fa del lavoro la sua vita. Jonah è come un attore calatosi nella vita reale, cambia identità su richiesta del cliente di turno, crea rapporti e legami simulati sulla base di una finzione dichiarata e consenziente. Lo osserviamo passare di casa in casa recitando ogni volta un ruolo diverso: figlio, amante e amico. Quando viene ingaggiato per interpretare il padre di Nika, una bambina sensibile ma introversa e diffidente, le tante identità dietro cui si proteggeva iniziano a sbiadire, costringendolo a guardarsi finalmente dentro, a fare i conti con il suo vero io e le sue reali emozioni. 

Don’t let the sun racconta di un mondo distopico che appare drammaticamente contemporaneo ai nostri occhi, dai catastrofici effetti climatici causati dalla brutale indifferenza umana nei confronti della natura, all’isolamento di massa in quanto manifestazione dell’incomunicabilità socioaffettiva (sembra inequivocabile il rimando al periodo del Covid19). Il film possiede tutti i prismi del genere distopico ben articolato, inducendo lo spettatore a cogliere i segnali di un presente orientato verso quel tipo di futuro. I campi lunghissimi con cui la regista ci presenta la città immobile e desolata, prostrata e avvizzita da un sole insensibile ed impietoso, evocano sin dalle prime immagini una condizione di totale straniamento. (il film è stato girato in Brasile e alcune scene tra Genova e Milano) Il silenzio irreale che pervade i luoghi percorsi dai protagonisti contribuisce a rendere l’atmosfera ancora più torpida e inerte. Quello tra Jonah e Nika è un rapporto fatto di sguardi, di sorrisi e di gesti, mentre i dialoghi sono ridotti all’osso: la macchina da presa si avvicina ai loro volti, indugia sulle loro reazioni, anche impercettibili, come se volesse scavare nei loro pensieri.  Il legame tra i due protagonisti viene così indagato in modo antiretorico e delicato, anche se in più momenti del film, specie nella parte centrale, si affievolisce perdendo di ritmo e di intensità, forse anche dovuto all’ostinata scelta di limitare l’aspetto dialogico a poche battute striminzite, in certi casi a discapito della narrazione. 

Agnese Caisse

La prova attoriale, tutta in sottrazione, di Levan Gelbakhiani colpisce per la sobria e cupa intensità con cui ha plasmato il suo personaggio. Sorprende anche l’interpretazione della giovanissima attrice italiana Maria Pia Pepe, nei panni di Nika.

_______________

Don’t let the sun – di Jacqueline Zünd – Sceneggiatura Jacqueline Zünd & Arne Kohlweyer – Con: Levan Gelbakhiani, Agnese Claisse, Karidja Touré – Scenografia: Nicole Hoesli – Costum: i Sophie Reble -Musiche: Marcel Vaid – Montaggio: Gion-Reto Killias – Direttore della Fotografia: Nikolai von Graevenitz – Prodotto: Produttori Louis Mataré, David Fonjallaz, Davide Pagano, Andrea Randazzo, Gianfilippo Pedote – Una produzione: Lomotion (Svizzera) – Uscita nei cinema 21 maggio 2026

error: Contenuto protetto per copyright [Content is protected !!]