Intervista a Maximilian Nisi sull’audiolibro “Cantata per la festa dei bambini morti di mafia” di Luciano Violante
Il 23 maggio esce l’audiolibro Cantata per la festa dei bambini morti di mafia di Luciano Violante con le voci di Viola Graziosi e Maximilian Nisi, le musiche di Stefano De Meo, le canzoni di Marco Fasano e Michele Signore. In esclusiva su Audible.it.

1. Da chi prende le mosse la lodevole idea di occuparsi dei bambini morti di mafia e quali sono?
L’idea originale nasce dal magistrato Luciano Violante, ex Presidente della Camera dei Deputati e figura chiave nella lotta alla mafia, che scrisse questo testo nel 1994. I bambini a cui l’opera è dedicata sono le piccole vittime della criminalità organizzata che “nessuno ha più visto tornare a casa”: bambini con nomi siciliani, calabresi e napoletani, spesso dimenticati o ridotti a semplici date e silenzi.
Dedicare un pensiero ai bambini vittime delle mafie significa, prima di tutto, restituire loro quel diritto al futuro che è stato brutalmente spezzato. Non sono solo nomi su una lapide o capitoli di cronaca nera; sono sogni interrotti, corse fermate a metà, sorrisi che avrebbero dovuto e potuto illuminare il mondo.
2. Perché una cantata e in che termini è stata realizzata?
Viene definita “Cantata” perché concepita come una festa – quella che quei bambini avrebbero meritato e non hanno mai avuto. È stata realizzata come un’opera sonora (audiolibro/audio-dramma) che unisce la tradizione del “cunto” mediterraneo e del grande teatro di scena a una struttura musicale complessa, dove la narrazione poetica si intreccia con composizioni originali e canzoni.
3. Il progetto è formato da una squadra fortissima: ce la descrivi?
Viola Graziosi, splendida interprete, ed io. Lo stesso Luciano Violante interviene nel cuore dell’opera; Luca Biagini (voce autorevole di cinema e teatro) legge l’introduzione. Musiche originali di Stefano De Meo che ha curato ben 14 composizioni, mentre Marco Fasano e Michele Signore hanno firmato, musicato ed interpretato due canzoni inedite. Il poeta Roberto Malini ha scritto l’introduzione. Dario Picciau è direttore di produzione per la casa editrice LibriVivi, in collaborazione con il Teatro della Città di Catania.
Abbiamo lavorato in grande armonia. L’armonia in un progetto è come un’orchestra: ogni strumento è unico, ma è lo spartito comune — in questo caso la giustizia e il ricordo — a trasformare le singole note in un’opera che, spero, resterà nel tempo.
4. Quali le forze istituzionali a sostegno del tutto?
Oltre al prestigio istituzionale dello stesso Violante, il progetto ha visto il coinvolgimento fondamentale del mondo della scuola, in particolare della dirigente Roberta Leporati dell’Istituto Chiarelli di Martina Franca (dove nel 2025 ha avuto luogo un reading per 600 studenti. Inoltre, l’opera ha una forte valenza sociale poiché i proventi saranno interamente devoluti a Libera, l’associazione fondata da Don Ciotti, e il lavoro di Roberto Malini (autore dell’introduzione) è sostenuto dal Consiglio d’Europa e dall’UNICEF.

5. Che tipo di diffusione pensate di dedicare al progetto… tempi… luoghi, declinazioni?
L’uscita ufficiale è il 23 maggio, Giornata della memoria delle vittime di mafia e anniversario della strage di Capaci. In esclusiva digitale su Audible.it. Il testo integrale è inoltre disponibile in libreria edito da Bollati Boringhieri. Il piano distributivo di LibriVivi prevede la diffusione gratuita a scuole, associazioni, istituzioni pubbliche e luoghi della memoria civile, sottolineando la natura etica e didattica dell’operazione.
La finalità primaria è umanizzare la memoria. In un mondo che consuma tragedie come dati statistici, l’opera restituisce ai bambini morti di mafia la loro identità di “persone”. Non si parla più di “vittime” in senso astratto, ma di bambini che giocano in un giardino ideale, trasformando il dovere del ricordo in un legame emotivo profondo. In un’epoca dominata da immagini “pre-confezionate” e schermi che saturano lo sguardo, l’ audiolibro compie un’operazione inversa: obbliga la mente a creare e ho sempre pensato che l’immaginazione sia lo spazio della libertà.





