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La Fame che tutto deturpa, tutto avvolge

La compagnia Les Moustaches mette in scena una fiaba nera sulla distruttività della bramosia umana e l’importanza di preservare la bellezza della natura e della poesia.

Al Teatro Basilica ha debuttato dal 10 al 12 aprile La Fame – La parabola dell’uomo che fece tutto per amore, uno spettacolo dalla drammaturgia diAlberto Fumagalli, che ne è anche interprete insieme a Chiara Liotta, e con la regia di Ludovica D’Auria. Una fiaba nera sulla voracità umana che tutto desidera e tutto ingurgita, sprezzante della bellezza divorata e fatta a brandelli, generatrice di una nuova desolazione nichilista annientante l’amore e l’incanto a favore della bulimia esistenziale di un ego avido che soccombe alla propria voragine di oscurità di fronte al candore di una luce sublime di ascendenza divina.

Sagrestano e Virtuosa sono una coppia grezza che abita la volgarità e lo squallore, l’insensibilità e la concretezza. Oppressi da qualche tempo dalla fame, vivono una condizione di disagio e rabbia, in particolare Virtuosa che, a dispetto del proprio nome, vive in un regime di rozzezza e blasfemia. La fame è però in realtà insaziabilità e Virtuosa sfrutta la scusa di un nascituro per manovrare Sagrestano al meglio.

Intanto quest’ultimo scopre la dolcezza della Luna, il visibilio dell’estasi spirituale, il sussurro di un’esperienza mistica profonda. Così i due si ritrovano vicini e distanti, lei perennemente insoddisfatta, lui ammaliato dalla speranza di una salvezza finale. Un’odissea biblica quella di Sagrestano che rimanda ai grandi miti sia classici che delle religioni monoteiste per l’appunto.

Domina lo spettacolo una poetica del grottesco e del surreale che attinge a un linguaggio per lo più scurrile e a una visceralità caratteristica di personaggi mossi da bisogni e impulsi essenziali, primari, salvo lo slancio lirico che andrà a toccare Sagrestano. Un mondo e un registro violenti che annaspano nel declino, immagini e linguaggi crudi e realistici seppure in una dimensionalità onirica e barocca.

Forti analogie si riscontrano con lo stile e le tematiche di Giambattista Basile e del suo Lo cunto de li cunti e di conseguenza si presentano similitudini anche con il film di Garrone Il racconto dei racconti. La centralità della materia e della corporeità, l’abbondanza di una dimensione allegorica, la critica implicita alla società e al modo di vivere dell’essere umano insieme a un gusto del macabro e del mostruoso, del grottesco e dell’aberrante definisce La Fame e orchestra una parabola suggestiva e tagliente sulla bramosia umana.

Domina visivamente il rosso intenso delle vesti di Virtuosa che si impone emergendo in un accostamento ammaliante con il freddo verde dei tendaggi raccolti di un sipario nel sipario. Contrasta il bianco del costume di Sacrestano, che spezza l’oscurità visiva e irradia un candore difforme. Costumi e scene si amalgamano e fondono in una costante metamorfosi visiva che deforma lo spazio, amplifica la sua espressività e manipola la materia scenica.


Chiara Liotta controlla e doma il flusso di parole con una vocalità seducente e altrettanto repellente, si impone con noncuranza provocando e attingendo a un linguaggio osceno e licenzioso, scardinando parole e assumendo posizioni innaturali e terrificanti, contratte e sfiguranti, esplorando tensioni e limiti. Matriarca viziosa, la sua Virtuosa sperimenta l’orrore di un vuoto che consuma e divora sé stesso e il mondo. Alberto Fumagalli ha il difficile ma riuscito compito di inserirsi pienamente in questa estetica del grottesco ma lasciarsi andare allo slancio di un’evasione verso una purezza rischiarante.

La Fame – La parabola dell’uomo che fece tutto per amore è uno spettacolo disturbante quanto affascinante che attinge linfa vitale dalla mitologia per restituire una rilettura moderna e matura del mondo e del destino di un’umanità che razzia e distrugge costruendo le fondamenta del proprio annientamento. Un invito a cambiare rotta verso un rispetto e una cura che tutelino la natura e la bellezza.

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La Fame – La parabola dell’uomo che fece tutto per amore – Drammaturgia di Alberto Fumagalli – Regia: Ludovica D’Auria – Con: Chiara Liotta e Alberto Fumagalli – Teatro Basilica dal 10 al 12 aprile 2026

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