Presentato al Cinema Aquila il docu-film dedicato al grande fotografo riminese: un viaggio nella sua sensibilità estrema, tra immagini, memoria e malinconia.
Il docu-film Il granchio nudo – La storia di Marco Pesaresi, ideato e prodotto da Riccardo Caccia e Michela Fragomeni, è stato presentato il 21 maggio 2026 al Cinema Aquila. In sala erano presenti anche le giovani registe Marta E. Antonioli ed Elena Padovan, insieme a Marco Sconocchia, fotografo e fondatore di Daylight School, e ai fotografi Stefano Mirabella e Angelo Raffaele Turetta.
Un granchio colto nell’istante della muta, mentre si libera del proprio carapace, è un granchio nudo. È raro incontrarlo: accade soltanto due volte l’anno e per un tempo brevissimo, durante il quale l’animale si nasconde, fragile ed esposto. Un’immagine potente, quasi una fotografia tradotta in parole, che sembra raccontare perfettamente Marco Pesaresi, il fotografo riminese scomparso prematuramente nel 2001, a soli 37 anni.
Il film, arricchito da immagini di repertorio in Super 8 che immergono lo spettatore nelle atmosfere degli anni Ottanta, ripercorre la vicenda personale e artistica di uno dei fotografi più profondi del panorama italiano contemporaneo. Attraverso i racconti di amici, colleghi e familiari, insieme alle immagini dei suoi scatti più celebri, il documentario restituisce un ritratto intenso e commovente di un uomo dalle molteplici sfaccettature, a tratti enigmatico.
Di Marco Pesaresi emerge una personalità complessa: capace di essere ironico e trascinante con gli amici e in mezzo alla gente, ma profondamente crepuscolare nella dimensione domestica e familiare. Non sempre facile da comprendere per chi gli stava accanto, Pesaresi rivela nel film tutta la sua sensibilità estrema, quella tensione interiore spesso propria degli artisti più autentici, dove il genio convive con un profondo male di vivere.
Artisticamente capace di catturare l’essenza degli ultimi e la malinconia del quotidiano, Pesaresi realizza nella sua breve carriera due grandi progetti fotografici: Underground. Un viaggio metropolitano, un vasto reportage che ritrae la colorata umanità che abita le metropolinane del mondo, e Rimini un doppio reportage altrettanto grande che raccoglie sia gli scatti della Rimini delle discoteche e degli eccessi, sia una Rimini in bianco e nero struggente e nostalgica. Questi progetti hanno reso noto Pesaresi nell’ambiente della fotografia italiana e non solo.
In un crescendo di testimonianze toccanti, il film raggiunge il suo momento più intenso nella parte finale, quando a raccontare Marco sono le sorelle e la madre. Attraverso i loro ricordi emerge l’infanzia di Marco Pesaresi, segnata anche dalla forte gelosia provata alla nascita della prima sorella.
A colpire è soprattutto la straordinaria forza della madre, capace di non lasciarsi sopraffare dal dolore di una perdita così atroce. Con lucidità e amore ha saputo comprendere il profondo malessere del figlio, restituendolo infine a quel mare che lui aveva tanto amato.
Un gesto che sembra dare corpo alle parole ricordate da un suo amico: Pesaresi diceva spesso che avrebbe dovuto andarsene prima di sua madre, perché lei avrebbe trovato la forza di sopportare quel dolore, mentre lui non avrebbe mai retto la perdita della propria mamma.
Essere “come un granchio senza carapace” ha forse dato a Marco Pesaresi quello sguardo che il film descrive fin dalle prime battute: malinconico e penetrante, disturbante e dolce, tormentato ma profondamente empatico. Uno sguardo sempre alla ricerca della poesia, volutamente fuori asse e fuori fuoco, capace di trasformare la fragilità in visione.
È stata proprio questa sensibilità estrema a renderlo un grande fotografo, ma anche a caricarsi di un peso interiore difficile da sostenere, fino a sprofondare simbolicamente nel mare della sua Rimini.
Da segnalare un secondo appuntamento dedicato a Marco Pesaresi venerdì 29 maggio 2026 alle 19.00 presso Daylight School (Via Macerata, Pigneto-Roma) una mostra fotografica collettiva che ripropone l’immaginario e le atmosfere iconiche delle metropolitane raccontate nel celebre libro “Underground” di Pesaresi, reinterpretate attraverso gli occhi di quindici straordinari fotografi. In mostra le opere di: Alex Liverani, Aldo Feroce, Lorenzo Castore, Federico Arcangeli, Efi Longinou, Christian Reister, Forrest Walker, Giulia Pissagroia, Martino Chiti, Giuseppe Cardoni, Diego Bardone, Tatsuo Suzuki, Michele Corleone, Fabio Renzi, Marco Sconocchia e Josh Endgoose.





